C’è un tempo per le strategie di marketing e c’è un tempo per le strategie legali. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale di Avata 360, DJI affila i denti e attacca il concorrente Insta 360, che poco più di un anno fa aveva per primo lanciato il guanto di sfida all’azienda di Shenzen annunciando che avrebbe portato sul mercato il primo drone a 360 gradi al mondo, quello che poi è diventato il rivoluzionario A1 Antigravity.
Una mossa legale che arriva nel momento più delicato
DJI infatti ha avviato una causa per la proprietà di sei brevetti contro Arashi Vision, società madre di Insta360, presso il Tribunale Intermedio di Shenzhen il 23 marzo 2026. La notizia, riportata dal South China Morning Post, segna la prima disputa di questo tipo avviata da DJI in Cina.
Come dicevamo, il tempismo è tutt’altro che casuale, perché l’azione legale è scattata appena tre giorni prima del lancio del DJI Avata 360, previsto per il 26 marzo, entrando così in diretta competizione con l’Insta360 Antigravity A1 nello stesso momento in cui si apre il contenzioso.
Il mercato ha reagito immediatamente: le azioni di Arashi Vision hanno chiuso in calo del 7% a 181,15 yuan, in una giornata già negativa per il mercato di Shanghai.
Il nodo dei brevetti e la legge cinese
Alla base della causa c’è una specifica interpretazione della legge cinese sulla proprietà intellettuale. DJI sostiene che i sei brevetti contestati rientrino nella categoria delle “invenzioni di servizio”. In pratica, si tratterebbe di tecnologie sviluppate entro un anno dall’uscita di alcuni dipendenti dall’azienda, e direttamente collegate alle loro precedenti mansioni.
Secondo questa lettura, tali innovazioni apparterrebbero legalmente al precedente datore di lavoro, cioè DJI. I brevetti in questione riguarderebbero tecnologie fondamentali per i droni, tra cui sistemi di controllo di volo, progettazione strutturale e elaborazione delle immagini.
Un elemento chiave riguarda anche l’identità degli inventori. Alcuni nomi sarebbero stati anonimizzati nelle registrazioni cinesi, ma resi pubblici nelle corrispondenti domande internazionali PCT. Incrociando i dati, emergerebbero ex ingegneri chiave del reparto ricerca e sviluppo DJI.
La risposta di Insta360: “Accuse infondate”
La replica non si è fatta attendere. Il fondatore di Insta360, JK Liu, ha pubblicato una lunga dichiarazione su Weibo, respingendo punto per punto le accuse.
Secondo Liu, il brevetto più rilevante citato da DJI riguarderebbe una funzione molto specifica: una ripresa FPV con immersione in edifici attivabile con un solo pulsante, una funzione che – afferma – non è mai stata implementata in alcun prodotto a causa delle attuali restrizioni di volo.
Liu sostiene inoltre di aver ideato personalmente questa funzione, aggiungendo una dichiarazione diretta: “Se DJI voleva questo brevetto, poteva semplicemente chiederlo”.
Per quanto riguarda l’anonimato degli inventori, Insta360 spiega che si tratta di una pratica standard per proteggere i dipendenti da possibili pressioni esterne o tentativi di reclutamento, con i nomi che vengono comunque resi pubblici nelle fasi internazionali obbligatorie.
Un altro punto evidenziato riguarda l’età dei brevetti: molti sarebbero stati depositati oltre quattro anni fa e non rappresenterebbero più elementi centrali nella roadmap attuale dell’azienda.
28 brevetti contro DJI, ma nessuna causa
Nella sua risposta, Liu introduce un dato significativo: Insta360 avrebbe individuato 28 brevetti che potrebbero essere applicabili a prodotti DJI. Si tratta di 11 brevetti hardware, 8 software, 6 legati ai sistemi di controllo e 3 relativi ad accessori.
Nonostante questo, l’azienda non ha avviato alcuna azione legale. La scelta, spiega Liu, è strategica: privilegiare l’innovazione rispetto al contenzioso.
Tuttavia, questa posizione potrebbe cambiare. Liu precisa che Insta360 sarebbe pronta ad agire solo nel caso in cui la propria capacità di innovare o portare prodotti sul mercato venisse direttamente ostacolata, ad esempio con un blocco nello sviluppo dei droni.
Un contesto competitivo sempre più acceso
Il confronto tra le due aziende si inserisce in un mercato in forte pressione: A1 Antigravity ha generato oltre 30 milioni di yuan nelle prime 48 ore dal lancio, mentre DJI si prepara a entrare nello stesso segmento con un prodotto potenzialmente più accessibile.
Secondo analisi precedenti, il prezzo dell’Avata 360 potrebbe attestarsi intorno al 31% rispetto al listino iniziale dell’Antigravity A1, spingendo già Insta360 a rispondere con sconti aggressivi.
In parallelo, Liu richiama anche una recente vittoria legale contro GoPro. Il 26 febbraio 2026, la International Trade Commission statunitense ha stabilito che cinque brevetti contestati a Insta360 erano invalidi o non violati. Una battaglia legale costata oltre 10 milioni di dollari, ma conclusa con un esito completamente favorevole per l’azienda.
Uno scontro che va oltre i brevetti
Al di là degli aspetti legali, questa vicenda riflette una dinamica più ampia: la competizione sempre più intensa nel settore dei droni consumer avanzati.
DJI ha costruito la propria leadership puntando su prodotti competitivi e prezzi aggressivi, per far desistere la concorrenza. L’apertura di un fronte legale proprio alla vigilia di un lancio così importante rappresenta però un cambio di strategia significativo.
Ora la parola passa al tribunale. Insta360 ha dichiarato che seguirà il normale iter di raccolta prove e indagine, mentre continua a portare avanti il proprio piano di sviluppo, che prevede il lancio di sette-otto nuovi prodotti nel corso del 2026, tra cui una seconda piattaforma drone.
Il mercato osserva con attenzione. Perché questa non è solo una disputa sui brevetti, ma un segnale chiaro di quanto sia diventata serrata la corsa all’innovazione nel mondo dei droni.




