Tra Ghiaccio e Acqua Gelida, DJI Matrice 400 salva la vita trasportando il salvagente in pochi minuti

Siamo in pieno inverno e questa stagione può complicare non poco le operazioni di salvataggio, influenzando in negativo la ricerca dei dispersi, il loro raggiungimento, e senz’altro riducendo i tempi a disposizione per salvare le loro vite.

E ancora una volta, in un contesto reso ancor più difficile, è l’innovazione tecnologica portata dai droni a fare ancora di più le differenza, come dimostra il racconto pubblicato da Long Island News12, emittente americana che ha seguito una missione di soccorso su acqua e ghiaccio.

La USAR Drone Team, associazione che fornisce servizi di ricerca e soccorso senza scopo di lucro con l’ausilio di droni, ha infatti sviluppato un sistema basato pensato proprio per le emergenze in acqua gelida o su ghiaccio sottile, situazioni in cui intervenire nel modo tradizionale può essere estremamente pericoloso, non solo per le vittime, ma anche per gli stessi soccorritori.

Soccorso dall’alto, senza mettere a rischio le persone

usar drone team rescue on ice
Credit: USAR Drone Team | Long Island News12

Per questo, invece di mandare operatori su ghiaccio instabile o in acqua ghiacciata, il sistema prevede che sia il drone a volare direttamente verso la persona in difficoltà, trasportando un salvagente automatico. Una volta raggiunto il punto, il dispositivo viene calato con precisione, anche in presenza di acqua mossa o terreno complicato.

Il salvagente resta vincolato durante il volo e si sgancia automaticamente solo nel momento in cui la vittima lo afferra. Un dettaglio tutt’altro che secondario: nell’acqua ghiacciata le mani si intorpidiscono rapidamente e i movimenti fini diventano difficili, se non impossibili.

Perché il Matrice 400 fa la differenza

Questo sistema di soccorso vola su una piattaforma ben precisa: il DJI Matrice 400. Non è un drone discreto né leggero, ma ha tutta la potenza e l’affidabilità che serve per questo genere di interventi. Ultimo arrivato nella serie DJI Enterprise, può essere configurato come una sorta di “cassetta degli attrezzi volante”, capace di adattarsi a missioni molto diverse tra loro.

Può trasportare fino a 13 libbre di carico utile e rimanere in aria fino a 59 minuti, un tempo lunghissimo se rapportato a una situazione di ipotermia o shock da freddo, dove pochi minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Tre-cinque minuti per cambiare l’esito di un intervento

Secondo Michael Parziale, fondatore e team leader dell’USAR Drone Team, l’intero sistema è pronto all’uso in pochi minuti. In molti casi, il supporto può raggiungere la persona in difficoltà in un tempo compreso tra i 3 e i 5 minuti, un intervallo che spesso rappresenta uno spartiacque tra un salvataggio riuscito e un triste recupero.

Meno rischi per i soccorritori, più efficacia sul campo

I soccorsi tradizionali in acqua ghiacciata richiedono tute speciali, scale, più operatori e comportano comunque un’esposizione al rischio elevata. L’approccio con il drone consente invece di mantenere i soccorritori su terreno sicuro, permettendo comunque di recuperare la vittima una volta che il salvagente è stato assicurato.

Il programma è finanziato attraverso donazioni e supporto della comunità, che coprono attrezzature, manutenzione ed espansione del servizio. Nonostante il budget limitato, il sistema è già stato utilizzato più volte nel New Jersey, inclusi interventi per un diportista disperso a Manasquan e un recupero a Keyport.

L’idea nasce anche da esperienze passate arrivate troppo tardi, soprattutto durante la stagione estiva. L’obiettivo ora è chiaro: salvare più vite, riducendo al minimo i rischi per chi interviene. Il tutto senza costringere nessuno a strisciare su lastre di ghiaccio che si stanno rompendo.

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