Drone biodegradabile ed ecologico per esplorare ambienti a rischio

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Un drone che si autodistrugge dopo aver svolto il proprio lavoro, il sogno di ogni romanziere spionistico e dei piani alti dell’intelligence di molti paesi, ma il suo scopo non è solo quello, anzi.

Non è raro leggere nelle pagine di cronaca, il ritrovamento di droni da parte dei nemici naturali di una o dell’altra fazione. Tali perdite al di là del mero costo economico sono in realtà vere e proprie fughe di informazioni, possedere un pezzo di alta tecnologia; rappresenta un grosso punto di forza per chi ritrova il drone abbattuto o smarrito e altrettanto una nota dolente per coloro che il drone militare lo hanno perso.
Non è quindi improbabile che effettivamente ai piani alti delle più note agenzia militari di tutto il mondo si sita progettando uno drone in grado di autodistruggersi.
Un centro di ricerca della Nasa il Ames Research Center, ha  progettato un drone biodegradabile in grado di disintegrarsi in caso di caduta in acqua o  fango. Allo sviluppo hanno collaborato anche la University of Michigan e la Stanford University oltre ad una azienda newyorkese la  Ecovative Design, leader nello sviluppo di materiali biodegradabili alternativi ai compositi plastici. Il bio-drone o l’eco-drone essenzialmente costituito da micelio, una parte vegetativa dei funghi, già utilizzata per imballaggi o come riempimento della tavole da surf.

Ovviamente le componenti elettroniche e la parti meccaniche quali motori ed eliche non sono biodegradabili e questo inficia in parte il sogno degli ecologisti e delle spie, ma la tecnologia avanza e quello che risulta irraggiungibile oggi, magari un domani non troppo lontano potrebbe essere facilmente realizzabile.

 

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