Droni militari: ecco gli incredibili progressi dei Marines nel controllo degli sciami

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Negli scenari bellici di domani, le dimensioni conteranno sempre di più, ma al contrario di come siamo abituati a pensare. Saranno i numerosi eserciti di piccoli droni altamente sofisticati a fare la differenza, lanciati da un aereo o azionati manualmente da un ristretto team sul campo. Naturalmente parliamo di tecnologia avanzata, con droni poco più grandi di insetti, programmati resistere in aria per ore, muovendosi a grande velocità e in maniera coordinata allo scopo di colpire uno o più obiettivi.

Per quanto riguarda questa tecnologia, la notizia che arriva dal Marine Corps Warfighting Lab rappresenta un ulteriore passo in avanti. Pare infatti che sia stata conclusa con successo una simulazione in cui un singolo soldato è stato in grado di far funzionare simultaneamente 6 droni. Il test è solo l’ultimo step di una strategia militare chiamata “Sea Dragon 2025“, finalizzata a ridurre l’esposizione al rischio che i Marine affrontano sul campo e che a breve vuole portare a 15 i droni gestibili direttamente col tablet dal singolo soldato.

In questo caso parliamo di droni pensati non tanto per sganciare bombe ad alto impatto (non avrebbero energia sufficiente a portarle in volo) quanto piuttosto per fornire supporto alle truppe di terra, magari attraverso azioni di disturbo con jammer che colpiscano strumentazioni nemiche, oppure trasportando armi e piccoli ma potenti esplosivi in zone dove i soldati potrebbero essere colpiti.

Gli sciami di droni non sono le uniche armi moderne dell’esercito americano, ma fanno parte di un arsenale sempre più unmanned, che include veicoli che si guidano da soli e tanti altri strumenti robotici.

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