Droni DJI Mavic 2 zoom e Mavic 2 pro – fotocamere a confronto

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Dopo le tante recensioni lette in rete anche sulle pagine del nostro blog, ci sembra doveroso effettuare un confronto reale e severo, analizzando non tanto le specifiche tecniche e il comportamento in volo (pressoché simile) dei 2 nuovi droni di casa DJI, il Mavic 2 zoom e il Mavic 2 pro; quanto la loro differenza principale relativa alla video fotocamera integrata. Per farlo ci avvaliamo della esperienza di un nostro collaboratore, esperto dronista e fotografo.


articolo e foto di Jonathan Filippi

Quando fu presentato per la prima volta nel settembre 2016, il Mavic Pro ha letteralmente cambiato il modo di concepire il drone prosumer. Al tempo, i Phantom rappresentavano lo stato dell’arte in quella fascia di utenza in termini di prestazioni e ingombri. Nonostante qualche timido tentativo sia stato fatto da altri produttori (GoPro con il suo Karma, rivelatosi poi un mezzo fallimento) nessuno pensava ad un drone che si potesse ripiegare completamente a tal punto da poter essere riposto in una piccola tracolla pur mantenendo prestazioni all’avanguardia come ad esempio un micro gimbal 3 assi meccanico, possibilità di registrare video in 4k 30fps a 60Mbps, sensori anti collisione anteriori e inferiori, sistema di posizionamento ottico (VPS) e connessione digitale proprietaria DJI tra drone e radiocomando (Ocusynch) con portate oltre i 7 km.

La macchina era concepita per essere il massimo della portabilità e facilità di pilotaggio (“Whenever you go”, ovunque tu vada, è il motto DJI per il Mavic Pro). Da quel momento in poi la strada era tracciata, centinaia di migliaia di pezzi sono stati venduti e tutt’ora il Mavic viene considerato lo stato dell’arte dei droni pieghevoli.

Rapporto del drone Mavic 2 dopo quasi 1 mese di utilizzo

Il decollo può essere eseguito dall’App premendo la relativa l’icona o tramite la ormai famosa combinazione CSC degli stick. Il modo in cui si avviano i motori ricorda molto il Mavic Pro Platinum e Mavic Air, tipico dei degli ESC FOC (field-oriented-control) di nuova generazione. Come il tutti i modelli DJI, il drone sale di quota e si porta a circa 1.2 metri dal suolo rimanendo poi in hovering.
Da qui in poi, il controllo passa agli stick. In volo, il Mavic 2 trasmette piacevoli sensazioni: pur mantenendo il carattere di volo tipico dei prodotti DJI, la sensazione che trasmette questo multicottero è di estrema pulizia e morbidezza, le accelerazioni e le frenate non sono mai brusche ma sempre eleganti; il drone recupera l’assetto gradualmente arrestandosi nello spazio di due-tre metri al massimo in P-mode senza perdere nemmeno un cm di quota.

La virata in traiettoria viene eseguita automaticamente “in concerto” con la scivolata laterale, come già accadeva per il Mavic Air, senza necessità di alcuna ulteriore azione del pilota, risultando molto bella da vedere. La seconda sensazione che il drone trasmette al pilota è di solida potenza.
La velocità massima in P-mode si aggira intorno 50kmh, quasi un terzo in più rispetto al Mavic Pro, quindi i piloti abituati a premere a fondo lo stick sul Mavic Pro in P-mode resteranno per un istante sorpresi dalla velocità. Ricordiamo che in S-Mode (sport mode) il Mavic 2 è in grado di superare i 70kmh.
Il rumore emesso dalle eliche è inferiore al Mavic Pro (anche nel caso si montino le eliche low noise del platinum), e già ad oltre 50 metri di distanza diventa appena percettibile.
L’autonomia dichiarata è circa di 31 minuti (1 in più del Mavic Pro Platinum).


La batteria intelligente del Mavic 2 è costituita da una LiPo 4s da 3850 mAh. Quella reale che abbiamo sperimentato si attesta intorno a circa 25 minuti effettivi in ripresa con i sensori attivi arrivando a circa il 20% di batteria. In ogni caso le batterie in mio possesso devono ancora concludere il loro periodo di rodaggio, quindi è presumibile guadagnare un altro minuto o due di volo nei prossimi cicli.
Una piccola nota negativa: a differenza del Mavic Pro, non è possibile programmare il tempo di auto scarica delle batterie, che è fissato a 10 giorni.

