Per ora è solo un prototipo in scala che abbiamo visto al Dronitaly, ma il suo inventore, Italo Vannelli, è certo che sia la soluzione giusta per combattere gli incendi boschivi, in grado di versare una tonnellata d’acqua senza pilota. E ne è così convinto che offre il suo brevetto (italiano e internazionale) che si chiama TTH (Twin Tail Helicopter) a chi lo volesse realizzare full scale a una cifra simbolica.
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Abbiamo incontrato Vannelli al Dronitaly, e ci ha subito conquistato con la sua simpatia e la sua passione: “è una cosa così semplice che ci si stupisce che non sia stata fatta prima” ci dice. “Questo è il dimostratore in scala di un drone che porterà un secchio da mille litri, certamente non pensiamo di spegnere un incendio con quattro litri d’acqua” ride.
Il progetto sui fonda su due principi fondamentali: la prima, per avere un carico utile degno di questo nome, dobbiamo dimenticarci delle batterie. L’energia è prodotta da un gruppo elettrogeno. Nel prototipo, il gruppo elettrogeno è alimentato da un motore a scoppio a due tempi da 35cc, un motore della cinese ZLE ben noto agli aeromodellisti, raffreddato ad acqua e in grado di produrre circa 2 kw di potenza.

Secondo punto fondamentale, l’architettura coassiale, con due rotori controrotanti. “Un elicottero tradizionale spreca il 30% della potenza per alimentare il rotore di coda, che serve solamente a tenere dritto l’aeromobile contrastando la coppia di reazione del rotore principale” ci dice l’inventore. Nel coassiale, la coppia è bilanciata dai due rotori sovrapposti, che generano entrambi portanza. Un’idea semplice sulla carta, ma che nella pratica ha una complessità meccanica spaventosa, tant’è vero che è usato da un solo elicottero al mondo, il russo Kamov 52. E questo perché per poter dirigere l’elicottero sui tre assi è necessario avere complessi sistemi di passo ciclico e collettivo su entrambi i rotori. Il brevetto di Vannelli evita questa complessità delegando i movimenti di beccheggio e rollio a due rotori supplementari in coda, entrambi montati in modo da generare a loro volta portanza, così non è necessaria nessun passo variabile sui rotori principali che a tutti gli effetti si comportano semplicemente da eliche, arrivando a una semplicità sbalorditiva. “Questo è il cuore del brevetto” spiega Vannelli. “Aumentando o diminuendo la potenza di entrambi allo stesso modo si gestisce il beccheggio, quindi l’elicottero avanza o arretra. Se invece si aumenta l’uno e si riduce l’altro si controlla il beccheggio, e l’elicottero trasla a destra o a sinistra. L’asse Yaw, cioè la rotazione sull’asse Z, si controlla semplicemente variando la velocità di rotazione dei due rotori principali coassiali. “La cosa fantastica di questo aggeggio è che è la cosa più semplice che uno possa mai inventare nella vita” conclude l’inventore biellese.

Uhm non sembra poi così semplice obiettiamo noi.
“Ma no dai, ci sono riuscito io che faccio tutt’altro nella vita, sono commercalista anche se sono anche perito in costruzioni aeronautiche” ride Vannelli. “Certo, l’ ho realizzato grazie all’aiuto di due persone fantastiche: un informatico che si autocostruisce i droni e un elimodellista bravissimo che crea fantastici modelli volanti di elicotteri. Vorrei aggiungere che noi siamo qui al Dronitaly per fare vetrina, perché cerchiamo qualcuno in grado di passare dal prototipo in scala al full size: che siano costruttori di elicotteri, magari ultraleggeri, di autogiri o di droni. La nostra finalità come associazione “No Fire Zone” è contrastare gli incendi boschivi, quindi voglio essere chiaro: il costo per usare il brevetto sarà puramente simbolico.




