Interventi: La mia posizione personale sull’FPV

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 Daniele Colciago di Torino ci manda le sue riflessioni sul volo in prima persona, e noi le pubblichiamo volentieri, pur non approvando in toto: per esempio, non ci risulta che l’FPV abbia comportato un aumento degli incidenti. 

Da quando droni e quadricotteri hanno sposato la tecnologia fpv e gps, molti ne hanno giustamente visto un’applicazione professionale, altri semplicemente un hobby o una forma di gioco scientifico. Ed è subito tempesta. Le nuove tecnologie hanno permesso la massima accessibilità a tali prodotti e, come dall’inizio dei tempi, le masse sono composte da persone accorte ed intelligenti e da persone diversamente intelligenti. Aumentando le persone in gioco, aumentano gli incidenti fino a far svegliare il can che dorme: la cavillosa e complessa macchina della giustizia. Ma legislatori e modellisti dei tempi moderni, trovando la pappa pronta non ricordano che alle nostre spalle vi sono ere dell’aeromodellismo pionieristico.

Questa meravigliosa disciplina non nasce nel 2014 con i kit rtf, ma nasce da epoche in cui ci si improvvisava costruttori e piloti. Il sogno di voler fare delle riprese dall’alto, non è cosa degli ultimi anni. Anni fa, era uscito un articolo di Modellistica che parlava di un tale che aveva montato una reflex a pellicola su un elicottero radiocomandato, in un periodo che i giroscopi erano dispositivi da fantascienza e le reflex pesavano ben più di una macchina fotografica digitale dei nostri giorni. Vi erano anche i missili con cariche piriche con tanto di centralina e trespolo di lancio. Tra i vari modelli ne veniva proposto uno con una macchinetta fotografica che utilizzava caricatori di pellicola formato 110 e che attivava l’otturatore con la carica di apertura del paracadute. Parallelamente, ancor oggi, vi anche chi pratica la KAP (Kite Aerial Photography), ovvero la fotografia da aquilone. Persone che ancorano al cielo pesanti attrezzature fotografiche, corredate di teste orientabili e invio a terra del segnale video, affidando detto ancoraggio al fatto che il vento non cali improvvisamente. Tutte discipline tanto affascinanti quanto poco affidabili, ed è qui che si forma lo spartiacque tra le persone accorte ed intelligenti e i diversamente furbi. Sia che si tratti di un drone, un quadricottero, un aquilone, un elicottero radiocomandato o un razzetto, vige sempre l’unica legge sensatamente applicabile: quella di gravità. Al fine di creare l’ennesimo loop legislativo di leggi ed inganni (fatta la legge , trovato l’inganno), sarebbe sufficiente selezionare le persone che si interessano a tali discipline con un semplice corso con esame finale e l’obbligo di una semplice assicurazione. Sottolineo la parola “semplice”, perché per pilotare un drone fpv non dovrebbe essere necessario il brevetto da pilota commerciale, visto che i disastri aerei si manifestano malgrado le abilitazioni ottenute dai piloti; per utilizzare un razzetto che fa le foto aeree non dovrebbe essere necessario aver superato le selezioni per astronauti dell’ESA o della NASA, visto che i disastri aerospaziali si manifestano malgrado le abilitazioni ottenute dagli astronauti (quanti incidenti a capodanno grazie a razzetti e petardi);  per utilizzare un aquilone per praticare la KAP non dovrebbe essere necessario essere in possesso del brevetto da paracadutista o da parapendista, visto che incidenti con paracaduti, parapendii e deltaplani accadono malgrado i brevetti rilasciati ai praticanti di queste discipline. Viene spontaneo aggiungere un’ulteriore domanda: “Cosa vogliamo dire dei nuovi aeromodelli a reazione?” visto che le nuove tecnologie hanno reso accessibili anche queste nuove V2 altamente tecnologiche? Alla luce di tutto ciò, sarebbe bello sapere che a tutte le persone che vogliono avvicinarsi alle discipline relative alla fotografia aerea, venga richiesto un semplice corso, un semplice esame di abilitazione, una semplice assicurazione, senza inventarci nuove leggi che tanto sappiamo essere solo un nuovo modo per tassare quelle ormai poche persone intelligenti che amano dedicarsi ad attività sane, culturalmente e scientificamente interessanti. Anche perché, avanti di questo passo, si arriverà al giorno in cui per praticare l’fpv, basterà scaricarsi un modulo, fare il versamento alle poste e, come per magia, l’abilitazione sarà attiva. Quando cominceranno ad esserci troppe barche fpv, le problematiche si ripresenteranno e altrettante saranno le soluzioni. A conclusione, va bene la formazione, ma se di base non vi è un cervello perfettamente funzionante, non c’è normativa, direttiva, legge o tassa pecuniaria che eliminerà i pericoli dai nostri cieli, e la repressione rimane comunque una limitazione della libertà.

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