Analizziamo il comparto video fotografico: See the big picture

Si può affermare con assoluta certezza che DJI non si sia mai tirata indietro quando si è trattato di alzare l’asticella e affermare un nuovo standard. Possiamo dire che anche stavolta senza ombra di dubbio si è superata. Iniziando dal gimbal: solidità e la stabilità per entrambi i modelli appare molto migliorata rispetto quello del Mavic Pro.
La precisione e la prontezza della stabilizzazione sono tali che anche nelle manovre laterali e frontali più brusche, l’orizzonte rimanga perfettamente livellato. Inoltre il gimbal del Mavic 2 può fare un pan di 180° (-90° – +90°) indipendentemente dall’orientamento della prua del drone.

Mavic 2 zoom
Per quanto riguarda le fotocamere, la versione DJI Mavic 2 zoom ha un sensore con le stesse specifiche del Mavic Pro, con una ricchezza di colori e di dettagli che ricorda il Mavic Air, ma la caratteristica di gran lunga più interessante è la possibilità di variare la distanza focale da 24 a 48 mm (zoom ottico 2x) che può arrivare a 96mm con il crop digitale qualora si stia riprendendo a 1080p.
Il tutto senza perdita di qualità alcuna.
Tale funzione permette grande versatilità nelle inquadrature (2x sembra poco ma vi assicuro che dall’alto è notevole) e di scattare foto e video senza disturbare il soggetto. Inoltre, esso introduce automatismi come la super resolution, che permette di scattare foto panoramiche dettagliatissime da 48 megapixel, e il dolly zoom che permette l’effetto “Vertigo” in pochi semplici passi e senza richiedere post processing.

Mavic 2 pro
Ma veniamo alla versione ammiraglia della serie Mavic 2: Il Mavic 2 Pro. Quest’ultimo monta una fotocamera Hasselblad con sensore da 1” (come sul Phantom 4 Pro e V2) da 20 Mpx, con possibilità di variare l’apertura da F/2.8 a F/11. A differenza del Phantom 4 Pro tuttavia non è presente l’otturatore meccanico che è quindi esclusivamente elettronico (range da 1/4000 a 10 secondi) sul Mavic 2 Pro, cosa che in talune condizioni può portare al cosiddetto “Rolling shutter”.
La sensibilità ISO varia da 100 a 1600 ISO in video e da 100 a 12800 in foto. Il rumore è contenuto fino a 1600 ISO, e risulta accettabile anche a 6400 ISO, mentre a 12800 ISO inizia a risultare evidente e influire negativamente sulla nitidezza della foto.

La fotocamera prevede 4 modalità differenti di esposizione: automatica (AUTO), priorità di apertura (A), priorità di tempi (S) e totalmente manuale (M). I parametri, eccetto la ISO variano di terzi di stop quando impostati manualmente.
La messa a fuoco può essere impostata su AF (autofocus) e MF (manual focus). Riguardo all’autofocus, l’algoritmo a contrasto di fase impiegato è molto più rapido che sul predecessore e riesce a mettere correttamente a fuoco velocemente anche in condizioni di scarsa luminosità.

Per mettere a fuoco è necessario premere sullo schermo oppure premere a metà il pulsante di scatto delle foto sul radiocomando; una piccola caratteristica che sarà sicuramente molto apprezzata da coloro che praticano la fotografia di terra. La profondità di campo non varia in modo apprezzabile a tra F/2.8 e F/11 tranne per messe a fuoco molto vicine (meno di 1 metro) dato che a queste lunghezze focali, la fotocamera lavora in iperfocale.
Con ciò, se vi aspettavate Bokeh da reflex, beh mi spiace deludervi. Il principale vantaggio della possibilità di variare l’apertura è la possibilità di adattarsi a condizioni di luce molto diversa ed impostare lo shutter al doppio della frequenza di fotogrammi durante le riprese video in modo da evitare i video scattosi.

