Così i Droni atterrano su piani ripidi fino a 60 gradi [VIDEO]

Autonomia di volo, evitamento ostacoli, capacità di rimbalzare tra le pareti strette di un passaggio in una grotta grazie a una struttura a gabbia per evitare le collisioni, e tanti altri ancora. Siamo costantemente alla ricerca di nuovi (e a volte davvero geniali) sistemi per sfruttare al meglio le incredibili capacità dei droni che forse a volte finiamo per perderci le incredibili migliorie che il lavoro di ingegneri e scienziati apportano ad operazioni che invece siamo abituati a dare per scontate, come ad esempio l’atterraggio.

Eppure la fase di landing è tutt’altro che banale, e offre ampi margini di miglioramento. Ad esempio quante volte, arrivando sul punto di atterraggio a velocità troppo sostenuta, il drone rimbalza sul pad e finisce fuori bersaglio? E poi c’è il problema di avere sempre a disposizione uno spazio di dimensioni adeguate (a questo proposito vi suggeriamo di leggere l’articolo sugli “artigli” meccanici che permettono al drone di aggrapparsi e appollaiarsi ad esempio al ramo di un albero) ma anche quello di aver bisogno di una superficie che sia il più piatta possibile.

Proprio su questo aspetto verte lo studio di un gruppo di ricercatori canadesi, che ha studiato un sistema per far sì che il drone riesca ad atterrare su superfici in pendenza che arrivano addirittura fino a 60 gradi di inclinazione, a una velocità fino a 2,75 metri al secondo.

Lo studio, pubblicato su IEEE Spectrum, spiega bene come il segreto di questa innovazione consista nell’utilizzare la combinazione di due tecnologie: ammortizzatori ad attrito e spinta inversa. In questo modo, durante i test del team di ricerca, i droni sono riusciti ad atterrare in sicurezza anche sui classici tetti (molto) spioventi di alcune case di campagna.

“Ad alte velocità di impatto e su superfici inclinate, i multirotori più diffusi tendono a rimbalzare, ribaltarsi o persino rompersi al momento dell’impatto, per via del loro rigido carrello di atterraggio”, spiega John Bass, studente PhD presso il Createk design lab dell’Université de Sherbrooke, in Québec, che ha partecipato allo studio. Invece, gli ammortizzatori ad attrito integrati sul carrello di atterraggio rallentano la dinamica dell’uav quanto basta per sfruttare la spinta inversa, favorendo allo stesso tempo un contatto continuo tra il suolo e i piedini di appoggio, che così non rimbalzano in modo indefinito lungo il pendio.

In generale, la capacità di atterrare sui tetti inclinati fino a 60 gradi sarebbe molto utile innanzitutto in caso di atterraggi di emergenza, ma anche per operazioni di ricarica e sorveglianza (anche combinate). Un vantaggio che però riguarderebbe solo i droni al di sotto di certe dimensioni e peso, perché, alle stesse velocità di atterraggio, droni più grandi e pesanti potrebbero infatti causare danni al tetto.

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