La reincarnazione del Karma. GoPro ci riprova con il suo drone

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Dopo averlo ritirato dal mercato perché pericoloso, GoPro rimette in vendita il suo drone. Mossa pressoché obbligata per l’azienda californiana, che vive un periodo di stagnazione e ha bisogno di un rilancio. A ogni costo.

3067757-poster-p-go-pro-karmaRieccolo. Il drone Karma, sulla carta concorrente diretto del fortunato Mavic su cui DJI punta tutte le sue fiches nel mercato dei droni consumer, è tornato in vendita negli USA, a un prezzo che va da 800 dollari per il solo drone a 1100 in bundle con la hero 5. Una mossa obbligata per Woodman, che dopo aver visto calare in pochi anni il 90% del valore in borsa della sua creatura rischia che l’ira dei suoi azionisti, per nulla placati dall’avere offerto loro la testa del presidente Bates (che la lasciato sotto Natale), si trasformi in una pericolosissima action class.



Il drone GoPro, a parte soluzioni oggi tanto di moda come i bracci ripieghevoli, ha un che di anacronistico (o di classico, diranno i suoi tanti estimatori), con la voluminosa e ben poco aerodinamica camera GoPro sul naso. Un drone povero sotto il profilo tecnologico, mancando di funzioni ormai diffusissime come evitamento degli ostacoli e follow me. In compenso, se – speriamo – stavolta riuscirà a stare in aria, è un drone estremamente facile da pilotare, a detta di chi l’ha provato. Il problema che aveva causato le cadute era dovuto, secondo i tecnici di GoPro, a un problema nel sistema di fissaggio delle batterie, che dovrebbe essere stato risolto progettandone uno nuovo.

La camera al centro dell’universo GoPro: una scelta pericolosa

maxresdefaultDopo aver perso la stagione natalizia e aver lasciato dubbi sulle capacità di GoPro di progettare droni, riuscirà il Karma reincarnato a risollevare le sorti di GoPro? Francamente, speriamo di sì. Diciamo subito che a noi il Karma non convince del tutto, riteniamo anacronistico l’uso della Hero, nata per i surfisti, su un drone che avrebbe a nostro avviso meritato una camera pensata esplicitamente per il volo e le riprese aeree, ottimizzata per essere montata su un gimbal e non sul casco di uno sciatore. Come non a caso fanno tutti i competitor, nessuno escluso: Parrot, DJI, Yuneec in primis. Nessuno di loro si sogna di usare una camera generica, tutti hanno creato camere specializzate per l’uso aereo, tra l’altro nel caso di DJI usando le stesse schede Ambarella delle Hero. GoPro ha preferito un’altra strada, quella di vedere il drone come un accessorio come un altro della sua camera, in modo che la stessa camera possa essere montata su diversi supporti (il casco, lo stick stabilizzato Karma Grip, lo scafandro subacqueo e volendo anche il drone. Che quindi, nella filosofia GoPro, diventa uno dei tanti accessori della vera regina della scena, la camera, attorno alla quale ruota l’inero mondo GoPro.

Una filosofia di cui comprendiamo le ragioni marketing, ma non ci convince: le riprese aeree sono riprese estremamente specializzate e delicate, e concentrarsi sulla camera tralasciando il drone porta a sottovalutarne non solo la complessità, ma anche i rischi, come abbiamo visto nel lancio natalizio. 

Non ci piace, ma tifiamo per il Karma. Ecco perché

gopro-karma-drone-8943.0E quindi perché facciamo comunque il tifo per GoPro? Per tre ragioni. La prima è perché con il fallimento del Solo, il drone di  3DR, l’industria statunitense dei droni consumer si è azzerata, e abbiamo bisogno di una industria forte e statunitense che possa fare pressioni sull’amministrazione Trump per avere regole più semplici ed elastiche di quelle di oggi per i droni consumer e semiprofessionali nella nazione che di fatto in campo aeronautico detta legge in tutto il mondo, piaccia o non piaccia. E secondo, perché con la francese Parrot in forte difficoltà, Ehang sparita dagli schermi radar, Yuneec che da troppo tempo non dà segni di vita, ci vuole un’azienda con le spalle larghe che possa fare concorrenza a DJI: apprezziamo incondizionatamente i prodotti dei cinesi, ma il monopolio non fa bene al mercato, non fa bene a noi consumatori e non fa bene nemmeno alla stessa DJI.

La terza ragione è che il Karma è solo il primo passo. GoPro ha ancora molto da imparare, e la prima lezione è stata particolarmente dura. Ma è sopravvissuta e l’ha imparata: difficilmente in futuro ripeteranno lo stesso errore di uscire con una macchina non abbastanza testata e non abbastanza sicura. Il Karma è quello che è, ma convincerà certamente i tanti fan GoPro che credono e supportano il marchio a prescindere. Se le vendite saranno confortanti, se GoPro anche grazie al Karma riuscirà a non andare a fondo nonostante l’assottigliarsi del suo core business delle action cam, stritolato da telefonini che filmano fin meglio di tante telecamere e dalla concorrenza agguerrita da parte dei big della fotografia entrati nel recinto di Woodman,  Il prossimo drone sarà sicuramente migliore. Perché GoPro investirà in ricerca, magari farà le necessarie acquisizioni per avere un prodotto più moderno e più completo.  E questo farà bene a tutti, non solo a GoPro.

Una reincarnazione difficile

Il nodo cruciale è se davvero GoPro stavolta ce la farà. Non tanto sul piano tecnico, quanto su quello commerciale. I dubbi sono tanti. Michael Blade, analista di Frost & Sullivan, è tranchant: “Per loro è troppo tardi, ormai” scrive. “Dopo tutti i ritardi accumulati e quello che è successo, hanno perso l’opportunità di ritagliarsi una fetta di mercato prima che venisse saturato da DJI”. Bisogna vedere se l’enorme base di appassionati di GoPro, lo zoccolo duro dei clienti fedelissimi saranno disposti a dare una mano a Woodman comperando un drone troppo caro per i suoi contenuti tecnici. E naturalmente, a trasformarsi da appassionati di surf, di sci, di bici, di moto eccetera in piloti di droni.

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