News da AUVSI da Orlando, stand Parrot

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Direttamente dal nostro inviato alla conferenza AUVSI di Orlando in Florida la presentazione del nuovo gioiello tecnologico di Parrot il Bebop.

articolo a cura di Luca Masali

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Orlando, Florida – Parrot presenta il prototipo del BeBop, un piccolo quadricottero che non ha nulla in comune con l’ AR drone ma è un concentrato di novità. Pesa 380 grammi, ha lo chassis in magnesio che lo rende estremamente robusto. Eliche tripala a pala larga per tenere corti i braccetti, motori bl outrunner, una singola scheda basata su un processore ARM dual core, lo stesso usato nei telefoni cellulari. Ancora più interessante la GPU che, grazie alla stabilizzazione sui tre assi, sopperisce alla mancanza del gimbal per la telecamera HD 1080p integrata da 14 megapixel (angolo di visuale 180 gradi in verticale e in orizzontale) ed elabora le immagini per restituire video di alta qualità in formato 16:9 senza il talvolta fastidioso effetto fisheye tipico delle action cam.

Il Bebop, come è tradizione in Parrot, si comanda con un tablet, che può essere integrato nella docking station che non solo ci da i classici stick per il pilotaggio, ma grazie a 4 antenne MIMO (2 rx e 2 tx) permette di ottenere link wifi robustissimi a 2,4 o 5 GHz (selezionabili dall’utente) con un range di 2 km anche in FPV attraverso Oculos, un sistema molto intuitivo che permette di pilotare il drone semplicemente muovendo la testa, senza bisogno toccare gli stick.

Per il volo indoor, il Bebop ha una telecamera di servizio verticale che in combinazione con il sonar e il barometro consentono il mantenimento della quota e l’atterraggio automatico senza bisogno del segnale GPS. e protezioni rimovibili in polistirolo per le eliche. Tra le feature di sicurezza segnaliamo un sistema anticollisione che ferma immediatamente i motori in caso di urto.
La navigazione automatica è possibile attraverso un sistema open source di viewpoint grafici compatibile con MAVLink.

La prova in volo

Parrot ha organizzato una giornata di prove per dar modo alla stampa specializzata internazionale di testare il prototipo. DronEzine è l’unica testata italiana invitata alle prove, e questo ci inorgoglisce assai.

La location è molto suggestiva, un golf club nel cuore della Florida. la giornata è tipicamente tropicale, con un caldo assassino (oltre 36 gradi) e un vento a raffiche che soffia dal Mar dei Caraibi e non facilita per nulla le operazioni di volo.

Parrot ha disseminato tra le buche una serie di gazebo dove testare il multicottero.
Il percorso comincia dal gazebo Ipad, dove semplicemente si prova la macchina con un ipad. Il sole tropicale rende praticamente inusabile la funzione FPV: il gentile staff Parrot ci dice che sullo schermo si vede quel che la camera di bordo registra, ma noi vediamo solo la nostra faccia riflessa, e intuiamo vagamente l’area circolare che funge da stick.
Con l’ipad (o qualunque tablet o smartphone Android) e la app gratuita Freeflight 3.0, decollo e atterraggio sono completamente automatici. Basta una ditata sul pulsante verde nella schermata principale e il drone decolla. c’è anche un pulsante rosso segnato come “EMERGENCY” ma è bene ignorarlo: non fa altro che spegnere i motori, il che non è esattamente consigliabile.

Qiando il dito sta al centro del cerchietto che rappresenta lo stick, il drone è comandato dal tablet per avanti, indietro, destra e sinistra, mentre per ruotarlo o salire di quota bisogna muovere il dito sullo stick virtuale. Se si rilascia il dito il drone si ferma a mezz’aria e non risponde più ai comandi del tablet finché non si riprende ilo controllo rimettendo il dirto sullo stick.

