Arese: un drone vigila sulla sicurezza del centro commerciale fra i più grandi d’Europa

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2 milioni di metri quadrati, 14 milioni di visitatori all’anno, 65 mila al giorno nei giorni di punta. Garantire la sicurezza di così tante persone è un lavoro da titani. Anzi, da droni: in questo caso del Titan Long Endurance di Italdron, che da oggi entra a far parte degli strumenti a disposizione dei responsabili della sicurezza del più grande mall d’Italia.

Arese, 21 novembre 2018 – Sempre pronto al volo, di giorno e di notte, pattugliando  i due milioni di metri quadrati di “Il Centro”, l’enorme quartiere commerciale alle porte di Milano, proprio a ridosso dell’area Expo, nel punto nevralgico dove l’autostrada A4 Torino Milano si unisce alla trafficatissima Autostrada dei Laghi ed entrambe si innestano nel sistema delle tangenziali del capoluogo lombardo. Questo è il compito che attende il drone Italdron Titan Long Endurance che il 21 novembre 2018 è entrato a far parte delle dotazioni del team della security del mall fra i più grandi d’Europa.

L’inizio del futuro

“Rotte automatiche, ma sempre sotto il costante controllo di un pilota umano, addestrato da Italdron Academy”, precisa Tommaso Solfrini di Italdron, illustrando alla stampa il progetto che ha reso il mall meneghino il primo in Italia ad avere ricevuto da ENAC il via libera all’uso dei droni per la sicurezza. Siamo la prima realtà in Italia ad usare un drone per monitorare una proprietà così grande, una cosa che fino a pochi anni fa era impensabile” precisa Francesco Ioppi, Direttore Immobiliare del gruppo Finiper. “Un sogno che si realizza, ci pensavamo da anni ma solo adesso la normativa ce lo consente” conclude il manager.
Già, perché tanti sono stati i nodi da sciogliere per poter avere il via libera dall’ENAC e poter volare su quella che probabilmente è l’area tra le più critiche d’Italia. E volare persino di notte, cosa resa possibile solo dalla formalizzazione degli scenari standard, entrati nell’ultimo emendamento del regolamento ENAC appena pochi mesi fa. “E’ l’inizio del futuro” afferma molto soddisfatto Alessandro Marangoni, responsabile della sicurezza del gruppo Finiper. “I droni entreranno sempre di più nella security di questi contesti di grandi aggregazioni di persone. Da noi nei periodi di punta, come quello che stiamo vivendo ora con l’avvicinarsi del Natale, arrivano 60-65 mila persone al giorno, quanti sono gli abitanti di città come Savona o come Matera. E chi viene qui, in un contesto di svago e anche di socialità, deve sentirsi sereno, sicuro come nella piazza della sua città”.

Il drone, tiene a precisare Marangoni, “è aggiuntivo a una struttura consolidata e risorse umane già presenti”, e avrà soprattutto il compito di fare quello che da terra non si può fare: “Per esempio ci può aiutare nella gestione del traffico continua Marangoni. 14 milioni di visitatori all’anno sono quasi un quarto degli abitanti dell’intera Italia,  e capita che con le loro auto (25-30 mila) intasino il casello autostradale qui vicino. Grazie al drone possiamo monitorare questo flusso e dare indicazioni agli operatori della sicurezza per prendere le decisioni opportune e guidare il traffico nelle rotonde e nelle piazzole”.

Una operazione che può essere fatta senza violare lo scenario standard grazie all’enorme portata ottica della camera di bordo, ci spiega Solfrini: “Non possiamo, ma non ci serve nemmeno, andare con il drone a guardare il traffico sull’autostrada” precisa Solfrini. “Ma ci basta vedere quello che succede con la camera: grazie allo zoom ottico il Titan può identificare un soggetto a 400 metri, ma può vedere tranquillamente a un chilometro di distanza senza violare il buffer: per sicurezza, il grosso delle operazioni avviene sul tetto del mall, dove non c’è nessuno”.

Di pattuglia o su scramble, silenzioso nella notte

Al di là della gestione degli ingorghi stradali, il drone fa naturalmente un gran lavoro quotidiano per garantire la sicurezza dei frequentatori del centro commerciale. “Abbiamo due profili di missione tipici” ci racconta Stefano Russo, pilota di Italdron. “In pattuglia, dove il drone segue una rotta preimpostata per verificare che tutto vada bene e condividere le riprese, anche nell’infrarosso, con gli uomini della security. Il secondo profilo è su allarme: se scatta un allarme, per esempio per una intrusione, il drone decolla – se non è già in volo – e  tiene sotto controllo con le camere di bordo, ottiche e infrarossi, la zona critica”. In applicazioni di sicurezza, ci spiega

Dettaglio di una delle eliche super silenziose del Titan. Si noti la winglet all’estremità della pala.

Russo, “Ci sono de strade: o un drone discreto che fa poco rumore e non allarma gli intrusi, permettendo di monitorarli fino all’intervento degli agenti, oppure un drone molto rumoroso che ha effetto deterrente. Visto che ad aggiungere rumore si fa presto (per scherzo Russo parla di una vuvuzela, ma probabilmente una sirena sarebbe pure meglio) abbiamo ottimizzato la meccanica e l’aerodinamica delle eliche per ottenere una machina silenziosissima, praticamente inudibile in volo a 150 metri di distanza, grazie a eliche innovative che hanno anche delle winglet all’estremità, proprio come le ali dei jet”. Che di sicuro se non allarma gli intrusi almeno non infastidisce i clienti, aggiungiamo noi.

In ogni caso, i dati raccolti dal Titan, specialmente quella della camera che ha la possibilità di riconoscere un volto da 350-400 metri di distanza, saranno condivisi con le forze dell’ordine, precisa ancora i direttore della sicurezza Marangoni, “come già oggi avviene con la lettura automatica delle targhe delle auto che entrano nei nostri parcheggi, secondo quanto disposto dai recenti decreti del Ministero dell’Interno. Noi vogliamo mettere gli strumenti migliori nella ‘cassetta degli attrezzi’ degli uomini della sicurezza, e ritengo che oggi il drone sia lo strumento migliore“.

Primo passo di un lungo percorso

“Oggi il drone è all’inizio del suo percorso” dice ancora Marangoni, “non pensiamo che da subito e immediatamente possa dare tutto quello che ha da darci. Quello che possiamo fare oggi deve tener conto di una normativa estremamente severa, il che è comprensibile, che si sta aprendo con il contagocce della saggezza e del buonsenso. Quello che due anni fa, quando abbiamo iniziato questo sofferto percorso, non si poteva fare, oggi si può fare. E così abbiamo una macchina che può alzarsi in volo in pochissimo tempo, essere direzionata dove l’uomo vuole e riprendere immagini nitide, che possono essere condivise quando ce ne sia la necessità con le forze dell’Ordine, in un contesto di cooperazione” conclude.
“Siamo riusciti in due anni a ottenere una autorizzazione ENAC che non ha eguali in Italia” gli fa eco Francesco Ioppi. “Se questo sistema ad Arese darà i risultati che ci aspettiamo, ci piacerebbe un domani estenderla ad altre realtà.
E di futuro parla anche Tommaso Solfrini: “L’auspicio è che, una volta terminata questa attività, che è in divenire sia dal punto di vista normativo che tecnologico,  riusciremo a sviluppare altri casi come questo”.
Magari in BLOS, cioè volando fuori dalla vista del pilota? gli chiediamo.
“Perché no?” risponde Solfrini. Con il sorriso di chi la sa lunga.

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