Ciò non significa che potete fare totalmente a meno dei filtri ND in tutte le condizioni di luce, ma che potete estendere molto il campo di impiego di ogni singolo filtro evitando di doverli cambiare ogni dieci minuti. L’impronta di Hasseblad, produttore di fotocamere di lusso, non è solo nelle ottiche ma mostra la propria firma nel profilo di colori con cui riprende il Mavic 2 Pro, denominata Natural Color Solution (HNCS) che dona una tinta molto naturale e realistica alle foto e a i video.

Caratteristiche comuni a entrambi i modelli di Mavic 2
Infine, entrambi i modelli (Pro e Zoom) sono in grado di riprendere video 4k (30fps massimi), 2K7 (60fps massimi) e 1080p (120fps massimi) con una bitrate di 100Mbit/s (permettendo un miglior dettaglio nelle riprese video) e con l’algoritmo di compressione H.265 che permette a parità di compressione di mantenere il 50% dei dettagli in più.
L’utilizzo della compressione con protocollo H.265 inoltre permette l’accesso a due profili di colore HDR (High Dinamic Range), D-Log M a 10 bit e HLG (Hybrid Log Gamma).
Il primo permette di avere una profondità di colore pari ad un miliardo di colori con una migliore gestione delle ombre e delle luci della scena e richiede del post processing per dare la migliore resa video, mentre il secondo è uno standard futuro per le trasmissioni HDR per le HDTV.

Le prestazioni della fotocamera del Mavic 2 Pro sono eccellenti per un drone di queste dimensioni e peso, specialmente in scene in controluce o con scarsa luminosità, condizioni nelle quali il Mavic Pro mostrava alcuni dei propri limiti. I file RAW delle foto permettono un recupero delle ombre quasi sorprendente e le foto scattate in HDR posseggono fino a 14 stop di gamma dinamica.
Le possibilità sono veramente limitate prevalentemente dalla fantasia del pilota/videomaker, e sicuramente non mancheremo di vedere dei lavori che ci lasceranno a bocca aperta.

Siamo tutti registi con le funzioni avanzate

Il Mavic 2 introduce nuove funzioni automatiche per la cattura di foto e video cinematici che semplificano molto il lavoro, riducendo al minimo la necessità di elaborazione da parte dell’utilizzatore. La prima di queste è l’Hyperlapse, funzione comune ad entrambi i modelli Pro e Zoom, che permette di automatizzare sia il processo di cattura delle foto, sia la composizione del video.
Gli Hyperlapse sono sostanzialmente video composti da una sequenza di foto scattate ad intervalli definiti e in lento movimento. Il video viene prodotto direttamente a bordo del Mavic 2 in volo, al termine del processo, e memorizzato sulla SD o sulla memoria interna in qualità 1080p.

Sono possibili quattro modalità diverse:

  • Free, Circle, Course lock e Waypoints. Nella prima, il drone procede in avanti con una sorta di “cruise control” a bassa velocità e sia la telecamera che il drone possono essere manovrati dal pilota.
  • Nella modalità Circle, il drone scatta le foto ruotando intorno ad un punto prefissato.
  • Nella modalità Course Lock, il drone procede in linea retta mentre la fotocamera può essere orientata a piacimento o seguire un determinato oggetto.
  • Infine, nella modalità Waypoint, è possibile fissare dei punti e relative orientazioni che il drone percorrerà durante gli scatti.

DJI ha specificato che in un aggiornamento futuro darà la possibilità di spezzare un Hyperlapse in più parti per poter unire orari e stagioni differenti; tale funzione si chiamerà Task Library.
Pensate ad un video che inizia d’autunno, prosegue d’inverno, e finisce d’estate. DJI Go 4 calcola automaticamente la durata della sequenza di scatti dalla traiettoria e dai parametri e, qualora il tempo risultasse maggiore dell’autonomia residua, provvede ad avvertire il pilota.

Questione di Punti di Interesse

Altra funzione molto interessante è il Point-Of-Interest 2.0: esso a differenza della precedente versione, non necessità il sorvolo dell’oggetto da inquadrare ma è sufficiente che esso sia evidenziato sullo schermo; il drone triangolerà automaticamente la sua posizione e si muoverà rispetto ad essa in modo fluido e preciso.
Altra funzione degna di nota riservata esclusivamente alla versione Pro è il cosiddetto Hyperlight, che permette di scattare foto in condizioni di scarsa luminosità utilizzando più foto singole in modo da minimizzare il rumore della fotocamera.
La versione Zoom è priva di questa funzione ma, di contro, possiede la modalità Super Resolution, che si avvale dello Zoom ottico per scattare delle foto Panoramiche a 48 megapixel con un livello di dettaglio strabiliante.
Per quanto riguarda i Quickshot, in aggiunta a quelli introdotti sui modelli precedenti, il Mavic 2 Zoom possiede il cosiddetto Dolly Zoom, che sostanzialmente riproduce l’effetto Vertigo introdotto da Alfred Hitchcock.

