Volare con i venti di guerra

LinkLoss – Di Sergio Barlocchetti

In un epoca in cui le guerre imperversano e i droni sono in primissima line, si fa presto a passare per spie anche con un voletto innocente. Keep calm e ocio alle regole.

Tra le varie cassandre che anni fa agitavano i funzionari delle autorità aeronautiche quando si tentava di dare ai droni leggeri un regolamento che ne favorisse la diffusione per i servizi che avrebbero potuto, e possono oggi rendere, ce ne fu una che si è inevitabilmente avverata: in ogni nuovo conflitto avremmo visto sfruttarli per missioni offensive.
La notizia che vi riporto oggi è strettamente correlata a questo: è stata avviata un’indagine penale dopo che l’Aviazione militare statunitense (USAF) ha segnalato che intorno a metà novembre alcuni droni sono stati avvistati mentre sorvolavano le basi militari inglesi dove operano le forze Nato.

I quadricotteri in questione sono stati controllati e sono state adottate misure di mitigazione non ben specificate, mentre la polizia del Ministero della Difesa britannico e le autorità locali stanno indagando insieme alle forze statunitensi, come ha affermato lo stesso ministro della Difesa Vernon Coaker in Parlamento.

Dejavù: qualche anno fa, ricorderete, gli aeroporti inglesi furono presi d’assalto da fantomatici droni che sortirono l’effetto di fermare il traffico aereo per ore, di scatenare una caccia al pilota con tanto di perquisizioni nelle case, per poi arrivare a nulla. Stando alla giurisprudenza inglese, chiunque venisse condannato per queste incursioni potrebbe restare in prigione fino a 14 anni.
Sempre sotto Natale si scatena il marketing dei sistemi per l’intercettazione dei dronetti da grande magazzino, congegni che tuttavia hanno costi importanti ma che sono entrati ai primi posti nella lista dei desideri di tutte le società di gestione aeroportuale del mondo.

Naturalmente, come avvenne tempo fa a Heathrow (era il 2016), non è affatto chiaro se i voli sopra le basi Nato di re Carlo avessero intenti ostili o fossero soltanto frutto di idee malsane di hobbisti sconsiderati. Ma taluni analisti militari fanno notare che gli incidenti si verificano in un momento in cui stiamo assistendo alla più significativa escalation delle ostilità in Ucraina e dopo che, grazie all’autorizzazione di Biden a usare i missili oltre i 300km dal confine, il presidente Vladimir Putin ha affermato che il suo Paese ha il diritto di colpire nazioni che consentono l’uso delle proprie armi contro la Russia.

Ma perché mai i russi dovrebbero usare dronetti per fare ciò che satelliti, ricognitori e spie fanno da sempre, magari rischiando che una giornata di brutto tempo o semplicemente ventosa limiti il risultato dell’operazione, resta un mistero. Di certo c’è che se da un lato gridare al lupo adesso è molto comodo per inasprire le regole e fare in modo che vengano date delle “strette” anche altrove, ma anche il fatto che i bersagli non paiono essere casuali, anche perché i voli, iniziati il 20 novembre scorso, sono stati avvistati sopra o vicino alle basi RAF di Lakenheath, Mildenhall e Feltwell nell’Inghilterra orientale, nonché in quella – celebre per gli airshow – di Fairford, nell’Inghilterra sud-occidentale.

Lakenheath ospita il 48th Fighter Wing, lo stormo che l’Usaf descrive come fondamentale per la sua capacità di combattimento in Europa. Mildenhall ospita il 100th Air Refueling Wing, ovvero i rifornitori, e Feltwell è un centro logistico con alloggi, scuole e altri servizi. Infine, Fairford ospita il quartier generale del 501st Combat Support Wing e il 420th Air Base Squadron, importanti per la difesa del Vecchio Continente.

Infine, il ministro Coaker ha anche affermato che venerdì 22 novembre è stato avvistato anche un drone che volava a circa 250 metri dalla portaerei della Royal Navy Hms Queen Elizabeth, l’ammiraglia della flotta, mentre entrava nel porto tedesco di Amburgo.

Tutte spie di Putin? Attenzione, la sindrome potrebbe allargarsi alle nostre latitudini. E quello che pensiamo possa essere un voletto innocente potrebbe trasformarsi in un incubo e poi in un guaio. Anche perché, diciamolo, grazie alla delirante architettura dei nostri spazi aerei e a come essi sono presentati sul portale d-flight, quasi sempre si vola vicino a una zona rossa oppure dentro un errore di interpretazione di chi ha colorato quelle mappe.

E da lì a essere accusati di spionaggio perché a portata di batterie da un impianto industriale o da una linea ferroviaria è un attimo. Anche perché il distratto che sorvola il Colosseo c’è sempre, come è successo venerdì 22 novembre. In quel caso, essere pilota di un dronetto sotto i 250 grammi non basta e il rosso su d-flight era ben chiaro. Spia di Putin, daltonismo o tentata furberia? Come dicevano (non proprio) gli inglesi: Keep Calm & ocio alle regole.