DJI è entusuasta delle regole EASA. Ora potrà fare droni per un mercato di 600 milioni di persone.

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Il regolamento unico europeo per i droni è una grande sfida non solo per chi vola, ma anche per chi i droni li deve costruire: non è solo una questione relativa alla futura marchiatura CE che dividerà i droni in cinque categorie con diverse possibilità di volo e diversa formazione richiesta ai piloti, ma anche fare droni che possano sfruttare le aperture dei regolamenti, primo tra tutti i “novecentini” che potranno volare sulla gente e in città, accogliere il transponder previsto da EASA e tanto altro ancora.

DZ- Abbiamo chiesto a DJI, che è il più grande produttore al mondo di droni civili, che cosa ne pensa del regolamento EASA, e la risposta del colosso cinese è stata decisamente entusiastica:

DJI – “DJI supporta fortemente l’adozione delle nuove norme valide in tutta Europa” ci dice il portavoce dell’azienda di ShenZen. “L’adozione, lo scorso anno, della regolamentazione basica è stata un passo fondmentale verso la creazione di regole armonizzate che permetterà al mercato dei droni di continuare a crescere assicurando nel contempo operazioni di volo sicure“.

DZ – Un percorso che si preannuncia piuttosto lungo però

DJI – “DJI chiede a tutte le parti coinvolte di finalizzare le discussioni per evitare ulteriori ritardi che sarebbero deleteri per la sicurezza”.

DZ – Per poter approfittare delle aperture del regolamento EASA, bisogna avere droni costruiti intorno al regolamento. DJI non ha mai voluto ascoltare le richieste dei piloti italiani che chiedevano uno Spark sotto i 300 grammi per poter volare in città e sulle persone senza patentino, ritenendo non abbastanza importante il nostro mercato. Ora possiamo aspettarci una specie di “Spark Air” che sita in 250 grammi, o un “Mavic City” compatibile con la marchiatura C1 per per volare in Open A1?

DJI – “DJI non commenta mai prodotti futuri o piani di sviluppo.”

DZ – Sì, ma qui parliamo di strategia globale, non vogliamo sapere i dettagli del Phantom 6.

DJI – “Detto ciò, è chiaro che la creazione di un regolamento unico armonico valido in tutta Europa, invece che avere 32 regolamenti nazionali per ognuno degli Stati Membri EASA, renderà più facile ai costruttori proporre soluzioni di droni ad hoc, ritagliate sulle richieste del Regolamento Europeo.”

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