Genova: Un trecentino “istituzionale” ha volato in pieno centro per il documentario Mediaset

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Una affascinante operazione specializzata sul Porto Antico e in pieno centro storico conferma una volta di più che i trecentini, i Sapr inoffensivi sotto i tre etti,  sono l’unica categoria di droni che ha senso usare in città. Ma l’operazione di Liguria Digitale è interessante per molti versi, a cominciare dal fatto che Liguria Digitale è la società ICT “in house” della Regione Liguria. Quindi potremmo dire che a volare su Genova è stato un trecentino istituzionale.

Sta per arrivare sul piccolo schermo un docu-film sull’acquario di Genova prodotto da Mediaset. Per realizzarlo Il regista, Fabrizio Lo Presti (genovese di nascita e trasferito anni fa a Milano), ha richiesto l’utilizzo di un drone per riprese aeree da integrare nel girato per dare più di respiro alle inquadrature.
E si è rivolto a Liguria Digitale, società ICT in house della Regione Liguria. Una struttura pubblica quindi, che sviluppa la strategia digitale regionale occupandosi di progettare, realizzare e gestire la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, oltre che promuovere la Liguria nel mondo attraverso campagne di comunicazione e marketing digitale per i suoi clienti e soci.
Nel copione si prevedeva anche una sessione di riprese in una zona particolarmente delicata: ciò che resta del ponte Morandi.

Genova, un città dove volare è davvero complicato

Fabrizio Biancardi con il primo drone acquistato nel 2013 da Liguria Digitale

“Come molti del settore già sapranno, Genova è completamente immersa nell’ATZ dell’aeroporto Cristoforo Colombo. In particolare la zona del Porto Antico, dove ha sede l’Acquario di Genova, è praticamente sottostante il corridoio di atterraggio dell’aeroporto” ci racconta il pilota di Liguria Digitale Fabrizio Biancardi che ha seguito l’iter autorizzativo per questo volo. “Come se non bastasse, le zone interessate dalle riprese erano sparse per il centro storico.  E la più complessa era la zona del ponte Morandi, che è soggetta ad un provvedimento di no fly zone che impedisce di fatto qualsiasi tipo di ripresa aerea non autorizzata. Per questa location in particolare  ho contattato un pilota dell’ARPA della Valle d’Aosta che era già autorizzato alle riprese e si è reso subito disponibile”.

Ci racconti come avete ottenuto i permessi?
“Come capita spesso nel nostro settore, il tempo per organizzare le cose si è rivelato strettissimo. Era la prima volta che mi accingevo a compilare un Notiziario Speciale, il famoso allegato A del modulo ATM-05°: quello con cui si fa richiesta di segregazione di spazio aereo ed eventuale emissione di NOTAM. Avevo letto vari articoli, proprio qui su DronEzine, riguardanti operatori che “ce l’avevano fatta”. Ma nel mio caso tutto mi sembrava molto complesso da realizzare, vista l’estrema vicinanza all’aeroporto. Quello che mi scoraggiava di più erano i tempi di attesa per il NOTAM. Come fai a pianificare qualcosa con 40 giorni di preavviso, considerando il vento che soffia d’inverno in Liguria? La produzione, per giunta, aveva una finestra temporale a disposizione veramente stretta. A questo punto ho analizzato il modulo di richiesta e mi sono preparato domande precise da porre alla direzione ENAC locale.

Hai fatto tutto da solo o ti sei fatto aiutare?
“Guarda, ho avuto dubbi fin dall’inizio. A cominciare dal fatto che il modulo per richiedere il Notam, alla voce ‘tipo di attività’, ad oggi non prevede la voce SAPR. Quella più simile  è ‘lancio di palloni liberi e dirigibili non vincolati senza equipaggio. Inoltre prevede il campo ‘dati identificativi dello spazio aereo’, a sottintendere che ne puoi indicare solo uno. Ma io avevo tanti spot sparsi per tutta la città. Allora ho chiesto una mano alla scuola dove ho preso l’attestato di pilota remoto, il Club Astra di Mezzana Bigli (Pavia), e mi hanno incoraggiato. Così ho alzato la cornetta e ho chiamato ENAC. Dall’altro capo del telefono ho trovato subito professionalità e disponibilità, tipiche di chi vuole trovare la soluzione a un problema. Dalla mia ho cercato di avanzare richieste il più chiare possibili”.

