Drone “fatto in casa” da Record: il Blackbird di Biggs tocca 690 km/h e sfiora il Guinness (in un test non ufficiale)

Chi ci segue da un po’ ricorderà sicuramente i nomi di Luke e Mike Bell, padre e figlio Youtuber con la passione per i droni autocostruiti, diventati idoli per tanti appassionati per via dei loro incredibili velivoli, coi quali hanno stabilito dei nuovi record di velocità assoluta, con il più recente ottenuto dal loro Peregreen V4 che ha toccato una velocità media verificata di 657,59 km/h.

Certo però non solo i soli a cimentarsi in questa eccitante passione che mette assieme pazienza nella costruzione e brivido nel pilotaggio a velocità incredibili.

La corsa al drone più veloce del mondo infatti annovera ufficialmente un nuovo protagonista assoluto. Parliamo di Benjamin Biggs, ingegnere aerospaziale australiano e volto noto del team Drone Pro Hub (dal cui canale arriva il video che vi mostriamo di sotto), che è tornato nel deserto australiano con una versione aggiornata del suo drone Blackbird e ha fatto segnare una velocità di punta di 690 km/h. Un risultato clamoroso, che però resta ufficioso, in quanto l’operazione non seguiva i requisiti formali necessari per l’omologazione al Guinness World Record.

690 km/h reali, ma senza Guinness

Il dato massimo registrato dal GPS parla chiaro: 690 km/h, pari a 428,8 mph. Considerando la media sui 100 metri, Biggs stima una velocità di circa 661 km/h, circa 3 km/h in più rispetto al record ufficiale di Bell.

Il problema non è la misura, ma la procedura. L’ingegnere ha seguito le linee guida del Guinness World Records, ma non è riuscito a garantire la presenza dei piloti professionisti richiesti come testimoni, complice una sessione di test organizzata di giovedì mattina in una zona remota dell’Australia. Il risultato è valido dal punto di vista tecnico, ma non può essere presentato come record ufficiale.

I motori “scartati” da Bell diventano l’arma segreta

Uno degli aspetti più interessanti di questo tentativo riguarda i motori. Biggs ha scelto di utilizzare motori AAX 2826 Competition, avvolti su misura con avvolgimenti a KV più elevato e cavi extra-lunghi che passano direttamente nei bracci fino agli ESC. Nessun cablaggio superfluo, nessun grammo inutile.

Si tratta della stessa famiglia di motori che Luke Bell aveva testato sul Peregreen V4, ma poi scartato a favore dei T-Motor 3120 per motivi di stabilità termica e usura nel tempo. Biggs ha fatto la scelta opposta, accettando più calore in cambio di più giri motore.

Durante il passaggio da 690 km/h, i motori hanno raggiunto i 34.000 RPM e al rientro erano ovviamente caldi, ma a quanto pare non a livello critici di temperatura. Come già osservato in passato, i motori inferiori risultavano più caldi di quelli superiori, un comportamento tipico dei droni in configurazione “puller”, dove le eliche inferiori lavorano in aria più turbolenta.

Due passaggi, due risultati molto diversi

La sessione di test ha incluso due passaggi a pieno gas:

  • il primo si è fermato a 635 km/h, un buon risultato, ma insufficiente per superare il record ufficiale. L’accelerazione è apparsa più lenta rispetto ai tentativi precedenti, effetto delle eliche accorciate e rifilate per privilegiare l’efficienza alle alte velocità.
  • nel secondo, però, Biggs ha mantenuto il gas aperto più a lungo e così il drone ha superato progressivamente i 600 fino a toccare i 690 km/h.

Il ruolo chiave di batterie e tensione

Alla base di questa prestazione c’è anche una configurazione di alimentazione poco comune. Biggs utilizza due batterie SMC 7S da 600 mAh collegate in serie, per un totale di 14S. Rispetto ai più diffusi setup a 12S, la tensione più alta consente di ottenere la stessa potenza con meno corrente, riducendo la produzione di calore.

Per questo tentativo, le celle sono state caricate fino a 4,35 V invece dei classici 4,2 V. Una scelta che riduce la vita utile delle batterie, ma offre più tensione sotto carico nei pochi secondi di un passaggio a piena velocità.

I dati di telemetria mostrano che, al picco di velocità, le celle tenevano 3,2 V sotto carico, scendendo a 3,1 V a fine passaggio. La temperatura dei motori ha raggiunto i 76 gradi Celsius. Nonostante ciò, a fine run restava ancora circa l’8% di carica disponibile.

Puller configuration e drone “ribaltato”

Il Blackbird utilizza una configurazione puller, con i motori montati davanti ai bracci per garantire alle eliche aria pulita e non disturbata. A velocità estreme, anche piccole perdite aerodinamiche diventano critiche.

Per questo test, Biggs ha introdotto una modifica importante: ha invertito l’orientamento del drone. Telecamera rimontata, GPS spostato sopra e presa d’aria aerodinamica posizionata nella parte superiore della struttura.

L’idea è che, con il punto di resistenza aerodinamica sopra il baricentro, il drone tenda naturalmente a cabrare leggermente sotto carico, distribuendo meglio il lavoro tra i quattro motori. Isolare l’effetto di questa modifica non è semplice, ma Biggs ha notato che durante il passaggio il drone “suonava” diverso, come se lavorasse con meno sforzo.

La cultura dei droni corre con l’entusiasmo

Insomma, grazie alla passione, alla perseveranza e all’ingegno di persone come Biggs e i Bell, la rincorsa verso nuovi record di velocità stabiliti coi droni prosegue senza sosta, portando entusiasmo e anche tante conoscenze e argomentazioni tecniche a tutta la comunità mondiale degli appassionati di droni.

E dal canto nostro, oltre a congratularci per gli incredibili risultati raggiunti, non possiamo far altro che ringraziarli tantissimo per tutto questo.

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