Il piccolo quad sale senza problemi nel cielo tropicale, e non c’è molto da dire: fa esattamente quel che ci si aspetta che faccia, Ci vuole un pochino a prendere la mano a controllarlo col tablet per chi viene dai classici radiocomandi, ma complice il fatto che i tecnici Parrot hanno selezionato una modalità di volo molto tranquilla, con poco comando, dopo dieci minuti ci si abitua e ci si gode il voletto sotto gli occhi incuriositi dei golfisti americani,

Skycontroller

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Un’ auto elettrica da golfisti ci porta alla seconda fermata, il gazebo dove piloteremo il drone con lo Skycontroller, la docking station in cui inserire tablet o cellulare per guidare il nostro drone con gli stick. Purtroppo nel prototipo non si può cambiare mode, mentre lo si potrà fare nelle versioni di serie. Essendo io abituato al mode 1 non riesco a provare il mode 2, il più diffuso negli USA; ma dopo averlo fatto volare con il pad non ho dubbi che sia altrettanto semplice con gli stick, che sono di alta qualità e comodi da impugnare, anche se visto il peso del compesso skycontroller+tablet è bene usare la tracolla. Lo skycontroller ha un proprio processore dual core a bordo e usa la stessa batteria del drone, un piccolo accorgimento davvero comodo, visto che il Bebop nella versione con skycontroller sarà offerto con 3 batterie, due per volare e una appunto per lo skycontroller.  Oltre agli stick, lo Skycontroller ha le antenne amplificate MIMO con il guadagno massimo ammesso negli USA, 36 DB, il che porta il raggio d’azione a due chilometri, decisamente molto per un drone così piccolo.

Oculos

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La terza fermata ci porta all’ultimo gazebo, dove proveremo oltre allo Skycontroller anche Oculos, il sistema per il volo FPV. Anch’esso è un prototipo, e si vede: spigoloso e brutticello, non sembra nemmeno parente del bellissimo casco da top gun che si vede nei rendering ufficiali Parrot. Comunque sul naso è comodo, e la risoluzione decisamente buona, così come la luminosità, che abbassiamo perché il sole della Florida ha deciso di fare gli straordinari.
E’ la mia prima esperienza in FPV, e non nascondo il timpore di fare un casino, ma invece va tutto bene: l’unica piccola difficoltà è stata trovare il pulsante per il decollo automatico sullo Skycontroller, visto che con il visore sul naso non si vede assolutamente nulla, e mi aiuta uno degli uomini dello staff. Controllare il drone alzando la testa per salire, ruotandola per girare, inclinandola per andare a destra e sinistra è decisamente facile e divertente, un volo assolutamente naturale e facilissimo. Il guaio è che per me che son profano di golf le buche son tutte uguali e non avevo assolutamente idea di dove fossi, visto che nel prototipo manca un riferimento GPS che ci dica la posizione del drone rispetto al pilota: una cosa che sarà presente nella versione di serie, ma al momento pur non sapendo dove mi trovavo mi sono divertito molto, davvero una realtà virtuale che ci fa vivere l’esperienza di essere nel nostro BeBop. Alla fine, temendo di essermi allontanato troppo, ho chiesto ai Parrot Men di schiacciare per me il pulsante di atterraggio… e con somma vergogna ho vissto che ero a una ventina di metri dal punto di decollo. Sarebbe bastato che mi girassi e avrei visto finalmente dov’ero e sarei riuscito ad atterrare perfettamente ai miei piedi.

Parrot è abbottonatissima su disponibilità e prezzi, ma alla fine siamo riusciti a strappar loro una mezza ammissione che arriverà nell’ultimo trimestre dell’anno, in tempo per Natale. Quanto al prezzo non c’è stato verso di cavare nessuna ammissione, ma abbiamo la netta impressione che non ne abbiano la minima idea nemmeno loro.

La presentazione in volo da parte del CEO di Parrot, Henri Seydoux

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