Alcuni ricercatori giapponesi hanno dimostrato l’efficacia di un sistema di misurazione del vento basato su un drone acquistabile da tutti online, al quale hanno aggiunto solo un piccolo anemometro termico per lo scopo. I risultati dei test svolti decollando dal ponte della nave di ricerca giapponese Soya sopra il Mar di Okhotsk, nel Pacifico Nord Occidentale, sono stati pubblicati in questo articolo sul sito mdpi.com, dove gli autori hanno esposto per fila e per segno la tecnologia impiegata per i loro test.
L’analisi delle caratteristiche del vento è di fondamentale importanza nell’ambito delle previsioni meteo, e l’uso di un comune drone commerciale, equipaggiato con uno speciale sensore, permetterebbe di rendere la raccolta di questi dati molto più semplice ed economica rispetto al sistema tradizionale. In questo caso, infatti, i ricercatori hanno usato un sensore modello HWS-19-ONE, di dimensioni di 15 mm × 38 mm × 7 mm, dal peso di appena 1 grammo e dal costo inferiore ai 200 dollari americani, ma nel complesso valutato più che adatto per la raccolta dati sul vento attraverso le due sonde poste una sul lato anteriore e l’altra su quello posteriore, che permettono una stima grezza della direzione del vento. Nello specifico, gli scienziati hanno ritenuto adeguato allo scopo l’ampio range di misurazione (da 0 a 20 m/s), l’intervallo di misurazione molto basso (0,25 secondi) e l’errore di direttività del 10% in più o in meno.
Per portare in volo questa sensoristica è stato sufficiente modificare un DJI Mavic 2, mentre i sistemi tradizionali prevedono di norma l’adozione di un payload più ingombrante e pesante, basato su anemometri ultrasonici, che di solito pesa tra i 50 e 100 grammi e che richiede quindi un velivolo più potente come ad esempio un drone ad ala fissa.
E prima ancora di “virare” sull’uso dei droni, l’unica soluzione erano le stazioni meteorologiche fisse, che implicavano costi e difficoltà di gestione infinitamente più complessi, soprattutto nel contesto polare che è quello nel quale hanno luogo le ricerche più interessanti. In questi ambienti mantenere le stazioni operative richiede continue manutenzioni, e poi hanno il problema di raccogliere dati soltanto in un singolo luogo. Ecco perché Jun Inoue, uno degli autori della ricerca, spiega: “La sfida consiste è nell’acquisizione frequente e a basso costo di dati presso più stazioni”.
E chissà che i droni questa sfida non possano aiutare a vincerla.




