Due giorni per disegnare il futuro dei droni: si è chiusa l’International Drones Conference della FAI

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LOSANNA: Si è chiuso il 2 settembre la conferenza internazionale della Fai, Fédération Aéronautique Internationale, l’organismo che a livello mondiale si occupa degli sport aeronautici, comprese le gare di droni.

Droni da corsa, ma non solo: anche sicurezza e integrazione dei droni nello spazio aereo sono stati i temi affrontati dall’Iinternational Drone Conference che si è chiusa ieri a Losanna, in Svizzera. In questa cornice, l’italiano Vincenzo Navanteri si è aggiudicato i 20 mila euro del premio Prince Alvaro de Orleans-Borbon Grant per l’uso dei droni al servizio dell’umanità per il suo progetto di drone ambulanza in grado di trasportare un ferito o un malato autonomamente nel più vicino ospedale. O anche non troppo vicino, visto che nei piani di Navantieri l’ambulanza automatica ottocottero può volare per 150 km alla velocità di 110 km/h portando un carico utile di 120 kg, cioè paziente ed eventuali supporti vitali come monitor medicali e ossigeno: “un drone pensato per le missioni di recupero e primo soccorso” spiega Navantieri, “per esempio in aree rurali remote, o dove l’accesso via terra è temporaneamente difficile, e deve poter essere usato da personale medico e paramedico non addestrato“.

La consegna del premio al progettista italiano Vincenzo Navantieri (foto FAI/Marcus King)

Alla conferenza hanno preso parte 35 speaker provenienti al mondo dei droni e dell’aviazione. Essendo la FAI per statuto rivolta agli sport aeronautici (in Italia è rappresentata dall’Aeroclub d’Italia), naturalmente si è parlato molto delle gare FPV di droni da corsa, e per bocca del suo presidente Frits Brink ha dichiarato che “La magia degli sport con i droni infiamma l’immaginazione nei quattro angoli del mondo. E più droni prendono il volo, più persone si avvicinano agli sport aeronautici, La FAI si impegna a sviluppare l’ecosistema dei droni“.

Verso un nuovo modello di accesso allo spazio aereo europeo

La parola chiave è ecosistema: perché possano crescere i campioni, bisogna che nasca un robusto movimento di persone che si avvicinano ai droni intesi come sport ma non solo, e questo non può avvenire se regole troppo stringenti scoraggiano gli appassionati. Secondo la FAI, ciò richiede un nuovo modello di accesso allo spazio aereo a livello internazionale.  un modello che sta nascendo, si chiama U-Space ed è destinato a diventare realtà nel 2019, spiega Yves Morier di EASA (European Aviation Safety Agency). “Stiamo lavorando a un approccio normativo passo dopo passo” spiega il funzionario europeo, e sarà un cambiamento epocale, aggiunge Benoit Curdy del Global UTM Association (GUTMA): “I droni stanno rivoluzionando l’approccio tradizionale all’accesso dello spazio aereo, e tratteggia una visione in cui avremo “una gestione del traffico aereo unificata ma soprattutto digitale a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale a quello internazionale”. Una sfida che solleva molti interrogativi tecnici, tanto che l’intera seconda giornata della conferenza è stata interamente dedicata al dibattito tra tecnocrati, coinvolgendo le compagnie telefoniche che dovranno assicurare attraverso le reti cellulari i voli di decine di migliaia di droni contemporaneamente.
A gettare un po’ d’acqua sui facili entusiasmi ci ha pensato l’ex pilota di elicotteri militari Jonathan Evans di Skyward, che realisticamente ha detto: “ora siamo allo stadio iniziale, dobbiamo incominciare a costruire gli incroci nel cielo. Non abbiamo ancora risolto nulla, ma ci stiamo lavorando”.

Patentini per tutti, validi dappertutto

Durante i lavori si è parlato anche di attestati e licenze di volo: secondo quanto emerso dalla conferenza, tutti chiedono standardizzazione, in modo che gli attestati di pilota remoto possano essere riconosciuti anche fuori dai confini della nazione che li ha emessi, cosa che oggi purtroppo non succede nemmeno a livello Ue.

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