Quanto pesa un drone inoffensivo da 0,3kg?

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Di Sergio Barlocchetti

Tra le caratteristiche del mondo unmanned italiano non poteva mancare la creatività nazionale nell’interpretazione delle norme. Se poi la cosa riguarda un parametro fondamentale come il peso massimo al decollo degli Apr, e in particolare il valore discriminante tra appartenere alla categoria degli UAV inoffensivi o no, allora apriti cielo…

Parlo ovviamente della questione degli 0,3 kg riportata nei regolamenti, che subito qualcuno si è messo a interpretare per capire se la mancanza di numeri dietro al 3 potesse sottintendere qualche grammo in più, e qui si è aperta una questione biblica con letture e contro letture a livello di antico testamento. Vero è che all’Enac potevano essere un filo più precisi, del resto se per gli aeromobili l’unità di misura è da sempre la libbra (0,4536 kg), e infatti le categorie di aeromobili cambiano a multipli di migliaia, la trasposizione in chilogrammi ha causato inevitabilmente degli arrotondamenti sui quali si è trovato appiglio per elocubrare.

In particolre i sostenitori delle cifre significative dicono che non essendo scritto nulla si deve assumere che dal secondo decimale in poi i valori siano ignoti. Ed è vero, ma ignoti non significa che se ne possano accettare automaticamente di altri. Altri pensano che come per le frequenze radio o prezzi in genere, laddove non è scritto è sottinteso il nullo per convenzione, e quindi scrivere 0,3 è come scrivere un po’ male 0,300. Come comprare il pane a 0,3 euro e poi alla cassa scoprire che in realtà è 0,35.

Vero anche questo, ma soprattutto più probabile.

Perché ragioniamo in questo modo è semplice: perché tendiamo ad accettare ciò che conviene. E oggi conviene poter lavorare con i trecentini anche se sono trecentotrentini o trecentocinquantini.

Tra questi ci sono poi i canonici che dicono: 0,3 kg sono 3 etti, poche ciance. Non 301, non di più. Fanno eco i furbetti dell’alleggerimento, modifica proposta sovente dietro pagamento, che la leggono così: 0,3 kg sono fino a 348 grammi, ma non 350 perché guardacaso il loro alleggerimento è arrivato proprio da quelle parti. Infine i liberali ottimisti, i quali sostengono che 0,3 possa essere letto anche 0,399 in virtù dell’ignoto, e quindi che anche dronetti da quasi un etto in più possano lavorare in modo facilitato. La realtà però ci ricorda che detto limite è stato fissato perché parte del calcolo per determinare la massima quantità di energia all’impatto in base alla velocità che il drone può raggiungere, dunque un trecentino un po’ obeso (tipo 325 grammi) ma più lento, e un altro in perfetta forma (301 grammi) ma più veloce, nel fantastico mondo della matematica e della fisica potrebbero ottenere lo stesso numero di Joule contro il cranio di un malcapitato.

Godiamoceli finché ci sono

Ovviamente è tutta teoria: eliche, struttura, materiali, ma soprattutto la sua traiettoria, il punto e l’angolo di angolo d’impatto sono le discriminanti che provocano un danno più o meno grave. Dunque siccome sulla scena di un incidente aereo di questo tipo i tecnici di Ansv ed Enac con la pettorina da RIS dei Carabinieri e la pinzetta a raccattare quel che resta di un sospetto falso trecentino fatto a pezzi non ce li vedo proprio, e men che meno a pesare detriti su un bilancino di precisione come farebbe Ebby del telefilm NCIS, cerchiamo per una volta di applicare il buon senso e non diventare ridicoli nel tentativo di far passare per ultraleggero e inoffensivo ciò che non lo è… dove l’ho già sentita?

Siccome è soltanto una questione di tempo e poi anche questa comoda norma dei trecentini sarà superata per l’arrivo di regole nuove, consiglio a tutti di godersela; non vorremmo più leggere ragionamenti assurdi almeno quanto desideriamo che si possa lavorare in pace a trecento e qualche grammo di peso.

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