Gatwick: più del drone (sempre che ci fosse davvero), approssimazione e incapacità hanno rovinato le vacanze a 140 mila persone

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Si fa strada l’ipotesi che nella farsa di Gatwick non ci fosse proprio nessun drone. Giustamente il New York Times si chiede come mai non c’è nessun video del fantomatico robot volante che per 36 ore ha messo in ginocchio uno degli aeroporti più controllati e monitorati al mondo.

Anche la stampa inglese riporta di poliziotti che, sfidando gli ordini dei superiori, ammettono che tra le ipotesi investigative c’è anche quella che nessun drone abbia mai volato vicino a Gatwick.  Ovviamente la polizia del Sussex smentisce i suoi stessi uomini, ma intanto a sette giorni dal presunto attacco non ha nulla in mano. Sarebbe allucinante, se il drone non fosse mai esistito ma non sarebbe la prima volta: proprio in Inghilterra, ad Heathrow, nell’aprile del 2016 la scarsa professionalità dell’equipaggio di un jet inglese ha procurato un ingiustificato allarme, strepitato di essere stato sfiorato da un drone che in realtà era un sacchetto della spesa portato dal vento. E ora è la volta dell’equipaggio di un jet militare Tornado sempre inglese a dichiarare una mancata collisione con un drone. Che avran visto stavolta? Un drone per davvero, o la slitta di Babbo Natale? A forza di gridare “al lupo!” il sospetto ci viene, vedremo cosa diranno le indagini, se ci saranno.

Comunque siano andare le cose a Gatwick, drone davvero o clamoroso abbaglio, poco cambia sul modo dilettantesco e approssimativo con cui le autorità britanniche hanno gestito (?) la faccenda. A cominciare dal fatto di tenere i passeggeri sulla corda per ben 36 ore: anche ammettendo che il drone ci fosse davvero (e al momento non possiamo escluderlo, ma nemmeno confermarlo) possibile che nessuno dei responsabili della sicurezza avessero la minima idea di come  reagire all’attacco? Un segnale pessimo, che incoraggia qualsiasi incosciente a provarci anche lui: Gatwick dimostra inequivocabilmente che un qualsiasi ubriaco con un drone comperato all’autogrill può tranquillamente gettare nel caos un aeroporto intercontinentale. Possibile che gente armata fino ai denti, addestrata a tener testa a terroristi kamikaze pronti a tutto non sia in grado non diciamo di fermare, ma almeno di identificare con certezza un drone civile, o almeno semplicemente a scoprire se c’è davvero o no? Poi pare che sia stato trovato il relitto di un drone fuori dall’aeroporto, probabilmente insieme al resto della spazzatura disseminata nei campi vicino alle piste, tra bici scassate e telefonini obsoleti. Ma da quanto tempo era lì,  che drone fosse e a chi appartenesse, se ci è arrivato in volo o nel sacchetto della pattumiera ancora non è dato di sapere. Speriamo che almeno quello lo sappiano identificare.

Sbatti il mostro in prima pagina! E poi dicono che bisognerebbe prendere esempio dal giornalismo britannico. Anche no, grazie.

Fatta una simile figuraccia, mancato clamorosamente il dovere di proteggere i passeggeri senza fargli perdere l’aereo, possiamo capire che i nervi vadano a pezzi, e si arrivino a cose meschine comequelle successe a seguito del blitz della polizia in casa di una tranquilla coppia del luogo, magari (immaginiamo) a seguito della denuncia di un vicino ingolosito dalla taglia di 50 mila sterline che dal Far West plana direttamente nel Sussex. Due vite sconvolte dall’ansia di gettare in pasto alla stampa i volti dei due pericolosi criminali, che però i giudici hanno immediatamente rilasciato in quanto l’unica colpa del marito era quella di essere un appassionato aeromodellista, e probabilmente (immaginiamo di nuovo) la colpa della moglie era probabilmente quella di sopportare l’hobby del marito. Ma intanto la coppia ha vissuto momenti allucinanti, tanto che ha dovuto ricorrere a cure psicologiche quando è stata fatta a pezzi da attacchi a stampa esagerati, a cominciare da un tabloid che è uscito con un titolo inqualificabile: “Sono questi i due deficienti (moron) che hanno rovinato le vacanze?” beh, almeno “i due moron” si consoleranno con lo speriamo lauto risarcimento per diffamazione che qualsiasi giudice dovrà riconoscere loro.

Un caso di giornalismo spazzatura che dà un’ennesima pennellata di grottesco a questo quadro sconfortante  che vede poliziotti all’arrembaggio, security aeroportuale imbambolata, dichiarazioni a caso (tipo quella che dietro ai voli ci fossero gli eco-warrior, altra sparata senza alcuna evidenza), passeggeri inferociti, giornalisti avvoltoi e un drone che o è diabolicamente intelligente o è semplicemente inesistente.

Mentre la polizia continua a cercare il suo drone fantasma, e difende strenuamente la tesi dell’attacco “Possiamo inequivocabilmente affermare che ci siano stati numerosi avvistamenti di droni illegali sull’aeroporto dal 19 al 20 dicembre” dice il capo della polizia del Sussex  Jo Shiner, qualcuno in Inghilterra e non solo  comincia finalmente a capire che il problema in ogni caso non può essere il drone ma l’incapacità di identificarlo e fermarlo.  Questo è il vero nodo importante, questo va sciolto subito e in maniera decisa per non lasciare il trasporto aereo in balia di qualsiasi imbecille con una radio in mano.

La tecnologia c’è, dal semplice Aeroscope di DJI al sofisticato Drone Dome israeliano, per non parlare del geofencing di molti droni made in china. Ci sono i fucili radio antidrone, ci sono i droni antidrone dotati di reti, e a proposito di grottesco qualcuno ha addirittura provato con le aquile. Non sappiamo se il drone di Gatwick esiste davvero ma sappiamo che i droni esistono eccome, per proteggere sia i passeggeri degli aeroplani sia la comunità di chi vola in modo responsabile con i droni queste tecnologie (quelle serie, non le aquile ovviamente) vanno usate e il personale addestrato. Non vogliamo più vedere 140 mila persone ostaggio dell’incapacità di agire, non vogliamo più vedere innocenti arrestati a caso, non vogliamo più vedere poliziotti che una settimana dopo il fatto ancora si chiedono se il drone c’era davvero o no.
E soprattutto non vorremmo mai vedere un drone che davvero tira giù un aereo solo perché nessuno sa che pesci pigliare per fermarlo.

 

 

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