Tirando le somme, quale scegliere tra i due droni DJI Mavic 2?

I nuovi modelli proposti da DJI sono un gran passo avanti nella tecnologia dei droni pieghevoli con una qualità che era impensabile solo pochi anni fa, ma è necessario porsi la domanda prima di premere “buy now”: a chi è adatto un modello piuttosto che l’altro?
Il Mavic 2 Pro ha una qualità superlativa sia nel comparto foto e video e può veramente dare tanto, specialmente in mano ai videomaker più esperti di color grading e cinematic shots, ma sicuramente il prezzo può essere un deterrente.
Il Mavic 2 Zoom di contro ha una fotocamera un po’ meno performante, ma lo zoom ottico 2x che apre tantissime possibilità fino ad ora inesplorate, ad un prezzo leggermente inferiore.
A mio parere la versione Pro è più adatta a chi ha già esperienza nel settore video e foto e desidera salire di livello con una macchina performante ma senza la necessità di portarsi dietro chili e chili di attrezzatura.
La versione Zoom è invece più adatta ad appassionati, vlogger e travel blogger, data la flessibilità che permette lo zoom ottico 2x. Fate le vostre considerazioni senza farvi prendere dalla sindrome dell’acquisto compulsivo, e soprattutto volate sempre con la testa prima che con i pollici.

PREZZI: comprensivi di batteria, caricabatteria, radiocomando e 4 paia di eliche acquistabili sul DJI store Italiano
il drone MAVIC 2 ZOOM  costa euro 1249,00
il drone MAVIC 2 PRO costa euro 1449,00

Pro e contro fuori dal coro, opinioni personali

Cosa ci è piaciuto in particolare:

  • Eleganza nel pilotaggio
  • Agilità
  • Qualità costruttiva e aspetto esteriore
  • Robustezza del downlink radio
  • Messa a fuoco nel pulsante di scatto delle foto
  • Hyperlapse
  • La fotocamera Hasselblad e la sua qualità (Versione Pro)
  • Lo Zoom 2x (Versione Zoom)
  • L’apertura variabile tra F/2.8 e F/11
  • Il processore di elaborazione video; la bitrate da 100Mbps e il d-log M a 10 bit di profondità colore
    Il gimbal
  • L’intelligenza dell’algoritmo dell’Activetrack 2.0
  • Il funzionamento dei sensori anche in condizioni di scarsa luminosità e l’assenza di falsi positivi dati dal sole
  • Autonomia
  • Silenziosità
  • Due diversi tipi di campo visivo nel 4K
  • Slider sul radiocomando per usare il la modalità Tripod

Ciò che non ci è piaciuto (ma siamo molto esigenti):

  • Prezzo leggermente alto per la versione Pro
  • Mancanza di retro compatibilità con i caricabatterie del Mavic Pro e Bavic Pro Platinum
    Il 1080P 120fps è afflitto da artefatti molto simili a quelli del Mavic Pro prima edizione a 1080p a 60fps-96fps. Il Mavic Air ha lo stesso identico problema a 120fps
  • Necessità di aggiornare immediatamente il drone appena attivato per avere le modalità di volo pubblicizzate e per addolcire la seguenza di power-up del gimbal (molto brusca per il firmware stock)
  • La modalità Hyperlapse ha La risoluzione del filmato finale prodotto a bordo è limitata a 1080p, però è possibile comporre l’Hyperlapse fino a 5.5K utilizzando le foto originali presenti sulla SD
  • Poca memoria interna, sono solo 8 Gb, ma la capacità poteva essere almeno di 32 Gb.
  • Manca otturatore meccanico
  • Mancanza del 4k a 60fps
  • Mancanza del precision landing e della possibilità di settare il tempo di autoscarica delle batterie
  • Blocca gimbal laborioso da reinserire
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