Enac, cambio al vertice: Nicola Zaccheo subentrerà al presidente Vito Riggio

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Di Sergio Barlocchetti

Fisico, con una importante esperienza professionale in una azienda aeronautica e un passato di ricercatore tra l’Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn) alla California Institute of Technology e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, senza una carriera politica alle spalle è arrivato al vertice di ENAC su proposta Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Attualmente è l’amministratore delegato di Sitael S.p.A., l’unica azienda italiana coinvolta dalla Nasa  nel progetto di esplorazione di Marte. Incassato l’ok di Camera e Senato, ora manca solo il decreto del Presidente Mattarella e qualche passaggio burocratico.

La nomina del nuovo presidente dell’Ente Nazionale Aviazione Civile potrebbe sembrare un fatto distante e una semplice procedura organizzativa, o ancora un fisiologico avvicendamento sulla poltrona più alta dell’aviazione civile italiana. Non è così. Il presidente uscente, dottor Vito Riggio, ex parlamentare della Democrazia Cristiana, ha guidato Enac praticamente dalla sua istituzione, che avvenne in un’Italia molto diversa da quella attuale e che rappresentò una riforma attesa da anni. Non ci crederete, ma la cosiddetta “riforma di Civilavia” negli anni Settanta e Ottanta era un tormentone continuo, un po’ come oggi “Quota cento” o come “il dimezzamento dei parlamentari”. Cioè una cosa della quale tutti parlavano ma la cui creazione sembrava una leggenda. Fu il governo Prodi 1 nel 1997 a istituire l’Enac unificando in sotto un’unica organizzazione il Registro Aeronautico Italiano (RAI), la Direzione generale dell’Aviazione civile del Ministero dei Trasporti e della Navigazione (appunto Civilavia) e l’Ente nazionale della gente dell’aria (ENGA).

La nomina di Riggio avvenne nel 2003 e da allora, a piccoli passi, anche l’Italia è arrivata ad avere la sua autorità aeronautica nazionale unica. Nonostante il popolo dei piloti e degli operatori di droni abbia ancora un rapporto a volte conflittuale con Enac, bisogna innegabilmente riconoscere che:

1. Le cose in realtà migliorano costantemente.
2. Se avessimo ancora Civilavia, il mondo unmanned italiano praticamente non esisterebbe.

La presidenza dell’ENAC è una carica politico-rappresentativa più che tecnica, area nella quale il direttore generale Alessio Quaranta e il suo vice Alessandro Cardi (ingegnere cresciuto in Enac), stanno dando prova di capacità organizzative. Vi potrà sembrare strano, ma c’era un tempo in cui avere relazioni con l’ente era complicato e farraginoso anche per aziende aeronautiche ben strutturate. Una delle sfide vinte senza dubbio dalla squadra Riggio-Quaranta-Cardi è stata proprio quella di consentire ad Enac di arrivare a dialogare efficacemente sia i colossi dell’aviazione come Leonardo, sia con il più giovane e piccolo degli operatori aeronautici nostrani. E di aver diretto Enac anche attraverso le tempeste della crisi (l’essere per lungo tempo in debito di personale nell’area tecnica), portando gli ultimi 15 esercizi finanziari in attivo: nel 2017 Enac ha contato uscite per € 90.411.800,69 e ricavi per € 164.224.262,04. Fossero così virtuosi tutti gli enti statali, altro che prendere lezioni dai tedeschi!

Ora, quando il presidente della Repubblica firmerà il decreto, comincerà l’era di Nicola Zaccheo, che tra i manager di stato ha una caratteristica fondamentale: non ha una formazione umanistica e giurisprudenziale ma scientifica, è un fisico, e nella vita ha fatto il manager di un’ importante azienda aerospaziale nella quale la ricerca è fondamentale. Di più, non proviene da una carriera politica. Forse la grande novità è che l’Italia in questo senso abbia fatto un passo avanti, che oggi a guidare la nostra aviazione civile sia una persona che sa già di che cosa parliamo e quale sia la chiave per migliorare. Non è soltanto un “tecnico” come taluni oppositori alla nomina vogliono far credere, ma persona di ampie vedute. Non ci metterà molto a riconoscere che l’aviazione civile italiana è ancora un po’ troppo ingessata, che il benedetto BVOLS deve essere essere favorito in fretta, pena la perdita di competitività, perché l’industria dei droni è tra quella in sviluppo più rapido, e corre molto più veloce della normativa. Così come capirà che i problemi del trasporto aereo nostrano sono, prima che tecnici, in gran parte politici. La nomina di Zaccheo è per il comparto unmanned italiano una grande occasione: quella di mostrare le nostre potenzialità – ma anche serietà – che riconosciamo nell’importanza della sua carriera.

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