Con il drone nel Parco Nazionale dello Stelvio

0

Senza autorizzazione è proibito volare nei Parchi Nazionali. Ma l’esperienza di Simone Dall’Asta, cinquantunenne pilota ENAC, dimostra che presentando un progetto sensato e volando nel rispetto della natura e della fauna, oltre che degli altri escursionisti, il permesso non è affatto difficile da ottenere.

DCIM100MEDIADJI_0043.JPG

DCIM100MEDIADJI_0017.JPG

IMG_20170829_175320

IMG_20170829_174612 IMG_20170829_174552 IMG_20170829_174421Mi chiamo Simone Dall’Asta e all’età di 51 anni, dopo 27 anni trascorsi a lavorare nel campo dell’informatica, mi sono reinventato una professione, decidendo di lavorare con i droni. Ho deciso di fare le cose seriamente, quindi, creata l’azienda, DL Droni S.r.l. con mio figlio Luca, che si occupa della parte di sviluppo e analisi dei dati raccolti, ho preso l’attestato per le operazioni non critiche e poi per le operazioni critiche, presso AirPower Verona.

Il nostro focus è verso l’agricoltura di precisione e l’ispezione dei campi fotovoltaici, anche se ovviamente è più facile ricevere richieste per riprese video.
Abbiamo acquistato il nostro primo APR, un Mavic Pro, pensando di usarlo per tenermi in esercizio come pilota  e per utilizzarlo successivamente per sopralluoghi: sin da subito lo abbiamo iniziato ad utilizzare per delle riprese video che, pur non essendo paragonabili ad altre accoppiate drone-sensore, fanno la loro bella figura.Ed ecco che, appassionato di montagna, frequentando da anni soprattutto la zona trentina del Parco Nazionale dello Stelvio, dopo aver deciso di fare un’escursione di 2 giorni insieme ad un amico, penso a quanto sarebbe bello poter fare dei sorvoli e delle riprese in quell’ambiente.

Sarà complicatissimo, mi dico: Parco Naturale, area vietata al sorvolo, serviranno tempi biblici per le autorizzazioni, ma, perché non provarci?

Mi organizzo e facendo qualche telefonata, partendo da uno dei punti visita del Parco dello Stelvio, risalgo la china burocratica e gerarchica e riesco a parlare con la Direzione del Parco.
Spiego quello che vorrei fare, che sono in regola sia con l’APR che come pilota, che non ho intenzione di fare un uso commerciale delle immagini rivendendole a qualcuno ma le userei solo per pubblicarle sul nostro sito web e sulla nostra pagina FaceBook e che sono tranquillamente disposto a cederne copia alle autorità del Parco.

L’accoglienza del personale, telefonicamente, è eccezionale: persone gentilissime, che mi dicono di presentare una richiesta via mail, spiegando ciò che ho detto loro telefonicamente. E’ la mattina di lunedì 28 agosto quando parlo con loro ed invio la mail: la mia intenzione era quella di fare l’escursione partendo il giorno dopo! Ebbene, nel primo pomeriggio ricevo una PEC dove mi autorizzano.

Fantastico, mi dico. E ora?

Scaramanticamente non ho preparato nulla.

E allora “esplodo” tutti gli accessori del Mavic sul tavolo e comincio la cernita: nello zaino non può starci tutto … Oltre al Mavic (e al suo radiocomando) decido di portarmi un set completo di eliche di scorta, 3 batterie, il caricabatterie multiplo, l’iPad, il porta iPad da agganciare al controller del Mavic, le alette parasole per l’iPad, i piedini per rialzare il Mavic (non mi porto la dronepad, quindi potrei dover decollare/atterrare nell’erba), cavetti vari, un set di filtri (anche se so già che userò un ND16), il giubbino giallo identificativo di pilota APR, l’anemometro e tutta la documentazione (logbook pilota, logbook APR, attestato, assicurazione, certificato medico, le immancabili check list oltre naturalmente all’autorizzazione rilasciatami del Parco). Il minimo indispensabile, che, in ogni caso, ben imbottito e protetto, mi aumenta il peso dello zaino di quasi 3 kg (e se fai un’escursione in cui sali di 900 metri, beh, si sentono sulle spalle).

Il primo volo, un’oretta di camminata dopo la partenza, è il più emozionante, ma è anche il più faticoso: volo ad una quota dell’escursione dove trovo ancora parecchia gente, tra cui i soliti personaggi che ti fanno mille domande intanto che piloti e mi vedo costretto ad atterrare e chiedere cortesemente di lasciarmi tranquillo e che risponderò alle loro domande al termine del volo, cosa peraltro che faccio volentieri, sottolinenando si la bellezza delle riprese, ma anche che non si tratta di un giocattolo e che far volare un drone richiede attenzione e valutazione dei pericoli, anche in mezzo al nulla.

I voli si susseguono, in salita e, il giorno dopo, in discesa: divento anche spregiudicato, infilandomi con il Mavic in una stretta gola, per riprendere il torrente Rabbies da una prospettiva “particolare”, il tutto disattivando i sensori, per evitare continue segnalazioni e blocchi del Mavic: l’APR diventa un po’ più “cattivello” da governare, ma ben si comporta e riesco a completare anche quelle riprese.

Ogni tanto, durante i voli, sono costretto ad interrompermi perché attaccato dagli uccelli: quindi, avvisato dal mio amico, per l’occasione addestrato ad assistente, mi attivo la modalità sport e scappo via in fuga veloceD’altronde non posso pretendere nulla: quella è casa loro e sono io giustamente l’intruso da far andar via. Che altro dire: per un neofita come me è stata un’esperienza importante, soprattutto perché ho potuto volare tra le montagne che amo e ammiro.

Non posso che ringraziare il Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette del Parco Nazionale dello Stelvio Trentino per la loro cortesia e disponibilitàDevo ringraziare anche i responsabili del Rifugio Dorigoni, dove io ed il mio amico abbiamo pernottato e da dove ho eseguito parecchie riprese: per permettermi di avvicinarmi al rifugio hanno praticamente chiesto alle persone che stavano sedute fuori sulle panche di legno di entrare, per garantirmi un avvicinamento in sicurezza (avevo comunque attivato il geofencing per evitare il sorvolo del Rifugio). Al solito ho registrato oltre 90 minuti di riprese alla fine condensate in poco più di 3 minuti, ma questo ci sta. Mi sono già messo in testa che il prossimo anno ripeterò il tutto su un altro sentiero: è un’esperienza che anche se non è remunerativa a livello economico, ti fa crescere, sia come pilota che come persona, nel rispetto della natura.

2454 visite


Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: