Come cambia il business dei servizi con i droni al tempo dei trecentini

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I sapr inoffensivi di peso inferiore a 300 gr dominano la scena: ottime performance di volo, capacità foto/video più che interessanti e una “burocrazia operativa” molto snella. Ne parliamo con uno dei principali operatori di Sapr, Overfly.me

La crescita mese per mese dei trecentini registrati a Enac. Si noti il balzo in avanti la scorsa estate , quando è arrivato lo Spark.

Niente patentino, possibilità di volare anche sulla gente (non in assembramento), nessuna complicazione perché tutte le operazioni sono sempre considerate non critiche, anche in città.
Sono questi i motivi per cui oltre 1500 operatori (per la precisione 1.715,  fino al maggio scorso, secondo i dati ufficiali ENAC) hanno deciso di dichiarare la propria operatività ad Enac come operatori di trecentini, mettendosi nella condizione di svolgere “lavoro aereo” con un’ adeguata tutela assicurativa, e nel pieno rispetto della legge,  iniziando così a muoversi professionalmente nel mondo dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, con offerte spesso complementari alla principale professione svolta (di fotografo, videomaker, topografo etc), come raccontato nei tanti report di Dronzine. Quanto fatturano queste micro iniziative professionali?  Spesso non molto, secondo la nostra recente analisi relativa al lavoro aereo a mezzo SAPR. Ma non così poco, se si va ad ipotizzare un dato aggregato.

Inoltre, il 2018 ha dimostrato a tutti che, nelle mani di operatori capaci,  i trecentini derivati dai DJI Spark sono macchine assolutamente in grado di offrire risultati professionali di altissimo livello, non solo per le produzioni televisive e web, ma anche per la fotogrammetria, come dimostra l’impressionante gallery del lavori “trecentini” svolti nel 2018 e fine 2017:
Per rendersi conto della concorrenza generata da questo sciame di “Spark & co.”  alleggeriti , è sufficiente fare una ricerca in Google: sono decine e decine gli operatori che investono in pubblicità online. E centinaia quelli che inseriscono il drone tra gli strumenti della loro proposta commerciale più tradizionale, che raggiunge il potenziale cliente di persona, o tramite brochure, fiere etc. Ma se è vero che l’offerta generata da professionisti ed aziende del mondo del “lavoro aereo senza pilota a bordo” è cresciuta verticalmente, di certo non si può pensare lo stesso della “domanda” del mercato – come lecito attendersi da un settore neonato, in cui l’operatività resta fortemente limitata da un regolamento in perenne divenire.
Abbiamo voluto fare quattro chiacchiere sull’argomento con Raffaello Schiavon di Overfly.me, startup attiva nelle operazioni specializzare sin dal 2014.  Anno in cui, anche tramite Dronezine, la società comunicava i propri primi passi nel mercato.
– Raffaello, siete ancora una startup, ma risultate “tra i più anziani” del settore SAPR specializzati nell’erogazione di servizi. Come vivete l’evoluzione del mercato di questi anni?
Il mercato è cambiato tantissimo, sia in termini di concorrenza che di opportunità, sopratutto nell’ultimo anno. Il nostro primo riconoscimento è stato il nr. 89 in Italia (se non erro), secondo l’elenco ENAC del tempo. Oggi gli operatori riconosciuti sono qualche migliaio. Inevitabilmente, il mercato si è rivoluzionato. Ed oggi la partita è sempre più commerciale, e sempre meno tecnica. 
– In che senso “più commerciale e meno tecnica”?
Quando siamo partiti, le barriere di ingresso della neonata industria SAPR erano alte.  Gli operatori autorizzati per operazioni critiche si contavano sulle dita di una mano, e gli APR più performanti arrivavano a costare decine di migliaia di Euro.  Tutto era complesso e dispendioso: un limite per il libero mercato, un’opportunità per chi credette da subito, come noi, nel business del noleggio droni con operatore.
 
– Prima dei trecentini era più semplice il vostro lavoro?
Era diverso. Essere “in regola con le carte” ed avere una tecnologia sufficiente metteva nelle condizioni di raggiungere clienti in modo relativamente semplice, anche grazie all’effetto “uau” delle immagini aeree.  
Oggi, tra semplificazione nell’ottenimento delle autorizzazioni e trecentini vari, si fa più fatica a distinguersi, a farsi “pesare” dal mercato, per intenderci.
 
– E’ sempre una questione di peso insomma!
Sembra una battuta… ma è una realtà!  Sono operativi una valanga di nuovi operatori, spesso con trecentini, e, sulla carta, tutti fanno tutto. Anche se la maggior parte opera molto poco. La sfida è riuscire trasmettere al potenziale cliente il motivo per cui farsi affidare una commessa. Ed in questo, il drone conta poco o niente. I trecentini sono una realtà oggi, lo saranno ancora di più domani. Ed il numero di operatori è destinato a crescere, considerato anche il fascino che questa attività esercita.  Ma pochi sapranno (o vorranno) distinguersi, in un mercato in cui tutti possiederanno droni in grado di fare egregiamente ciò che il cliente chiede. Ma solo nelle mani di veri professionisti.
– Quindi, secondo te, oggi ci sono tanti “operatori professionali” dal punto di vista ENAC, ma pochi professionisti?
Si, secondo la mia interpretazione della vostra recente “radiografia” del settore, è proprio così. Estremizzo il ragionamento. Se oggi compro una macchina fotografica professionale, per il “mercato reale”, quello della domanda/offerta per intenderci, divento un fotografo a cui affidare commesse?  Parimenti: se compro un SAPR e mi inquadro come operatore ENAC, per il “mercato reale” divento un professionista del lavoro aereo? Secondo me, no.  Ecco perché considero i trecentini un’opportunità per tutti, ma uno strumento di vero business per pochi.  E quelli, si, sono e saranno veri competitor, in grado di impensierire con una sana concorrenza… fatta con il coltello tra i denti! 
– Come vedi il mercato del prossimi 12 mesi?
In crescita. Ci sono opportunità da cogliere, e da inventare. Evoluzioni normative all’orizzonte, e nuova tecnologia accessibile.  Credo tantissimo in questo business, e vedo tanta professionalità e passione. Ci sarà da divertirsi!
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