Droni per salvare i ponti: a un mese dal crollo di Genova esplode l’interesse per le ispezioni volanti

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Mentre a Piacenza partono le sperimentazioni sul campo per affiancare i droni alla rosa di strumenti in mano agli ingegneri incaricati di verifiche e manutenzione dei ponti, di droni per salvare i ponti se ne è parlato in un convegno organizzato da Mirumir (Dronitaly) nella sede ANCI di Milano. Tra i relatori il professor Gianpaolo Rosati, uno dei tre periti incaricati dal Tribunale di Genova per le perizie sul Ponte Morandi.

Un drone dei Vigili del Fuoco sulle macerie del viadotto Morandi

I droni avrebbero potuto dare l’allarme per tempo e evitare le vittime del crollo del viadotto Morandi? La domanda è rimasta senza una risposta, nessuno dei convenuti alla sede milanese dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (tra cui le associazioni di settore Assorpas e Fiapr, ospite speciale il prof. Gianpaolo Rosati, del Dipartimento di Ingegneria Civile ed ambientale del Politecnico di Milano, uno dei tre periti incaricati dal Tribunale di Genova per le perizie del Ponte Morandi) ha voluto sbilanciarsi, anche perché la vicenda giudiziaria è ancora aperta. Ma su una cosa tutti si sono trovati d’accordo: i droni possono e devono affiancare gli strumenti tradizionali dei ispettori e ingegneri, dal momento che permettono di arrivare velocemente e in sicurezza dove è difficile o pericoloso arrivare. E quanto sia importante questo lo spiega efficacemente il professor Rosati: “Non dobbiamo più vedere tecnici imbragati che si calano da viadotti pericolosi mettendo a repentaglio la loro vita per controllare la stabilità delle strutture. I droni consentono l’ampliamento senza precedenti della possibilità di ispezione e di rilievo delle strutture e risolvono il problema dell’ispezione ravvicinata di zone di difficile accesso (possono ad esempio essere utilizzati per ispezioni laterali al di sotto dei giunti dei ponti), permettono di inquadrare l’opera a diverse scale, aprendo la via a strategie di indagine innovative. Il tutto garantendo la sicurezza delle maestranze che operano nei cantieri”.

IL CONVEGNO INTEGRALE su drone channel tv

Pericolosa ispezione di un ponte fatta senza drone

E’ vero infatti che durante la progettazione di un ponte deve essere prevista a priori la possibilità di effettuare le ispezioni periodiche e i relativi punti di accesso, ma è anche vero che un ponte deve durare cento anni, e in un secolo il territorio cambia: una frana può portarsi via il costone su cui i progettisti avevano individuato il sentiero di accesso per i tecnici, un bosco può crescere occultando le campate del ponte, una piena può cambiare il corsi di un fiume. I droni permettono in molti casi di fare ispezioni senza dover chiudere l’accesso al ponte, e soprattutto permettono risparmi significativi, cosa importantissima visto che sono spesso i problemi di budget a rendere impegnative le ispezioni: e questo è un tema che sta particolarmente a cuore all’ANCI, che rappresenta i sindaci che i soldi li devono tirare fuori, ed è stato puntualizzato dal Segretario generale di ANCI Lombardia Rinaldo Redaelli: “L’aiuto dei droni può offrire una risposta alla portata delle tasche dei Comuni subissati, in questi giorni, di richieste da parte dei cittadini. Un metodo che può fornire una visione accurata dello stato di fatto delle strutture. In questi giorni come ANCI abbiamo creato una cabina di regia per intervenire sulle emergenze, ma nel tempo occorrerà pianificare in modo più capillare interventi su tutte le grandi opere, penso a quelle idrauliche e stradali, non solo ai ponti”.

Sala piena e grande interesse alla conferenza organizzata da Mirumir nella sede di ANCI Milano

L’accertamento periodico delle condizioni di stabilità delle opere incombe infatti sulle Amministrazioni pubbliche (si conta che in Lombardia sono 272 le infrastrutture a rischio, per una spesa stimata di 214 milioni di euro secondo il report di Regione Lombardia), società e enti proprietari, gestori, concessionari. I droni potrebbero rappresentare un valido supporto per fotografare lo stato di fatto.

