Regolamento per droni e aeromodelli, con l’Europa cambia molto, anzi quasi tutto!

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Appena rientrati dall’incontro informativo e divulgativo tenutosi a Roma presso la sede dell’Ente Nazionale Aviazione Civile scriviamo queste due righe a caldo, e a parziale commento delle interessanti novità che bene o male coinvolgeranno tutto il settore dei droni, da quello ricreativo a quello professionale. Innanzi tutto una precisazione, quando il Regolamento Europeo parla di droni, intende anche gli aeromodelli.

Il Workshop odierno dal titolo “Prospettive e transizione dal regolamento ENAC Mezzi a Pilotaggio Remoto al nuovo regolamento EASA” ha certamente scombussolato buona parte dei presenti nella  sala Tamburro. Molti degli ospiti invitati erano parte attiva nel comparto della formazione professionale. La convocazione fu inviata a tutti gli attuali Centri di Addestramento italiani, quasi una cinquantina, ai media del settore Quadricottero News e Dronezine, più altre persone o aziende direttamente interessate all’argomento.
Una sala di quasi 200 persone che hanno assistito al funerale dei Centri di Addestramento come sono intesi sino ad oggi.

E’ dunque la fine per i Centri di Addestramento?

Volti tesi e duri hanno lasciato il workshop senza esprimere pareri sulla ampia relazione presentata da alcuni funzionari dell’Autorithy nazionale.
Senza voler entrare nel dettaglio con articoli tecnici, che certamente non mancheranno di apparire sulle pagine di questo blog e della nostra rivista, vorremmo commentare e dipingere non una quadro, ma una bozza di quello che potrebbe anzi che diventerà il futuro del settore droni italiano ed europeo. Ma prima di affermare che le Scuole di Volo, alias i Centri di Addestramento sono finiti e non hanno più alcun senso, continuate a leggere l’articolo.

Fine del lavoro aereo così come è stato inteso sino ad oggi

Nelle varie bozze presentate per i commenti da EASA e in buona parte convertite nel Regolamento Basico Europeo sui droni, la distinzione tra volo ricreativo e professionale sparisce.
Uno dei cardini sui quale si è sempre basato il regolamento ENAC in tutti i suoi emendamenti è sempre stato il divisorio tra lavoro aereo (cioè professionale) e uso ricreativo dei droni.
EASA suggeriva, e poi è divenuta realtà che l’approccio debba essere basato sulle macchine volanti, cioè i droni e sul rischio del loro utilizzo.
Diciamo che la figura del pilota sul quale era incentrato precedentemente la normativa viene un po’ a mancare.
Così come verranno a mancare anche gli attestati di pilotaggio basico e critico, dato che la maggior parte degli esami e della formazione potrà essere svolta online. E certamente verrà a mancare la prova pratica di pilotaggio, anche per le operazioni che non rientrano nella categoria Open.
Lato positivo, non è richiesta la visita medica aeronautica.

Ciò non significa che i Centri di Addestramento perderanno la loro utilità, ma dovranno inventarsi nuovi percorsi professionali, per esempio approfondendo alcune problematiche specifiche del pilotaggio, offrendo corsi propedeutici dedicati a particolari utenze e via discorrendo.
Allo stesso modo la figura del pilota professionista, non sparirà, anzi sarà comunque presente per effettuare quelle operazioni con i droni che sono definiti come Specific.
Gli aeromodellisti, ahimè, avranno l’obbligo della registrazione dei loro aeromodelli, sia da ala fissa sia ad ala rotante o multirotori. E probabilmente dovranno anch’essi installare un dispositivo di tracciamento.
Gli abusivi non esisteranno più, semplicemente perché visto che tutti i droni sopra ai 250 grammi di peso dovranno essere registrati, le autorità e le Forze dell’Ordine avranno sempre ben chiara la situazione dei droni in una determinata area. Inoltre l’allargamento delle maglie normative permetterà in molti casi di poter portare a casa video o foto aeree, senza infrangere alcuna regola.

E per quanto riguarda il mercato che succederà?

La nostra opinione è che il mercato commerciale avrà un impulso e non una frenata  nelle  vendite. I costruttori dovranno adeguarsi alle normative CE, dovranno forse installare dispositivi che blocchino la velocità massima di alcuni tipi di droni per farli rientrare in alcune categorie. Citiamo ad esempio la velocità massima di 19/ms e un peso massimo di 900 grammi per farli rientrare nella categoria Open C1.
Dovranno fornire mezzi sempre più performanti sotto alla soglia dei 250 grammi, se non vorranno perdere questa fetta di mercato. Attenzione la soglia dei 250 grammi potrebbe essere rivista al ribasso qualora le condizioni tecnologiche cambiassero nel prossimo futuro.

Primo step entro l’estate 2019

I funzionari ENAC hanno annunciato che le prime modifiche al regolamento nostrano per avvicinarsi a quello europeo arriveranno da qui a qualche mese, presumibilmente intorno all’estate 2019. Da allora esisterà un regime transitorio che comprenderà con buona probabilità la conversione degli attuali attestati, permetterà ancora di volare con droni non aventi la marcatura CE che sarà obbligatoria per tutti i velivoli a pilotaggio remoto. L’adeguamento totale dovrebbe avvenire presumibilmente nel 2021/2022.

Insomma bisognerà prestare attenzione ai vari percorsi normativi per assicurarsi di essere sempre in regola con la legge, ma la strada oramai è indicata quindi la direzione da prendere è quella del regolamento unico europeo e tutti dovranno fare un sforzo per adeguarvisi.

Approfondimento: link alle slides proiettate oggi.

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