Vogliamo un cielo trasparente

No, non parliamo di smog, problema che ci sta a cuore ma non è l’argomento di questa chiacchierata. Intendiamo trasparenza rispetto all’utente delle regole aeronautiche. Che ci devono essere, ma non è affatto detto che debba essere responsabilità dell’utente finale conoscerle e applicarle. Vogliamo che ci pensino le app, liberando chi vola dal peso di interpretare mappe aeronautiche, e volare senza pensieri.

Nonostante quello che si sente dire in giro, non è affatto vero che con le norme europee EASA abbiano abbassato il livello di formazione richiesto a chi vola. Semmai l’hanno alzato, e di molto,  chiedendo corsi online e superamento di test online a quella stragrande maggioranza di dronisti che finora hanno sempre volato, legittimamente e alla luce del sole, senza nessun patentino: hobbisti in primis e poi trecentisti, che sono ben oltre la metà degli operatori che ogni mese si registrano ad Enac, e hanno il diritto di volare senza attestato anche in città e in presenza di persone.

Diritto che, se verranno rispettate le  previsioni di implementazione del regolamento unico europeo, si amplierà a una base molto più grande di persone, quando verranno a cadere gli steccati che tengono artificialmente separate le comunità dei professionisti e degli hobbisti, aprendo le porte al prosumer e all’uso del drone come strumento personale, due grandi categorie che il regolamento ENAC ha sempre ignorato.

I droni sono di fronte quindi a un enorme cambiamento di prospettiva: il gradino troppo alto della scuola teorica e pratica viene se non altro smussato, più gente sarà invogliata a volare e i droni potranno finalmente dimostrare tutta la loro utilità nelle operazioni quotidiane.

Ma resta un altro scalino da affrontare, e che vorremmo vedere crollare anche in nome della sicurezza: la normativa aeronautica. Come sa benissimo chiunque si sia mai preso la briga di guardare una carta aeronautica, sa che il cielo è molto complicato. Ci sono moltissime zone interdette ai droni, quote da rispettare per mantenere la separazione con il traffico manned, ATZ e CTR a protezione degli aeroporti, zone proibite, riservate, pericolose, parchi nazionali e aree faunistiche protette.

Una babele, che ha certamente una sua ragione di essere, anche se la stessa ENAC rendendosi conto che applicare ai droni una normativa pensata per gli aeroplani causa situazioni paradossali se non tragicomiche, tipo la ATZ di Milano Linate che arriva in piazza Duomo a Milano partendo da SFC, cioè da terra, come se un Jumbo jet dovesse mai atterrare nel quadrilatero della moda per sbarcare modelle e fotografi. E già dal Roma Drone Enac 2018 aveva promesso di rivedere la materia facendo aree di quote variabili dove il volo è consentito sempre più in alto a distanze crescenti rispetto alle piste e ai sentieri di decollo e atterraggio. Promessa ribadita al Roma Drone del 2019, speriamo di vederla mantenuta prima del Roma Drone 2020.

Ma anche se le quote dovessero essere riviste le regole di accesso alle ATZ, resta un carico di responsabilità troppo alto dover interpretare una mappa aeronautica per gente che vuole solo farsi i suoi selfie in santa pace, o che deve fare un semplice lavoretto nelle future Open o magari usare il suo drone per vedere se il vento ha divelto le tegole di casa sua, come prevede l’impostazione europea EASA.

Per costoro, per noi, per tutte le persone che volano noi vorremmo che le regole aeronautiche diventassero trasparenti al pilota. Che ci pensi la app di volo, interfacciata con la cartografia ufficiale AIP, a stabilire se il volo che vogliamo fare si può fare, fino a dove e fino a quale quota. Che ci pensi la app a avvisarci se ci vuole un Notam o un permesso, e nel caso che si possa chiedere con un clic, magari pagando direttamente via paypal, se è necessario.

Visto che EASA ci obbligherà ad avere un transponder, che almeno serva anche a noi, che ci pensi lui a connettersi con i server delle torri di controllo perché possano interagire con il nostro drone, se e quando sarà necessario.

Una visione che non è fantascienza, molto di quello che scriviamo fa parte di U-Space, l’iniziativa europea tesa a integrare i droni nello spazio aereo degli aeroplani, se non addirittura, come diceva profeticamente Robert Young nel lontano, lontanissimo 2016, integrare gli aerei nello spazio aereo dei droni.

Noi crediamo che questa integrazione sia necessaria, fondamentale, indispensabile per aprire a tutti, anche agli hobbisti, anche alle persone che non hanno nessuna cultura aeronautica, il volo BLOS fuori dalla vista del pilota e aprire ai droni tutto un nuovo mondo di possibilità. Se è il software a occuparsi di rispettare le norme, a noi non resta che volare, senza paura di violare leggi e regole che magari non conosciamo neppure. E a questo punto sarebbe ora che la cultura aeronautica, che deve far parte del bagaglio di competenze che chiunque vola dovrebbe possedere, venga fatto nelle scuole, proprio come oggi in molti istituti – non tutti purtroppo – si fa educazione stradale.

Ma al rispetto delle regole siamo convinti che debba pensarci il software, non chi acquista un drone al supermercato e fa un corso online. La tecnologia c’è già tutta, il transponder ci sarà. E i fondi europei per trasformare i sogni in realtà arriveranno, se c’è una volontà politica.

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