Al convegno dell‘Osservatorio Droni del Politecnico di Milano, i relatori hanno presentato una curiosa situazione a cui non hanno saputo dare una spiegazione: rispetto allo scorso anno, i droni registrati calano del 7% mentre gli operatori mettono a segno una robusta crescita del 18%. Come si spiega questo “mistero”?
Secondo noi la spiegazione è semplice, ed è una buona, anzi, ottima notizia.
Forse che finalmente abbiamo semplicemente imparato a usare D-Flight? Ricordiamo che la normativa impone di registrare l’operatore, non impone assolutamente di registrare il drone. La registrazione del drone è fondamentale solo per chi deve dichiarare gli scenari standard, mentre è facoltativa per la grande, se non stragrande, maggioranza degli utenti che volano nelle Open. Hobbisti, appassionati, utenti occasionali: basta che si registrano come operatori, perché mai dovrebbero registrare i droni?
Registrare il drone non da nessunissimo vantaggio, tanto bisogna comunque esporre il QR Code Operatore, non quello del drone stesso. E anche in caso di smarrimento del drone, con il QR Code operatore si può comunque risalire (appunto) all’operatore, che nel 99% dei casi per chi vola in Open è il proprietario, o un familiare del proprietario. In compenso, registrare il drone quando non serve espone a qualche piccola seccatura, tipo doversi ricordare di toglierlo dalla flotta quando lo si vende, non lo si usa più, si rompe o lo si perde. Una cosa che, a giudicare dalle domande che ci arrivano in redazione, non è ancora molto chiara a chi vola.
Insomma, noi nei dati dell’Osservatorio leggiamo che probabilmente le persone hanno imparato a usare D-Flight in modo più consapevole, limitandosi dichiarare i dati che servono davvero e non perdere tempo in registrazioni inutili. Per chi ancora avesse dubbi, consigliamo la lettura di questo ebook gratuito, che spiega ai dronisti come sopravvivere alla burocrazia… non solo a quella di D-Flight, ma anche ENAC, ENAV, ANSV e assicurazioni obbligatorie.




