Alluvione nelle Marche, continuano le ricerche anche con i droni dei volontari

Sono passati oramai più di 20 giorni dal 15 settembre, data che rimarrà impressa nella mente degli abitanti delle Marche, colpiti da una terribile alluvione che ha lasciato sul terreno una scia di morti, danni e tuttora persone disperse.

” Le ricerche stanno andando avanti incessantemente, i nostri volontari saranno presenti anche i prossimi giorni per dare un contributo ed un aiuto ai VVFF che le stanno gestendo.” – ci racconta Fausto Capalbo presidente del Nucleo Operativo Aereo ODV. Un gruppo di volontari che sta attivamente collaborando nelle operazioni emergenziali con l’uso di UAS meglio conosciuti come droni

Recanati 5 ottobre – Ad oggi  risulta ancora dispersa una donna della quale non si hanno più notizie da quella sera del 15 settembre, di lei è stata trovata l’auto accartocciata e una borsa. Pochi giorni fa si cercava ancora un bambino che però è stato trovato morto in un campo a diversi Km dal luogo in cui è stato travolto dall’ondata di acqua e fango che ha devastato le Marche.
Nelle ricerche dei dispersi l’impiego dei droni si è rivelato di estrema utilità.
Oltre al Nucleo SAPR dei VVFF (Vigili del Fuoco) e del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) anche l’ organizzazione di volontariato Nucleo Operativo Aereo Odv (NOA odv), organizzazione di protezione civile della regione Marche, ha messo a disposizione delle ricerche i propri volontari piloti di UAS coordinati dai VVFF che gestivano l’ emergenza.

L’area in questione è molto vasta, parliamo di chilometri e chilometri in cui l’acqua ha invaso campi, strade e case portando via con se qualsiasi cosa che trovasse lungo il suo cammino, alberi, auto, pietre.
Le ricerche quindi si sono concentrate lungo i fiumi Nevola e Misa. Molte aree ricoperte di fango e detriti hanno reso le operazioni di ricerca a terra molto complesse, centinaia di uomini in campo a setacciare ogni metro alla ricerca di un corpo o di un elemento che potesse risalire ai dispersi, per questo motivo l’ occhio di un drone dall’alto ha dato una grossa mano nelle ricerche.

I droni o UAS usati per ricercare le persone scomparse dopo l’alluvione delle Marche

Nelle giornate scorse Nucleo Operativo Aereo odv, ha partecipato alle ricerche diverse volte, in particolare nella giornata del 2 ottobre un team di due volontari piloti di UAS con un solo drone , un Dji Phantom 4 Advanced, ha scandagliato un’ area di ben 26 ettari lungo il fiume Nevola , programmando 4 voli della durata totale di 45 minuti, ed ha prodotto 608 scatti ad alta risoluzione.
I due volontari sono rientrati presso l’ UCL dei VVFF (Unità di Comando Locale) e hanno setacciato al PC tutti gli scatti alla ricerca di qualche elemento da approfondire.

immagine di drone usato ricerche alluvione marche

Le foto sono tutte georeferenziate e nel caso in cui i volontari avessero avvistato qualcosa da approfondire comunicando le coordinate ai VVFF si sarebbe attivata una squadra di terra per la verifica in loco.
Le aree in cui vengono effettuati i voli vengono scelte dal personale del TAS (servizio di Topografia applicata a soccorso) dei VVFF che costantemente coordina le ricerche, esse vengono disegnate, esportate e consegnate alle squadre su appositi terminali GPS, i quali registrano e salvano gli spostamenti degli addetti alla ricerca.

Queste aree possono essere anche importate nei software di pianificazione dei voli.
Ogni squadra al rientro dalle ricerche dovrà dimostrare di aver setacciato tutta l’area assegnata facendo scaricare le proprie tracce registrate con i terminali GPS sugli elaboratori dei VVFF.
Per quello che concerne il volo i volontari di NOA odv, hanno scelto di pianificare i propri voli in automatico, per essere sicuri di non tralasciare nemmeno un metro dell’area assegnata.
Per visionare i 608 scatti due volontari hanno impiegato circa 30 minuti. Quindi escludendo il tempo necessario per recarsi sulle aree assegnate (non è semplice trovare la strada dopo un’ alluvione) ed il tempo per rientrare per scandagliare un’ area di 26 ettari si sono impiegati circa 75 minuti, consumando parzialmente 4 batterie.

immagine di droni griglia ricerca alluvione marche

Come i droni possano far risparmiare tempo nel contesto di una missione di Ricerca e Soccorso

Diversamente un’area di 26 ettari avrebbe richiesto alle squadre di terra un impegno notevole, in termini di tempo (circa 6 volte superiore), in termini di uomini (circa 6 volte superiore), ed in termini di sicurezza , ed in termini di materiale prodotto.
Non bisogna tralasciare il fatto che le foto prodotte possono essere riviste tutte le volte che si vuole, e da quelle foto possono essere realizzati ulteriori elaborati come ortofoto che possono restituire anche una visione globale di come è mutato il territorio a seguito di una calamità naturale. Ad oggi il lavoro dei UAS non può sostituire il lavoro fatto da tutte le altre squadre, le aree battute dai UAS vengono comunque setacciate dalle squadre di terra per sicurezza, ma oggi più che mai, soprattutto in scenari come questi si rivelano indispensabili.
Speriamo che si possa ritrovare l’ ultima dispersa, gli uomini accorsi da tutta Italia ce la stanno mettendo tutta.

[articolo di Fausto Capalbo]

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