E’ ufficiale: il drone italiano Forvola è nel Guinness dei primati!

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Mancava giusto la ciliegina sulla torta, e cioè l’ufficializzazione da parte del Guinness dei primati, e oggi è arrivata. Complimenti quindi a Ponchione e Alessio, i due progettisti-costruttori del Forvola, il drone dei record, che ha sollevato 101 kg per 1’03” stracciando il precedente record di Oslo ( in quell’occasione erano stati sollevati 61 kg per 30 secondi). Un record che ci rende fieri e che sentiamo anche un poco nostro, visto che uno dei giudici del record stabilito a Settimo Torinese il 23 novembre scorso era il nostro direttore scientifico, Stefano Orsi. Ne parliamo con Gregory Alessio, neo campione del mondo di sollevamento pesi con droni radiocomandati.

 

Gregory, ci racconti come è nato tutto quanto?

Il progetto Forvola è nato da un sogno e dall’unione di idee e competenze di due persone, Piercarlo Ponchione ed io. Solo noi due eravamo seduti al tavolino di quel bar, quando Ponchione mi chiese: “Senti Greg, lo so che è un’idea assurda, ma secondo te non riusciamo a fare un drone per andarci sopra?”

Fortuna che sopra non ci siete saliti.

Gregory Alessio pochi minuti prima del decollo per il volo del record

Inizialmente non adottammo un processo propriamente industriale con disegni in 3d e calcoli strutturali, ci bastava il buon senso unito all’esperienza, più un buon 10% di sicurezza. E un’idea guida: il drone doveva essere modulare. Sapevamo che ne sarebbe andata di mezzo l’estetica, il peso e i costi ma non potevamo rinunciare alla versatilità. Mano a mano che il progetto si delineava fu sempre più chiaro che non poteva restare confinato a un’idea tanto banale quanto ambiziosa come il trasporto di persone. Iniziammo quindi ad indirizzarci verso un nuovo target, forse anche più serio e concreto: il drone doveva servire come mezzo da lavoro, come gru radiocomandata, come supporto ad operazioni di rifornimento o salvataggio unito ad una flotta di velivoli manned, un mezzo complementare ad elicotteri e aerei e non sostituto. Il target 40-200 kg poteva essere tecnicamente plausibile, e il tutto doveva essere smontabile e trasportabile con facilità.

Quanto ci avete messo ad arrivare al Forvola?

Anni. Noi avevamo le nostre aziende che richiedevano comunque tempo e investimenti per poter continuare a lavorare e tutto ciò che abbiamo creato nel progetto forvola deriva dai nostri sforzi. Niente contributi europei o finanziatori. Tutta farina del nostro sacco, quindi non sempre abbiamo potuto acquistare quello che serviva con uno schiocco di dita. Così solo nel 2017 abbiamo terminato il primo mezzo, “forvola X”, una versione semplificata del progetto iniziale, la classica croce simmetrica con 8 motori in conformazione contro rotante. Solo che invece di pesare 2kg, ne pesava 100.

E qui iniziarono i problemi, immaginiamo.

Ponchione durante la costruzione del Forvola

Già. Non bastava ingrandire un drone comune e collegare i cavi. Una scoraggiante ondata di problemi ci investì e ci obbligò a passare giornate e giornate ad avvitare e svitare, saldare e dissaldare, decollare e atterrare… Fummo costretti ad acquistare molto materiale diverso, molto del quale giace inutilizzato o inutilizzabile. Testammo i motori montati sugli stessi tubi che sarebbero stati parte del frame e li fissammo con un perno ad un muretto in cemento, applicammo una cella di carico dalla parte opposta ai motori e iniziammo gli studi sui motori e sulle eliche. Assorbimenti, curve di erogazione, temperature, torsioni, flessioni, vibrazioni e risonanze… tutto doveva essere tenuto in considerazione per poter immaginare che un giorno quel coso si sarebbe alzato bello parallelo e stabile. E infatti, a nonostante tutte le accortezze, non sarebbe bastato lo stesso.

