Consegne via drone, come la mettiamo col meteo?

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Se siete tra quelli che all’approssimarsi del weekend controllano e ricontrollano i servizi meteo temendo che all’improvviso arrivi un temporale a rovinarvi il fine settimana al mare, allora forse potete capire meglio di chiunque altro le preoccupazioni di Amazon, dei grandi giganti dell’ecommerce e dei corrieri che stanno investendo cifre altissime per sviluppare un sistema di consegne via drone in grado di sostituire progressivamente il trasporto su gomma.

Già, perché se da un lato questo business sembra ruotare principalmente intorno alla sicurezza (i droni non devono cadere, non devono volare ad una certa quota, non devono perdere il controllo, e via dicendo) e alle prestazioni (servono motori in grado di portare in aria maggiore peso, batterie che durino di più, stazioni di ricarica lungo il percorso, etc) la verità è che il fattore meteo costituisce una variabile dall’impatto non trascurabile. Cosa accadrebbe a un drone in volo per consegnare un gioiello a Trieste, se fosse investito da un’improvvisa raffica di bora? E dove finirebbe, in caso di vento e pioggia, la pizza del drone che consegna i menu takeaway del locale poco distante da casa? Pensiamo anche a quei paesi in cui tornado e bufere sono molto più frequenti che da noi.

Sebbene la tecnologia abbia fatto significativi passi avanti anche nel campo delle previsioni meteorologiche, è innegabile che raramente queste si rivelano affidabili al 100%. Lo stato climatico di una regione può evolversi rapidamente in poche ore, figuriamoci gli sviluppi imprevisti che possono verificarsi a livello locale, dove laghi, fiumi e montagne possono dare vita a fenomeni improvvisi che possono spiazzare anche l’esperto più cauto.

Sean Cassidy, a capo dell’unità per la sicurezza e il regolamento dei droni Amazon, ha ammesso che “Il problema delle condizioni meteo è molto significativo”.

La soluzione più probabile sarà quella di dotare i droni-postini di speciali sensori in grado di raccogliere dati meteorologici come temperatura, forza e direzione del vento, tasso di umidità e pressione atmosferica, droni che saranno quindi capaci di fare previsioni sull’evoluzione delle condizioni meteo e decidere in autonomia se continuare l’attività di consegna o meno. Non solo droni-corrieri, quindi, ma al tempo stesso anche “stazioni meteo volanti”, che scambieranno i dati con altre stazioni meteo locali e con il servizio nazionale tentando di capire quando è il caso di chiudere baracca e burattini e prendersi una pausa in attesa che spiova.

consegne via drone sotto la pioggia

Marcus Johnson, ingegnere di ricerca aerospaziale per la NASA, ammette che questa soluzione non sarebbe affatto semplice. Infatti una gamma completa di sensori meteo, seppur di base, assorbirebbe parte del payload del drone e succhierebbe energie a causa del software di elaborazione e comunicazione. Anche volendo guardare al di là delle questioni meramente tecniche, però, resta il fatto che le aziende che puntano al settore delle consegna via drone dovranno investire maggiori fondi per la ricerca e spendere molto di più per la produzione di ogni drone.

Insomma, nonostante il mercato delle consegne via drone faccia gola a molte aziende importanti, i loro interessi si scontrano ormai da danni con una pioggia infinita di difficoltà tecniche, economiche e normative. C’è chi dice “Non può piovere per sempre”, ma pare proprio che le previsioni non abbiano intenzione di annunciare bel tempo a breve.

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