Può sembrare un’idea uscita da un manuale di tecniche medievali, ma arriva da uno dei principali centri di ricerca tedeschi. Alcuni ricercatori del Karlsruhe Institute of Technology (KIT), infatti, hanno sviluppato un sistema anti-drone basato su un principio estremamente semplice: sparare una catena d’acciaio contro un quadricottero e lasciare che sia la fisica a fare il resto.
La proposta nasce in un momento in cui la Germania sta affrontando un numero crescente di voli sospetti sopra aeroporti, installazioni militari e altre infrastrutture critiche, visto che solo nel 2025 sono stati registrati oltre 1000 episodi di questo tipo, mentre il Bundestag ha approvato oltre 100 milioni di euro di finanziamenti per sistemi di contrasto ai droni nel biennio 2025-2026.
Un’arma ispirata alle bolas sudamericane
Il concetto riprende il funzionamento delle bolas, gli strumenti tradizionalmente usati dai pastori sudamericani per catturare animali lanciando corde con pesi alle estremità.
Nel progetto del KIT, al posto delle corde vengono utilizzate leggere catene d’acciaio con maglie dal diametro compreso tra 3 e 4 millimetri. La catena viene sparata da un lanciatore calibro 40 mm a una velocità di 80 metri al secondo. Quando colpisce il drone, la catena si avvolge attorno alla struttura e soprattutto alle eliche, a quel punto i motori si bloccano e il velivolo precipita.
Simulazioni e test sul campo
Il progetto è guidato dal professor Claus Mattheck dell’Institute for Applied Materials del KIT e i risultati sono stati pubblicati sulle riviste Aerospace & Defence e Konstruktionspraxis.
Per verificare il comportamento del sistema, i ricercatori hanno utilizzato il software di analisi agli elementi finiti Abaqus. Nelle simulazioni è stata impiegata una catena di 70 grammi e lunga 2 metri, lanciata contro un quadricottero da 1 chilogrammo.
Sono stati analizzati tre scenari:
- catena lanciata orizzontalmente contro un drone in hovering;
- lo stesso scenario con la catena sparata da un tubo calibro 40 mm;
- drone inclinato di 30 gradi e in movimento a 25 metri al secondo.
I test pratici sono stati eseguiti presso il centro balistico di Sternenfels, nel Baden-Württemberg, utilizzando un sistema di lancio basato su catapulta. I ricercatori precisano che nei modelli non è stata considerata la resistenza dell’aria, un fattore che potrebbe influenzare l’apertura della catena dopo lo sparo.
Un approccio opposto ai laser ad alta tecnologia
Questa soluzione si colloca all’estremo opposto rispetto ai moderni sistemi anti-drone basati su laser o guerra elettronica.
Invece di utilizzare software, sensori sofisticati e grandi quantità di energia, il sistema del KIT punta su una soluzione puramente meccanica, semplice e portatile, sullo stesso piano stilistico dei sistemi CUAS che usano una rete per intrappolare i droni.
La catena pesa appena 70 grammi e, secondo Mattheck, comporta anche un rischio inferiore di danni collaterali rispetto a un proiettile solido di pari massa. Nei primi test, inoltre, ha mostrato prestazioni migliori rispetto alle reti in tessuto.
Il limite principale: la portata ridotta
Il principale compromesso è la distanza operativa. Come un fucile a pallettoni, infatti, il sistema è efficace soltanto a corto raggio.
Questo significa che non è pensato per sostituire laser, jammer o altre tecnologie avanzate, ma per aggiungere un’opzione economica e immediata all’interno di un sistema di difesa multilivello.
La sua semplicità è il vero punto di forza: non richiede elettronica, ottiche complesse o infrastrutture energetiche. Se il drone entra nel raggio utile e il tiro è preciso, la catena può bloccarne le eliche e neutralizzarlo.
Una soluzione semplice per un problema moderno
In un momento in cui molti Paesi investono miliardi di euro in tecnologie sofisticate per la difesa anti-drone, i ricercatori tedeschi hanno scelto di riscoprire un principio antico e adattarlo alle esigenze attuali.
L’idea non promette di sostituire i sistemi più avanzati, ma dimostra che, in alcuni casi, anche una soluzione meccanica estremamente semplice può offrire un contributo concreto alla protezione di aeroporti, carceri e infrastrutture sensibili.