Uhm. Detta così, non sembra incoraggiante.

Già, il volo di collaudo fu un disastro. Instabilità totale, interferenze, vibrazioni… Siamo atterrati immediatamente e siamo corsi a casa a smontare. Le flight control commerciali, sebbene costose, non erano assolutamente adatte a gestire questo genere di potenze e inerzie. I motori lavoravano in un range non ideale, pilotati in maniera non efficiente. Anche le eliche, di marche rinomate e ottime sulla carta, erano invece pessime nell’utilizzo collettivo su multirotore. Ci si è messa pure l’elettricità statica a stravolgere i piani. Ci abbiamo lavorato a lungo e dopo qualche settimana di affinamenti finalmente sono arrivati i risultati. Forvolino si alzava bene, era controllabile e aveva motore da vendere, si poteva iniziare a lavorare su aumento delle efficienze, autonomie, estetica e praticità di utilizzo.

Fino ad arrivare al Guinness dei Primati

Già, una idea di Pierre. Abbiamo cercato sponsor tra aziende anche molto rinomate e conosciute, abbiamo ottenuto incontri, pianificato l’evento ma la conferma ufficiale tardava ad arrivare. E noi avevamo ormai inoltrato la candidatura dove il tempo limite per effettuare il record era “end of 2018”. Poi, proprio all’ultimo momento. è arrivata la risposta positiva da FPT industrial, una delle aziende della holding CNH, nella galassia Exor. Così ci siamo trovati in due settimane a valutare insieme la location di volo, la rete, la data e perfino la colorazione del mezzo. FPT industrial  ha creduto in un progetto ambizioso senza aver mai visto da vicino ciò che sarebbe stato poi utilizzato, tanto che il mezzo non esisteva ancora al momento dei nostri incontri… è stata fiducia ed empatia tra persone e aziende.

E quindi avete dovuto correre.

In due mesi scarsi, io e Pierre dovevamo costruire forvolone, forvola 16 o “forvola human” che dir si voglia. Una delle cose più difficili che abbia mai fatto. Non avevamo tempo, tutto doveva funzionare bene e il meteo ci era avverso impedendoci molte volte di fare i test, di verniciare eccetera. Il volo di collaudo è stato fatto 10 giorni prima del Guinness. Ci sembrò di tornare indietro di due anni, al disastroso collaudo del forvolino. Il drone era molto instabile e aveva reazioni non lineari ai comandi. Ci attendevano lunghe nottate di modifiche e più test possibili per il PID tuning. L’unica cosa su cui eravamo ottimisti era la potenza a disposizione, la matematica è semplice e sapevamo che una volta risolti i problemi di controllo e gestione, i futuri 70, 80 o 100kg di payload sarebbero stati alla portata. Il payload ufficiale sarà poi costituito da una cassa progettata da Forvola team in policarbonato trasparente e alluminio contenete pezzi di ricambio nuovi prodotti dalla FPT, come pistoni, filtri e cilindri di motori da camion.

Come hai vissuto il giorno del record?

La mattina regnava una calma surreale. Ma sapevamo che di lì a poco sarebbe toccato a noi e tutto sarebbe dovuto essere perfetto. Insieme a Pierre spuntavamo mentalmente la checklist e ripetevamo i movimenti che avremmo dovuto fare prima e dopo il volo. Sembrerà banale ma c’è tutto un iter burocratico e video da rispettare per produrre il materiale da inoltrare per avere poi l’effettiva certificazione del guinness.

Ovviamente non si pranza prima di questi eventi, a dire il vero non sapevo neanche che ora fosse. Poi a un tratto vedo arrivare Stefano Orsi e Luca Masali di Dronezine, che bello vedere volti amici sorridenti. Poi ecco i giudici, tra cui Rita Taglialatela di AlphaLima, la scuola torinese dove avevamo preso l’attestato di pilota remoto.

