A prima vista salta subito all’occhio c’è qualcosa che non va. “Cosa è successo alle ali di quel drone?” viene da chiedersi. E invece questo modello ad ala fissa è semplicemente asimmetrico.
Non si tratta di un’originale scellta estetica, perché dietro questo aspetto insolito c’è un progetto costruito per osservare un obiettivo durante voli lunghi e veloci. E soprattutto per operare in maniera fortemente automatizzata: F10 non ha bisogno di una pista, perché può essere lanciato e recuperato da una base robotica capace di ospitare fino a cinque velivoli.
Presentato a settembre 2026, F10 Lightrunner rappresenta anche una novità importante per Skydio: è il primo drone ad ala fissa dell’azienda statunitense.
Sette chili, circa 160 km/h e fino a due ore di volo
Skydio F10 Lightrunner pesa 7 kg, batterie comprese, e può raggiungere una velocità massima di 44 m/s al livello del mare, equivalente a circa 160 km/h. Il tempo massimo di volo dichiarato arriva a 120 minuti.
La scheda tecnica indica inoltre una quota massima operativa di 3.352 metri di density altitude e un limite di vento per lancio e atterraggio di 12 m/s, circa 43 km/h. La protezione del velivolo è certificata IP55, mentre la temperatura operativa dichiarata va da -20 a 55 °C, misurata presso MegaDock.
La batteria può essere ricaricata dal 10% al 90% in 45 minuti, e a bordo trovano posto anche un NVIDIA Jetson Orin SoC e un Qualcomm Snapdragon 865 SoC.
Si tratta quindi di una piattaforma pensata soprattutto per missioni a lungo raggio, come ricerca e soccorso, risposta alle emergenze, sicurezza e ispezione delle infrastrutture. Le prime consegne ai clienti sono previste nel corso del 2027.
SideEye: perché la telecamera è spostata di lato
È difficile guardare F10 senza notare immediatamente la sua caratteristica più particolare: il sistema di ripresa non si trova sull’asse centrale del drone, ma è spostato lateralmente.
Skydio chiama questa configurazione SideEye, che prevede la posizione del sistema di ripresa fuori dal piano dell’elica e risponde a un’esigenza concreta: mantenere il soggetto nell’inquadratura anche mentre il velivolo esegue delle manovre. Secondo Skydio, questa soluzione permette di evitare che l’ala o il propulsore interferiscano con la visuale, quindi l’asimmetria del drone è una conseguenza diretta della funzione che deve svolgere.
Tre sistemi di ripresa, compresa una termocamera FLIR
La dotazione di F10 comprende una fotocamera teleobiettivo con sensore CMOS da 48 MP e una fotocamera con sensore CMOS da 64 MP. A queste si aggiunge una termocamera FLIR Boson+ con microbolometro VOx non raffreddato e risoluzione di 640 × 512 pixel.
Per navigazione e visione dell’ambiente circostante sono presenti sei telecamere disposte in configurazione binoculare sulla parte anteriore, superiore e inferiore del velivolo. Il sistema offre un rilevamento degli ostacoli a 360 gradi durante le operazioni diurne. Frontalmente la distanza di rilevamento dichiarata raggiunge 100 metri, mentre sopra e sotto il velivolo arriva a 20 metri.
Chi vuole entrare nel dettaglio può consultare direttamente le specifiche tecniche complete dello Skydio F10 Lightrunner.
Un paracadute con due cartucce di azoto
Tra i sistemi di sicurezza di F10 c’è anche un paracadute, che utilizza due cartucce di azoto e può attivarsi automaticamente in caso di avaria durante il volo oppure essere azionato manualmente. La quota minima indicata per il dispiegamento è di 45 metri AGL, cioè rispetto al livello del terreno, mentre la velocità massima prevista per l’attivazione arriva a 44 m/s.
MegaDock ospita fino a cinque F10
Per capire davvero il progetto Lightrunner, bisogna anche soffermarsi bene su MegaDock, la stazione automatizzata sviluppata specificamente per F10. La base può contenere fino a cinque velivoli, proteggerli tra una missione e l’altra e provvedere alla loro ricarica.
Ma la soluzione più interessante riguarda il modo in cui vengono gestiti partenza e rientro, perché per decollo e recupero MegaDock utilizza un sistema robotico dotato di una pinza a ventosa. In questo modo F10 può essere messo in volo senza utilizzare una pista e successivamente recuperato dalla stessa infrastruttura.
Dai droni consumer ai sistemi autonomi
Skydio è un produttore statunitense fondato nel 2014 da ricercatori provenienti dal MIT. L’azienda, che si è fatta conoscere inizialmente nel mercato consumer, ha lanciato nel 2018 Skydio R1 (qui il nostro articolo di allora), uno dei primi droni a puntare con decisione su computer vision e volo autonomo, nonché terribilmente simile a quelli più recenti come HOVERAir.
Negli anni successivi Skydio ha progressivamente abbandonato il mercato consumer, concentrandosi sui droni autonomi destinati ad aziende, infrastrutture, pubblica sicurezza e clienti governativi, seguendo una parabola comune ad altri produttori, come la francese Parrot.
L’autonomia è rimasta il tratto distintivo dell’azienda, con l’obiettivo di ridurre il più possibile la necessità che un pilota controlli continuamente il drone, affidando a computer vision e intelligenza artificiale attività come navigazione, evitamento degli ostacoli e gestione della missione.
Un drone insolito anche nel modo di operare
F10 Lightrunner porta questa impostazione su una piattaforma ad ala fissa e lo fa con soluzioni immediatamente riconoscibili.
Il SideEye rende particolare la sagoma del velivolo, mentre MegaDock cambia il modo in cui viene pensata la sua presenza sul campo. Non più soltanto un drone da far decollare, pilotare e recuperare, ma un sistema nel quale anche partenza, rientro, protezione e ricarica dei velivoli sono affidati all’automazione.
Con le prime consegne previste nel 2027, è questo probabilmente l’aspetto più interessante dello Skydio F10 Lightrunner: non soltanto un nuovo drone ad ala fissa, ma un velivolo progettato fin dall’inizio per lavorare insieme alla propria base robotica.



