Aeroscope: DJI dice alla polizia di chi è quel drone

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Il colosso cinese è sempre più attivo nella sua politica di condivisione delle informazioni con le autorità. L’ultima trovata si chiama Aeroscope, un sistema che comunica alle forze dell’ordine i dati del drone (e del suo pilota) durante il volo, sfruttando il link di controllo del drone stesso. Naturalmente funziona solo con i DJI.

I furbetti sono avvisati: a volare dove non si deve si rischia grosso, è il drone stesso che sussurra all’orecchio della polizia chi è il suo pilota e il numero di serie del drone, oltre ai dati telemetrici di base, tra cui la posizione, l’ altitudine, la velocità e la direzione. Aeroscope, questo il nome della soluzione, sfrutta come link radio quello tra il il drone e il suo radiocomando, e funziona già su tutti i DJI, vecchi e nuovi. Non c’è nulla da installare e nessun aggiornamento a fare, quindi tranquilli, nessuno può sfuggire.

Non che la privacy degli utenti sia mai stata al primo posto nei pensieri dei cinesi, ma stavolta si sentono in dovere di farci sapere che “Poiché AeroScope si basa direttamente sui droni (trasmettendo le loro informazioni direttamente ai ricevitori locali) e non sulla trasmissione dei dati a un servizio Internet, garantisce che la maggior parte dei voli non venga automaticamente registrata nei database governativi, proteggendo la privacy delle persone e delle aziende che utilizzano droni”. Oh meno male, siamo davvero sollevati.

Il sistema è stato dimostrato pubblicamente in Belgio, a Bruxelles, dove si è visto come il ricevitore AeroScope sia in grado di captare immediatamente la presenza di un drone appena viene messo in funzione, manco c’è bisogno che decolli, e viene subito segnato su una mappa e visualizzato il numero di registrazione, cosicché “le autorità possono usarlo per risalire al proprietario di un drone che desta preoccupazioni”. Già, molto facilmente, visto che la stessa DJI si è premurata di obbligare tutti i suoi utenti a registrarsi sennò il drone non va da nessuna parte.

L’arnese funziona naturalmente solo sui droni DJI, e con una certa sicumera i cinesi dicono che “Altre case produttrici di droni possono facilmente configurare i loro velivoli esistenti e futuri per trasmettere queste informazioni identificative allo stesso modo”. Chissà se faranno la corsa a farlo?

Secondo DJI, la mossa si inserisce nella strategia tesa a “trovare un equilibrio ragionevole tra la necessità di identificazione dei velivoli a pilotaggio remoto che destano preoccupazioni nelle autorità e il diritto dei piloti di volare senza essere soggetti a una sorveglianza pervasiva”. Speriamo che abbiano ragione. 

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