Il 2017 dei droni: l’Europa si allontana, ma arrivano i trecentini. Tutto sommato il 2017 è stato un buon anno

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Capodanno si avvicina, tempo di bilanci. Il 2017 è stato un anno positivo per i droni: anche se è definitivamente tramontata ogni speranza di avere il regolamento unico europeo per i droni nel 2018 (se ne riparla per il 2021, forse) l’entrata a regime degli scenari standard ha consentito di effettuare operazioni specializzate in presenza di decine di migliaia di persone in città, riprese che erano solo un sogno nel 2016. E l’avanzata inarrestabile dei trecentini, spinta dal DJI Spark, ha permesso a migliaia di aeromodellisti e fotografi di avvicinasi alle videoriprese anche in ambiente urbano senza patentino. Poteva andare meglio, certo. Ma alla fine è stato un buon anno.

Mancano pochi giorni al capodanno, cerchiamo di fare un bilancio dell’anno che si è appena concluso. Un anno in cui sono successe molte cose, ma cominciamo da quelle che non sono successe: nessun incidente grave alle persone, in nessuna parte del mondo. A dimostrazione che il rischio dei droni non è poi così alto come si favoleggia, anzi, pare essere una delle attività più sicure che esistano al mondo. Segnaliamo un paio di incidenti con aerei, e questo non è bello, ma anche qui nessun ferito, né contro un elicottero militare (solo qualche scheggiatura a una pala del rotore principale) e un jet passeggeri (vernice appena appena scrostata).  Poi proseguiamo con le cose che non succederanno: nel 2018 non arriverà nessun regolamento europeo.

L’Europa dorme

Questa almeno è la convinzione degli addetti ai lavori, in mancanza di comunicazioni ufficiali dall’Easa stessa. In via non ufficiale di parla del 2020, più probabilmente del 2021. Buio anche sui contenuti effettivi della riforma europea, al di la delle bozze di lavoro che erano circolate nei mesi scorsi: quel che si sa di certo è che i droni sono inseriti nel programma strategico 2019-2021, in cui si conferma che l’obiettivo europeo resta quello di creare un framework di regole comuni centrate sullo scenario operativo e sul rischio associato. L’EASA comunque mette le mani avanti e ammette di non poter garantire di rispettare i desideri di utenti e Commissione Europea per quanto riguarda i tempi, il budget e nemmeno la qualità delle regole che nasceranno. Inoltre, avvisa, sarà molto difficile che gli Stati membri riescano a trovare un terreno comune per le definizioni del rischio e delle aree interdette al volo: il che significa che, molto probabilmente, ogni nazione su questi punti fondamentali continuerà a fare di testa sua esattamente come succede ora. 

A dimostrazione di quanto siamo in alto mare, basta notare che tra le pietre miliari del 2019 (2019, altro che regole a metà 2018, vero?) dovrebbero essere definite le opinioni di EASA sulle categorie Open e Specific, cioè la base stessa delle future euroregole: la distinzione tra i droni che non avranno bisogno di una certificazione (Open) e quelli che invece saranno trattati in pratica alla stregua di aeroplani (Specific). Al di la dei sogni poco realistici di quanti leggendo superficialmente le bozze vedevano in EASA una specie di “liberi tutti”, in realtà il ritardo europeo farà piacere a quanti premevano per una stabilità regolamentare nei Paesi che possono contare su un set di regole ben delineate per i droni (tra cui l’Italia, nel bene e nel male) e renderanno più difficile la vita a chi opera nei Paesi in cui la regolamentazione è meno definita, e più in generale a quanti vedevano nelle regole EASA la possibilità – sacrosanta- di far valere almeno nell’area UE le proprie certificazioni: invece si andrà avanti ancora per anni in questa paradossale situazione in cui i certificati ottenuti in un Paese europeo sono carta straccia in quello confinante. 

Finalmente si vola in città!

L’effetto dirompente degli Scenari Standard, cioè le regole per volare con il drone vicino alle persone, hanno fatto fiorire molte operazioni specializzate in ambiente urbano. Dalla Stramilano alla ripresa dell’accensione dell’albero di Natale di Milano per conto di Sky, dalle corse dei motoscafi all’idroscalo (praticamente attaccato all’aeroporto di Linate, anzi, storicamente l’aeroporto di Linate ERA l’idroscalo) alle riprese sul Colosseo gli scenari standard hanno di fatto aperto ai droni i cieli urbani. Tra l’altro, notiamo con piacere che in molti casi le Autorità aeroportuali applicano le regole con flessibilità e spirito di collaborazione, evitando nei limiti del possibile le emissioni di NOTAM: una decisione che – lo ricordiamo – spetta sempre e comunque solo a Enac ed ENAV, quindi la richiesta va sempre fatta quando le condizioni lo impongono, per esempio nel caso di un volo in ATZ.  Nel 2017 abbiamo voltato pagina, l’augurio per il 2018 è che le operazioni specializzate in ambiente urbano e in prossimità (non sopra) delle persone divenga così comune nel 2018 da non fare più notizia. E ci aspettiamo anche che gli scenari standard, al momento definiti solo con una circolare, entrino a pieno diritto nella revisione del regolamento ENAC prevista per i primi mesi del 2018. 

