Drone contro elicottero militare, conclusa l’indagine tecnica

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L’NTSB, l’agenzia Usa che indaga sugli incidenti aerei, omologa della nostra ANSV, ha concluso l’inchiesta sulla collisione del 21 settembre scorso, quando un Phantom ha urtato il rotore di un elicottero miltare BlackHawk, danneggiando lievemente una pala e costringendolo all’atterraggio. Nessun ferito, ma danni economicamente ingenti

Il danno alla pala del Black Hawk. (Courtesy NTSB)

L’errore è stato quello di fidarsi del software, e in particolare del geofencing e del return to home di DJI Go4. L’incidente è avvenuto sui cieli di Brooklin il 21 settembre scorso, alla quota di 300 piedi (circa 100 metri) sul livello del mare. Nonostante il pilota dell’elicottero militare, un Sikorsky UH-60M Black Hawk, abbia visto il drone, non è riuscito a evitare la collisione. Il drone è stato completamente distrutto, mentre l’elicottero è riuscito ad atterrare in piena sicurezza, riportando un bozzo ci circa 4 cm su una pala.

Il drone volava secondo le regole dell’aeromodellismo, che in America come in Italia impongono che il pilota remoto tenga sempre il suo mezzo nel suo campo visivo, comandandolo ad occhio nudo (al limite con occhiali da vista, se necessario) e possa garantire di tenere la separazione e dare la precedenza a tutti gli aeromobili manned. Cosa che non è successa: l’inchiesta ha dimostrato che il drone volava intenzionalmente a 2,5 miglia (oltre 4 km) dal suo pilota, il 58enne  Vyacheslav Tantashov, che voleva ottenere riprese spettacolari di New York volando sul mare. Peccato che, all’insaputa di Tantashov, l’area era soggetta a una restrizione temporanea di volo per le operazioni degli elicotteri militari, autorizzati a volare a bassa quota. I log del drone, i cui rottami sono rimasi incastrati nell’elicottero e hanno consentito l’identificazione del pilota, hanno dimostrato che l’hobbysta americano non era nuovo a queste bravate, avendo volato in precedenza a 1,8 miglia di distanza e 170 metri di quota, di nuovo fuori dai limiti del volo a vista.

La rotta del drone (in bianco) e dell’elicottero (in verde)

Interrogato dagli ispettori dell’NTSB, Tantashov ha detto di essersi fidato del geofencing di DJI che avrebbe dovuto segnalare una eventuale restrizione del traffico aero sulla zona, una feature che però non ha alcun valore legale ma è solo una sicurezza in più, la responsabilità di verificare che lo spazio aereo sia volabile è sempre e solo del pilota. Inoltre, dall’inchiesta è risultato che il tablet usato da Tantashov non aveva connessione web, quindi sarebbe stato comunque impossibile ricevere gli aggiornamenti delle no-fly zone. L’incidente si è verificato due minuti e sei secondi dopo che  si è attivato il return-to-home automatico, dal momento che il drone aveva raggiunto la sua massima autonomia e range opertivo.

Tantashov ha atteso mezz’ora il ritorno del drone. Non vedendolo arrivare ha pensato che fosse precipitato in mare ed è tornato a casa. I dati del volo del drone sono stati recuperati dal Health and Usage Management System (HUMS) dell’Esercito americano.

In conclusione, il rapporto NTSB afferma che l’incidente è dovuto all’impossibilità da parte di Tantashov di vedere ed evitare l’elicottero militare (see-and-avoid) a causa della distanza, intenzionalmente fuori dai limiti del volo a vista, e dalla scarsa conoscenza dell’aeromodellista sulle regole del volo. 

Essendo l’NTSB un ente tecnico e non una magistratura, il lavoro degli ispettori è terminato con l’analisi delle cause dell’incidente: ora la parola spetta alla magistratura ordinaria per eventuali sanzioni civili e penali a carico del pilota del drone.

 

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