EasyJet e i droni: “Gatwick ci è costato 15 milioni di sterline”

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A un mese di distanza, si contano ancora i danni procurati dai presunti droni della “farsa di Gatwick“. E dopo le vacanze rovinate ai passeggeri e le critiche alle forze dell’ordine, tutt’ora in corso, è arrivato il momento di guardare concretamente anche al portafogli, o meglio al bilancio, delle compagnie aeree.

A questo proposito, EasyJet ha fatto sapere che quanto successo nel secondo aeroporto londinese è costato all’azienda un totale di ben 15 milioni di sterline:

  • 10 milioni per il welfare degli 82 mila passeggeri coinvolti dai 400 voli cancellati
  • 5 milioni per cancellazione dei voli e vendite perse

Se consideriamo che nelle 36 ore occorse tra il 19 e il 20 dicembre 2018 i voli cancellati sono stati almeno un migliaio, è facile immaginare come il danno economico complessivo possa raggiungere cifre davvero esorbitanti.

Johan Lundgren, Chief executive della compagnia, ha detto che EasyJet ha fatto tutto il possibile per aiutare i loro clienti, scusandosi per le lunghe tempistiche necessarie alla risoluzione. Allo stesso tempo, però, ha sottolineato come quanto successo debba suonare come una sveglia per gli aeroporti, che devono prepararsi meglio nei confronti di situazioni del genere.

Un allarme che, dopo i fatti di Gatwick, è risuonato nel Regno Unito e in molti altri Paesi del mondo, promuovendo da un lato iniziative normative più rigide nei confronti degli appassionati di droni (più controlli, più limitazioni) ma anche una diffusa corsa, da parte delle strutture aeroportuali, alla dotazione di tecnologia anti drone.

Tutta colpa dei droni, anche se…

Di fronte al tanto clamore sollevato dai droni, concretamente non c’è nemmeno un velivolo al banco degli imputati. Così, anche se prosegue il giochino del puntare il dito contro facili capri espiatori, EasyJet non nega che, nonostante i danni economici di Gatwick siano decisamente significativi per il bilancio della compagnia, un altro rischio importante per il suo business è rappresentato dalla Brexit, che in caso di “no-deal” potrebbe costare all’azienda molto di più.

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