l’Europa semplifica il “patentino” per i droni: lezioni dimezzate, simulatore, e-learning. Ma le scuole non ci stanno

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DronEzine ha riunito a Bologna i centri di addestramento italiani per fare il punto della situazione, con la collaborazione delle associazioni di categoria AssoRpas e Fiapr, in vista della riunione del 1 febbraio in cui ENAC ha convocato le scuole e le testate giornalistiche di settore sul tema della formazione professionale dei piloti ai tempi di EASA

L’Europa ha deciso una robusta semplificazione delle regole per prendere l’attestato di pilota di droni, il “patentino” che serve per usare professionalmente i droni otre i tre etti (e di cui gli hobbisti non hanno mai avuto bisogno, nemmeno per i droni e gli aeromodelli enormi fino a 25 kg). Una rivoluzione destinata a rendere molto meno centrale a figura del Centro di Addestramento, visto che nelle linee guida in discussione a Bruxelles c’è anche l’ipotesi che per le operazioni che oggi consideriamo specializzate ma non critiche, se condotte con un drone del peso paragonabile a un Mavic pro il patentino non servirà del tutto ma basterà rispondere a una quarantina di domande in un questionario online.

Per avvicinarsi alle regole europee, in attesa che le commissioni di Bruxelles finiscano di mettere a punto i regolamenti attuativi,  ENAC prevede come primo passo il dimezzamento delle ore teoriche e pratiche, entra il simulatore di volo, l’e-learning e verranno riviste le categorie di SAPR: oggi servono attestati diversi per multicotteri, elicotteri, ala fissa e dirigibili. Un vero tsunami  che cambierà per sempre le regole di accesso alla professione di pilota di droni, anche se ci vorranno almeno due anni perché il tutto possa entrare a regime, e di conseguenza oggi come oggi chi ha bisogno di lavorare con un drone deve seguire le regole di sempre.

Nicola Nizzoli di AssoRpas

Tullio Iaria:  “Siamo Piloti o scimmie con una radio?”

Le misure previste preoccupano le scuole di volo, che nella riunione voluta da DronEzine, AssoRpas e Fiapr hanno prodotto un documento che contiene sia una proposta di revisione della LIC 15, il regolamento fondamentale delle scuole di volo, che possa conciliare le esigenze di semplificazione della Commissione europea con la sicurezza di chi vola e di chi sta a terra. Talvolta anche con espressioni colorite: “Dobbiamo decidere se siamo piloti o scimmie con un radiocomando in mano” dice il sanguigno Tullio Iaria della scuola di Melfi, in un intervista (vedi video) in cui traspare tutta la sua passione di pilota. Più pacato, ma “il futuro sinceramente mi spaventa un po'”  ci dice Marco Guffanti dell’Aeroclub di Varese, una delle più importanti scuole anche di droni della Lombardia. Quel che è certo è che qualunque cosa debba succedere, deve succedere ora, più si va avanti più l’incertezza fa danni. Ce lo conferma anche Antoni Mazza di Dron-e (Catanzaro): “Ci telefonano in molti preoccupati: alcuni sono restii a investire in un corso in una professione così nuova e difficile sapendo che da un momento all’altro EASA potrebbe cambiare le carte in tavola“.Un punto dove tutti concordano è lo scetticismo sul simulatore di volo. Anche perché, fanno notare le scuole, non ci sono simulatori certificati. Senza dimenticare che a differenza di un pilota di linea, ben protetto nella sua cabina, il pilota diSAPR è esposto all’ambiente e i fattori ambientali sono importantissimi: pensiamo al sole negli occhi, un problema relativo per un pilota di aerei ma pericolosissimo per un dronista, ai moscerini che possono disturbare, alla possibilità di scivolare volando nel fango o nella neve.

Il futuro si gioca tra Roma e Bruxelles

“Guardiamo al regolamento EASA con attenzione e interesse” dice Nicola Nizzoli, presidente di AssoRpas e CEO di Italdron Academy, una delle maggiori realtà italiane nel settore della formazione. “In sede europea è chiara l’intenzione di semplificare la formazione per le operazioni non critica e di potenziare la formazione per le operazioni critiche. Le scuole di volo sono decisamente contrarie all’eliminazione o a una così drastica diminuzione delle ore di formazione pratica, Il valore aggiunto delle scuole italiane sta proprio nel saper trasferire la competenza pratica ai piloti che partono da zero. Io vorrei che l’esperienza dei Centri di Addestramento italiani sia presa come modello ed esempio in tutta Europa”. L’importante è che qualunque strada verrà scelta, sia la stessa per tutti i Paesi Membri, come afferma Davide Savastano di FIAPR: “Io sono sempre stato favorevole al reciproco riconoscimento di titoli e autorizzazioni tra i vari Stati europei, ma bisogna fare attenzione alla concorrenza sleale: se le regole fossero diverse, qualsiasi pilota che va in Francia a fare un quarto d’ora di formazione online potrebbe lavorare in Italia con gli stessi diritti di un pilota italiano che ha preso l’attestato con un impegnativo percorso teorico e pratico”.

Ora la palla passa a ENAC, scopriremo insieme cosa pensa di fare l’Authority nazionale il 1 febbraio prossimo. Ricordiamo che, oltre a a far parte di EASA con un peso non indifferente, la nostra Authority è anche l’unica a poter legiferare sulla formazione die piloti in Italia.

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