Passo dopo passo

A beneficio dei colleghi che dovessero risolvere problemi simili, Biancardi dettaglia tutti i passi che ha dovuto fare per arrivare all’autorizzazione:

  • Se si necessita di più zone operative, occorre dichiararle singolarmente come cerchi di dato centro e raggio (quello strettamente necessario) indicandole con area1, area2, ecc. Io ne ho indicate 5 in zone distanti tra loro anche diversi km.
  • Se siamo in presenza di ostacoli più alti della quota che ci serve, come palazzi, torri, ponti o tralicci,  è bene indicare al punto 9 (Altre notizie utili alla sicurezza del volo) “Operazioni effettuate “in ombra” a strutture aventi altezza di metri…” unitamente a tutto ciò che potete utilizzare come geofencing e personale addetto al controllo e alla sicurezza. Per questa operazione ho richiesto un’altezza di 40 metri AGL: mi è stato concesso di volare a 37 metri AGL.
  • A questo punto è stato necessario inviare il modulo via pec a ENAC e attendere. Utilizzare sempre il telefono per monitorare la vostra pratica.
  • Poco tempo dopo, in una mail, venivo informato da ENAV (la torre di Genova) che per questo tipo di operazione sono richieste due telefonate giornaliere: una a inizio e una a fine operazioni.

“Alla fine ho ottenuto i permessi aeronautici, mentre a ottenere  permessi di occupazione e presenza sul suolo pubblico ci ha pensato la produzione Mediaset, quindi non ho dovuto fare altro che definire le riprese con il regista” continua Biancardi. “E così con tutta la dotazione necessaria al seguito (manuali, assicurazione, registro operazioni e giubbetto pilota SAPR) mi sono recato sul primo set, il Porto Antico di Genova. Liguria Digitale ha in flotta  un DJI Ispire pro, utilizzato per riprese in aree remote, ma per le riprese in città ci affidiamo a un trecentino, un DJI Spark. Ed è stato con questo che abbiamo fatto le riprese per il docu-film”.

E come ti sei trovato col piccolo Spark sul porto antico?
“Normalmente pilotare lo Spark è molto semplice. Ma su un set complicato come il Porto Antico  le cose cambiano. Le innumerevoli imbarcazioni, dotate di radar, GPS e wi-fi, compromettono la comunicazione tra il vostro controller e l’APR. In alcune situazioni non ho avuto problemi ad allontanarlo di un centinaio di metri, mentre in altre, dopo 40 metri perdevo il segnale. Fortunatamente riuscivo a dare comando a rientrare senza innescare il return to home, ma essendo sopra la superficie del mare qualche momento di tensione c’è stata”.

Già, a volte l’acqua è nemica dei sensori di posizione
“No, devo dire che anche durante l’hovering a pochi metri dall’acqua, trattandosi di acqua ferma lo Spark ha tenuto la posizione molto bene. Un’altra difficoltà ad operare a bassa quota all’interno di una darsena sono gli innumerevoli ostacoli che si possono parare non tanto davanti (lo Spark si ferma istantaneamente grazie ai sensori anticollisione) ma lateralmente. Conviene sempre farsi dare una mano da qualche osservatore posto in punti strategici, che controlli che l’APR non vada a sbattere contro con lampioni, alberi di barche, cavi d’acciaio. Anche perché, nonostante la velocità di traslazione sia minima per questo tipo di inquadrature, passare con lo sguardo dall’APR allo schermo del controller può trarre in inganno”.

Siamo in inverno, un periodo poco adatto al volo dei droni…
La fortuna non deve mancare: due splendide giornate quasi estive e senza vento hanno consentito di ottenere la massima qualità dalle riprese dello Spark.

A proposito di qualità, quella del trecentino era sufficiente per un docufilm televisivo?Nonostante la qualità di ripresa non sia paragonabile a quella per esempio di un Mavic, il filmato verrà prodotto in SD e quindi non c’è alcun problema, anzi, partire dal Full HD è stato sicuramente d’aiuto.

Da quanto tempo fai questo mestiere?
“Come videomaker di Liguria Digitale mi occupo di video, dalle clip promozionali alle docu-fiction agli spot che vengono poi veicolati tramite siti e canali social. Collaboriamo anche con tv locali e nazionali per fornire materiale video girato sul territorio a supporto delle produzioni extra regionali. La naturale evoluzione dei questo settore ha portato, nel 2013, all’interessamento verso il mondo dei droni e sul loro impiego nel processo di videoproduzione”.

Una società di diritto pubblico che è anche operatore di SAPR non è molto comune…
“Come azienda, acquistammo il primo drone, un Phantom, nel 2013. Questo drone, munito di una Gopro Hero 3 e gimbal Tarot, ci consentì di realizzare le prime riprese per Liguria Heritage, un progetto che aveva l’obiettivo di testimoniare gli interventi di recupero di beni culturali come fortezze e castelli nell’entroterra.
Poi arrivò il regolamento ENAC che, anche se ancora acerbo, non lasciava molto spazio alle improvvisazioni: a questo punto, il mio collega Marco Gozzi ed io pensammo di intraprendere il percorso per diventare piloti certificati. Finalmente, nel 2016 abbiamo effettuato la conversione dell’attestato secondo le nuove normative e ottenuto la qualifica ufficiale di piloti per operazioni non critiche. A questo punto, cosa abbastanza inusuale visto che solitamente nel privato l’operatore coincide con il pilota, Liguria Digitale poteva essere certificata come operatore avente due piloti. Marco Gozzi in particolare, oltre che pilota, è anche account manager del settore SAPR”.

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