Droni: sperimentare non è mai inutile

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Link Loss – Di Sergio Barlocchetti

La fine dell’anno ispira sempre voglia di fare un bilancio. Credo dunque sia utile sfruttare questo spazio su Dronezine per tornare su un argomento importante del mondo unmanned italiano, quello delle commesse per lo sviluppo di macchine volanti dedicate.

Assistiamo a record di sollevamento pesi fatti con multicotteri, leggiamo di prossimi esperimenti di trasporto tra ospedali effettuati con piccoli Apr e, giusto due settimane fa, a Bologna durante la fiera delle macchine agricole Eima una solaresca ha assistito con interesse. Anche gli operatori e persino gli agronomi presenti erano finalmente dell’idea che dei mezzi a pilotaggio remoto non si possa più fare a meno.

Il momento è perfetto per fare un grande passo avanti, chiedendo direttamente ai committenti quale sia la missione che vorrebbero risolta dai nostri mezzi e non più quella di dimostrare loro che  tutto si può fare adattando Sapr esistenti e, magari, nati per fare tutt’altro.

Il punto è però che la filosofia “mission addicted” per ora ha funzionato bene soltanto per i droni medio-grandi, mentre il recente caso del Parrot Bluegrass sembrerebbe dimostrare che un prodotto dedicato a una particolare missione non possa ancora trovare il successo sperato nelle vendite. Anche se credo – e mi auguro per gli amici francesi – che la loro strategia sia in realtà soltanto in anticipo sul mercato e che presto questi prodotti, o i successivi, saranno apprezzati e utilizzati su piazze magari non europee ma più aperte e promettenti alle novità.

La storia dell’aviazione insegna che la macchina volante inutile non esiste. Così come non esiste quella che fa bene qualsiasi cosa. Ecco allora che forse dovremmo imporre più coraggio ai possibili committenti, ricordando loro che soltanto definendo al meglio i requisiti di una missione è possibile realizzare un prodotto adeguato. La riprova, anche se in campo militare, è per esempio il drone cinese Wing loong II che Pechino ha già venduto a metà Africa, Arabia Saudita e anche a qualche stato europeo dell’Est in barba ai vincoli della Nato. Perché? Ovvio, costa la metà di un Predator, funziona bene e lo hanno consegnato nei tempi previsti mentre il “nostro” P1HH arranca mentre Piaggio Aerospace che lo fa affonda e va verso l’amministrazione controllata.

Tornando ai prodotti civili e più piccoli, ciò non significa che talune sperimentazioni siano poco importanti o inutili, come spesso si legge nei gruppi social o nei forum. Ricordiamo che il senso di un esperimento non sta solo nel fatto che è la prima volta che viene compiuto, ma anche e soprattutto nel dove e quando, da parte di chi e perché. Il (relativamente) breve volo record dell’italiano Forvola a 16 motori che qualche giorno fa a Settimo Torinese ha sollevato 101 kg è importante per motivi che vanno ben oltre il primato. Lavorare con batterie accoppiate per ottenere tensioni doppie rispetto a quelle già alte che vengono utilizzate, calcolare una struttura prevedendo (e controllando) i momenti di torsione e flessione proprie di un tale “mostro”, scegliere eliche, connettori e cavi per limitare e controllare le dispersioni (elettriche, termiche, eccetera), significa accumulare conoscenza, o come qualcuno dice con un inglesismo “know-how”.

E sempre la storia dell’aviazione insegna che spesso gli esperimenti che sembravano inutili o prematuri si sono poi rivelati essenziali. Come per esempio avvenne ai fratelli Horten negli anni Trenta (se è nato il bombardiere B2 Spirit lo si deve anche a loro), oppure come alla Nasa con il programma Lifting Body, i cui risultati furono usati per costruire lo Shuttle venticinque anni dopo. Eppure le critiche anche in questo caso si sono sprecate, forse per gelosia, forse per invidia, ed  è una grande energia sprecata che se noi italiani imparassimo a mettere a sistema ci porterebbe molto più alto.

E posto che l’Europa finanzia ricerche di ogni tipo con denaro che comunque verrebbe speso, tanto vale sfruttare il momento. Finirà tra due anni esatti con la scadenza del programma H2020. E allora sotto a partecipare alle “Call” rimaste!

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