Il momento del volo era ormai prossimo. Inseriamo le batterie, check viti e bulloni, check flight control e via, si porta il mezzo in centro alla gabbia e si accendono le luci di navigazione indicando che lo show sta per cominciare.

Pochi minuti di attesa e da fuori ci danno il cenno per iniziare le procedure. La bilancia certificata indica il peso esatto di 101kg (ho dovuto togliere due fasce dai pistoni da camion altrimenti segnava 101.5).

Via tutti dalla gabbia. Solo io, Pierre e il drone dovevamo essere dentro. Mentre Pierre fa il giro dei motori per armarli vedo che intorno alla gabbia è pieno di gente, è presente anche la Brand President FPT Annalisa Stupenengo. Bene, mi dico, sempre meno pressione!

Ma all’ultimo beep dei motori, io entro nel mio mondo. Siamo io e Lui, il Forvolone. La radio è accesa e carica, armo i motori e ho occhi ed orecchie concentrati solo sul drone. Scruto e ascolto ogni dettaglio, ogni cigolio sospetto, ogni flessione o movimento non normale. Cammino per mezzo giro intorno al drone per vedere che tutto sia ok, che tutti i motori girino liberi e fluidi.

E arriva il momento della verità

Un dettaglio della struttura del Forvola

Inizio a dare motore. E il sound del V16 si fa sentire, tanto che erano stati distribuiti dei tappi per le orecchie. L’aria mi investe e continuo a salire con lo stick, so che da un momento all’altro si alleggerirà e dovrò tenerlo (è tutto pilotato in full manual). Prima di quanto mi aspettassi si stacca deciso e senza esitazioni, so di avere tanto motore quindi do gas leggero e Forvola sale tranquillo.  Noto che ha una leggera instabilità post comando, dopo ogni correzione ballonzola leggermente, questo non lo aveva fatto nei test precedenti. Con la gente intorno alla rete che fa da “muro” l’aria accelerata e turbolenta delle eliche non riesce a sfogare lateralmente, ma incontra la folla che la devia nuovamente verso l’alto, dove viene prontamente risucchiata e utilizzata. Ecco il problema, sono nella mia stessa scia. Intanto mi fanno segno che sono arrivato a 30 secondi, il record è fatto… ma il drone vola bene, è stabile, perché non osare di più, stiamo su! Per sicurezza, per non scendere sotto il metro minimo consentito per il record, chiedo una tacca in più di motore e guadagno altri 60-80cm istantanei. Troppi, mi dico, sto andando troppo su, e me ne accorgo perché vedo la polvere appoggiata sui travi di acciaio sopra di me risucchiata dalla depressione delle eliche e percepisco che l’aria mossa è molto più calda di prima, stavo andando a prendere dei volumi di aria dal sotto tetto, quella che si era scaldata durante tutta la giornata. Scendo un filo per non andarmi a cercare grane, l’aria calda è meno densa e potrebbe causare delle variazioni di spinta e quindi reazione che ora non posso proprio permettermi.
Butto un’occhiata al cronometro laterale ufficioso e vedo che siamo prossimi al minuto… dai, 1 minuto abbondante e 100kg abbondanti possono bastare per questa volta.
Tolgo delicatamente gas, in fondo sono sempre 300kg che volano e bisogna rispettare le inerzie. Per cercare di atterrare centrato sulla “X” gialla devo cabrare leggermente e poco dopo i piedi metallici toccano la moquette blu, motori al minimo, disarmo, il Guinness è nostro.

E ve lo siete proprio meritato

Noi siamo davvero una piccola realtà, composta da persone appassionate e capaci ma realiste. Grazie a questo sogno nato tre anni fa siamo ora consapevoli di ciò che si può fare e di ciò che è irrealizzabile.

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