Inoltre i droni, se equipaggiati con sensori che vedono oltre il visibile, possono arrivare dove l’occhio non arriva, come spiega Davide Savastano, Segretario Generale FIAPR: “Un pericolo ricorrente è quello di non riuscire ad individuare lo stato d’usura delle armature più interne, poiché, anche se protette dal calcestruzzo, possono, nel tempo, diminuire di diametro a causa dei processi di corrosione. Attraverso indagini da drone è possibile individuare con analisi spettrometriche/radiografiche l’insorgere di questo fenomeno. Attuando un monitoraggio continuo si riuscirà a fornire dati attendibili e prolungati nel tempo, sullo sviluppo di questi fenomeni, per attuare preventivamente tecniche di ripristino strutturale”. Certo, i droni non sono “il bottone magico che risolve tutti i problemi, ma sono supporti tecnici che danno un importante contributo” dice Emidio Pagnoni, AD Pegaso Ingegneria, e prosegue:A nostro avviso, non possono sostituirsi all’esperienza e alle professionalità chiamate in gioco, specie quando ci viene chiesto di ispezionare anche lo stato delle infrastrutture già realizzate e spesso datate (in cui è difficile, se non impossibile, ritrovare le relazioni tecniche e di costruzioni risalenti magari a cento anni fa, ndr). Operazioni, queste, che solitamente erano affidate a personale tecnico, soggette a tempi lunghi di rilevamento e interessate da costi impegnativi. Oggi i droni ci danno una grossa mano”.

PIACENZA, LA SPERIMENTAZIONE E’ GIA’ PARTITA

Mentre a Milano ci si lascia con la promessa di realizzare prossimamente una prova sul campo, coordinata dalla Casa dei Comuni e dalle associazioni di settore, che confermi a tecnici e amministratori la reale efficacia dei droni nelle attività di ispezione e controllo, a Piacenza la sperimentazione è già partita:  Oggetto dell’ispezione, il ponte stradale sulla provinciale 10, nei pressi dell’abitato di S. Nicolò, alla presenza del presidente della Provincia, dott. Francesco Rolleri, della Vicepresidente Patrizia Calza, del dirigente dell’Ente che sovraintende al comparto viario dott. Davide Marenghi accompagnato dall’Ing. Andrea Reggi. Il test è stato condotto dal team della Startup SkyView con l’Amministratore Gian Francesco Tiramani, il pilota Max Gabbiani ed il tecnico video Lorenzo Malvisi che hanno allestito di prima mattina le varie strutture necessarie.

Tiramani ha illustrato la sperimentazione che da oltre un anno è stata portata avanti in varie zone della provincia, per individuare le diverse metodiche di ispezione, soprattutto al fine di trovare soluzione alle grandi problematiche tipiche della collina e montagna dove, anche grazie al progressivo abbandono del territorio, le aree di prossimità dei ponti sono quasi sempre inaccessibili, pregiudicando in questo modo anche l’intervento dei droni.

Per questo è necessario individuare soluzioni diversificate che garantiscano un approccio calibrato su ogni specifica realtà, con un occhio attento alla questione dei costi. Per il test di ieri sono stati impiegati diversi droni (con sensori RGB e termocamere) con i quali è stato possibile ispezionare i diversi punti di interesse della struttura, in un ambiente particolarmente difficile per la presenza di altre strutture vicine e di non poche interferenze elettromagnetiche. Molti voli sono stati effettuati senza l’ausilio dei sistemi di posizionamento satellitare visto che si trattava anche di portarsi al di sotto delle campate del ponte. I tecnici e gli amministratori presenti hanno potuto visualizzare le immagini in arrivo dai droni sia con visori indossabili che con le stazioni di controllo remoto che consentono di restare a distanza di sicurezza dalla zona delle operazioni. Testati anche sistemi di ispezione allestiti con aste in fibra di carbonio assemblate con configurazione ad “L” e ad “U” che portano in testa camere brandeggiabili con sistemi di illuminazione e trasmissione video: con questi equipaggiamenti i tecnici possono stare direttamente sul piano carreggiata e muovere carrelli “dolly” che fanno spostare i sistemi remoti sotto le campate sino a raggiungere tutti i punti necessari, con costi neppur lontanamente confrontabili con le metodiche tradizionali. Una tecnica che consente di intervenire anche laddove i droni non hanno spazio per ispezionare le strutture oggetto di monitoraggio. Sono stati impiegati anche visori ottici ad altissimo ingrandimento, installati ovviamente su treppiedi, con visualizzazione su schermo digitale che consentono di osservare aree di dettaglio di alcuni centimetri a decine di metri di distanza.

Amministratori e tecnici si sono detti entusiasti delle possibilità di impiego ti tali sistemi per il monitoraggio delle strutture e stupiti della capacità di adattare molteplici tecnologie per le specifiche esigenze, con grande risparmio ti tempo e di risorse. L’amministrazione provinciale di Piacenza intende introdurre quanto prima le diverse soluzioni proposte, dai droni ai sistemi di telecamere remotizzate.

⇒LEGGI ANCHE: I DRONI POSSONO SALVARE I PONTI

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