I droni DJI studiano l’eruzione dell’Etna

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I droni DJI sono stati usati da una spedizione scientifica sul monte Etna, effettuata dall’università tedesca di Minz e guidata dal vulcanologo Prof. Jonathan Castro, allo scopo di studiare le eruzioni del vulcano sicilano da una prospettiva completamente nuova.

Le macchine usate dalla spedizione erano DJI Inspire 1 equipaggiato con la camera termica  Zenmuse XT per misurare la temperatura dei gas che fuoriuscivano dai crateri e Matrice 600 pro con una sonda per analizzarne la composizione chimica.

“Con migliaia di persone che vivono nell’area del vulcano abbiamo il dovere di capire meglio i comportamenti della montagna” spiega il professor Castro. “Il monte Etna ha una lunga e frequente storia di colate laviche ed eruzioni. Si tratta di un laboratorio naturale perfetto, e un vulcano che dobbiamo monitorare da vicino per proteggere chi vive alle sue pendici”.

la sonda per lo studio dei gas era basata su sensori elettrochimici in grado di analizzare i vapori emessi dal vulcano e trasmettere a terra dati in tempo reale, compresa la concentrazione nell’atmosfera. Tra le scoperte della spedizione, il fatto che la concentrazione di gas solforosi è molto più alta del previsto vicino alle bocche secondarie da cui fluisce la lava. Inoltre con i droni si sono potute analizzare le concrezioni solforose che si formano quando il gas reagisce con aria e acqua, cosa che permette ai vulcanologi di comprendere meglio l’evoluzione dei pennacchi di gas.

la spedizione, durata sei giorni, si è svolta alla quota di 3 mila metri sul livello del mare, e i droni si sono rivelati preziosi anche per risparmiare rischi e fatiche ai ricercatori: “Il pericolo è una costante, un retropensiero che non ci abbandonava mai” racconta  Yehonatan Richter, direttore della fotografia presso i DJI Studio Europe, “ma sapevamo che potevamo dare ai partner ricercatori i dati che si aspettavano da noi, sapendo che la nostra tecnologia è molto adatta a questo genere di missioni e molto sicura da utilizzare. I droni permettono di ricavare dati utili in meno tempo, ma anon solo, permettono ai ricercatori di avvicinare le sonde alle zone più rischiose senza mettere in pericolo la propria incolumità“.

“Il mondo accademico guarda con molta attenzione ai droni, e sempre più istituzioni intorno al mondo scommettono sui droni nella nostra ricerca verso l’obiettivo di prevedere un giorno le eruzioni” ha aggiunto Castro. “Un passo avanti verso la possibilità di salvare migliaia di vite umane“.

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