Il 1 gennaio 2026 ha segnato un altro giro di boa per quanto riguarda lo svolgimento delle attività professionali degli operatori di droni.
Ovvero tutti coloro che con i droni si portano “a casa la pagnotta“. Abbiamo usato questo termine dato che il 95 anzi forse il 98% degli operatori italiani, è composto da una formula societaria singola, il classico “One Man One Band”.
Per molti di loro quindi non si tratta di far approvare il budget di spesa dal consiglio di amministrazione della società, ma banalmente fare i conti dei profitti e perdite giorno per giorno.
E con il primo dell’anno, per coloro che non si sono ancora adeguati, tali profitti si abbasseranno di parecchio e le perdite certamente aumenteranno.
Prima di spiegare il perché di questo cambiamento che colpirà senza ombra di dubbio tutti i professionisti o le piccole aziende che operano con i droni come attività principale o secondaria, ma con un ruolo importante; si rende necessario fare un piccolo passo indietro e parlare di normativa.
Sino al 31 dicembre 2025 erano attivi e tranquillamente utilizzabili gli Scenari Standard Italiani definiti per comodità IT-STS-01 e IT-STS-02.
Il primo sostanzialmente per la maggior parte delle attività e il secondo per il pilotaggio remoto in BVLOS cioè senza visuale diretta del drone da parte del pilota.
In poche parole gli operatori che volevano usare per le proprie attività di volo tali Scenari, che semplificano di gran lunga tutte le operazioni che per regolamento non possono essere classificate nella Open Category, era sufficiente che avessero una dichiarazione aperta sul portale D-flight e si affidassero per tali missioni a piloti con gli Attestati per poter operare in tali Scenari.
Piloti e Operatori, che come scrivevamo poc’anzi spesso combaciano nella attuale realtà professionale nel mondo dei droni.
I regolamenti europei in vigore da parecchio tempo, avevano già segnato come milestone la data del 31 dicembre 2025 come decadenza naturale di tutti gli Scenari Standard Nazionali, quindi non solo italiani, ma di tutti i Paesi europei aderenti ad EASA.
Quindi coloro che volessero controbattere con dati alla mano, la gran massa di operatori che invece si lamenta, potrebbero affermare che la situazione era già nota da tantissimo tempo.
Obbligo di droni con marcatura di classe C5 o C6 o C3 con kit
Molto vero, se non per il fatto che nel contesto degli Scenari Standard ante 2025 si potevano utilizzare droni o UAS volendo usare un termine tecnico usato in sede normativa, senza marcatura di classe.
Ora invece con l’introduzione degli Scenari Standard Europei 01 e 02, l’obbligo di usare UAS con marcatura di classe C5 o C6 è imperativo.
E già qui si nota il primo tasto dolente delle lamentele degli operatori. Si prospetta una rottamazione dei droni in loro possesso in favore dell’acquisto di un drone C5 o marcato C3 con l’aggiunta di terminatore di volo e paracadute in alcuni casi o C6 per il volo nel contesto degli Scenari Standard europei per il volo in modalità BVLOS.
Ma quanti droni C5 o C6 sono attualmente prodotti?
Un altro problema che assilla non solo gli operatori, ma dovrebbe non dico preoccupare, ma anche solo far impensierire i regolatori; è che il mercato attualmente non produce modelli di droni con marcatura C5.
Perlomeno sono davvero pochi e altrettanto vero che nella classe dei droni marcati C6, tolto qualche modello ad ala fissa, quasi nessun multirotore standard ci pare sia stato immesso sul mercato sino ad oggi.
E in ogni caso i prezzi dei droni, con queste marcature di classe, che devono rispondere a requisiti normativi ben definiti e costano gioco forza parecchio di più.
Bene per le R.E. che possono proseguire la formazione con droni non marcati
Qualcuno o meglio DAST Confercenti è riuscito ad ottenere da ENAC, la nostra autorithy nazionale che regolamenta il volo degli aeromobili tradizionali e anche quelli unmanned, una speciale esenzione.
Parliamo degli ex centri di addestramento che ora vengono definite R.E. (Entità Riconosciute) che potranno usare per la formazione pratica dei loro allievi mezzi non necessariamente marcati C5 e C6.
Ne parlammo qui.
Buon per loro senza ombra di dubbio e un grazie a ENAC per tale concessione, ma per il resto degli operatori cosa si potrebbe fare?
Pochi operatori professionali

Purtroppo numericamente parlando gli operatori professionali regolarmente registrati sul portale d-flight e anche comunicati da ENAC in una delle loro slides pubblicate ad alcune conferenze, sono circa 500.
Un numero troppo esiguo rispetto agli oltre 165.000 operatori generici, che si presume siano hobbysti, ma anche professionisti che hanno scelto di lavorare all’interno dei “paletti normativi” previsti dalla Open Category.
E per tutte le attività nel contesto di alcune zone rosse aeroportuali che per regolamento sono vietate alle operazioni in Open Category come la mettiamo?
Sino ad oggi, un operatore con pilota in possesso degli Attestati adeguati per operare negli STS Nazionali, poteva inoltrare richiesta alle Direzioni Aeroportuali di competenza e seppure in tempi non brevissimi, poteva ottenere le debite autorizzazioni.
Ma dal 1 gennaio 2026, tali richieste non potranno essere inoltrate, data la penuria di mezzi con marcatura C5 o C6. Certo è vero che mettendo mano al portafoglio, alcuni operatori hanno adeguato con appositi Kit alcuni UAS marcati C3 e resi compatibili con la normativa, ma per gli altri?
Se l’Ente Nazionale Aviazione Civile avesse voglia di farsi carico del problema, che ricordiamo non affligge la maggioranza, ma solo una sentita minoranza degli operatori, potrebbe “inventarsi” o meglio ritagliare una parte non dico della normativa, quella non si cambia, ma di gestire l’accesso a certe Zone Geografiche ad una certa tipologia di droni o di operatori?
Ricordo ai lettori, che le autorithy nazionali, hanno esclusiva giurisdizione sulla formazione e per l’appunto sull’accesso alle Zone Geografiche UAS.
Oppure potrebbe preparare un template di un PDRA (un modo di operare che prevede un calcolo del rischio predefinito per una certa operazione di volo) semplificato, non troppo costoso o adattabile in certi contesti.
Con la preghiera che questo appello venga accolto, anche considerando il fatto che seppure non tantissimi, gli operatori professionali hanno contribuito a far crescere il settore con il loro approccio sistemico e dimostrando che se si vuole lavorare con i droni in un contesto affidabile e sicuro sia per il traffico aereo tradizionale, sia nel rispetto della sicurezza delle persone a terra è possibile.
Oltretutto e di questo va dato merito ai responsabili di ENAC che nel corso degli anni abbiamo conosciuto, che l’Ente è sempre stata molto all’avanguardia per favorire lo sviluppo del settore.
Ricordo ad esempio la categoria dei “trecentini“, cioè i droni dal peso inferiore a 300 grammi, che furono gli antesignani degli attuali C0 o droni sotto i 250 grammi.
Insomma ci aggiungiamo come Dronezine all’appello di Quadricottero News, per cercare di ottenere una facilitazione per gli operatori che sino ad oggi hanno lavorato con coscienza e responsabilità insieme a ENAC per far crescere e rendere sicuro il mondo dei piccoli droni civili.