Lavorare senza patentino? Ora sì che si può!

Regalo inaspettato di fine anno, l’arrivo del piccolo drone da selfie DJI Spark ha messo le ali ai piedi ai “trecentini”, i SAPR inoffensivi sotto i 300 grammi che possono essere usati anche per lavoro senza patentino in ogni scenario, anche in città.  Anche volado sulle persone (persone, non folla), una cosa che possono fare solo i trecentini.

E’ vero che lo Spark così com’è non può essere usato come SAPR inoffensivo ma va modificato, documentato aeronauticamente, assicurato come SAPR e soprattutto deve seguire le regole dell’aria come qualsiasi altro aeromobile, ma grazie alle tante aziende italiane che offrono i kit di modifica con tanto di documentazione aeronautica l’uso dello Spark “Trecentizzato” è davvero alla portata di tutti, e tantissimi aeromodellisti, fotografi o semplicemente appassionati hanno fatto il salto della quaglia e sono diventati operatori di SAPR, per volare dove gli aeromodellisti non possono e magari cominciare a fare qualche lavoretto.

Esploso nel luglio scorso, il fenomeno si è stabilizzato negli ultimi mesi, e ormai dalla fine dell’estate il 60% dei nuovi operatori di SAPR usano inoffensivi sotto i 300 grammi, che sono stati usati anche per riprese pubblicitarie nel cuore di Firenze o per riprese scientifiche sul Colosseo di Roma. Una tendenza confermata anche dal mese di Dicembre, in cui la percentuale dei trecentini rispetto agli altri Sapr rimane fissa al 58%, la stessa di Novembre. Una vera rivoluzione, quella dei droni inoffensivi, che è nata alla metà del 2017 e non potrà che rafforzarsi nel 2018.

Percentuale dei nuovi operatori di trecentini (in blu) rispetto a tutti gli altri SAPR

Liberi di giocare: Babbo Natale ci ha portato i droni giocattolo!

Altra importante novità di fine 2017 è stato l’arrivo di quelli che sono (un poco bizzarramente) definiti “aeromobili giocattolo”. Già previsti di sfuggita nel regolamento ENAC, a Dicembre il concetto è entrato anche nella revisione delle Regole dell’Aria italiane. I droni giocattolo, che per la legge sono un “aeromobile senza pilota, progettato o destinato, in modo esclusivo o meno, ad essere usato a fini di gioco da parte di bambini di età inferiore a 14 anni” è fuori dl regolamento ENAC, non essendo né un SAPR né un aeromodello, e quindi non è di fatto regolamentato. Il guaio è che la definizione legale è estremamente vaga e ancora non abbiamo ben chiaro che cosa sia un aeromobile giocattolo, ma confidiamo che ai primi giorni dell’anno nuovo ne scopriremo di più. Quel che è certo è che finalmente i ragazzini e i bambini ora sono liberi di giocare al parco con i droni, che non sono molto più pericolosi di una bicicletta per bambini o un pallone da calcio, senza rischiare di violare un regolamento aeronautico, che con i giocattoli non c’entra assolutamente niente. 

2018, tutti a caccia di DJI

Pur senza pretendere di avere la sfera di cristallo, siamo certi che nel 2018 scoppierà una guerra per scalzare DJi dal monopolio di fatto che ha sul settore. I segnali ci sono tutti: i concorrenti stanno riprendendosi dalle botte da orbi prese negli scorsi mesi, chi non è morto (per esempio la defunta 3DR) non ha altra scelta che lottare. Parrot continua decisa nella sua strategia di diventare produttore di macchine professionali, e dopo il tuttala Disco agricolo a fine anno ha stupito con un quadricottero agricolo di generose dimensioni e con i BeBop con camera termica. Dopo un lungo letargo si è risvegliata pure Yuneec, che finalmente ha mostrato le unghie con l’esacottero industriale H520. E la fortuna dei trecentini fa venir voglia ai produttori italiani di entrare nell’arena, cercando di togliere il giocattolo nuovo ai cinesi di DJI. Che dal canto loro rischiano di lasciar spazio alla concorrenza anche per la loro sempre più stringente, e non sempre condivisa dagli utenti, politica di chiusura dello spazio aereo a colpi di geofencing. Insomma, se il 2017 è stato un anno con più luci che ombre, per il 2018 ci aspettiamo davvero grandi cose. 

 

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