DeAgostini Skyrider drone – diario di montaggio (prima parte)

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In collaborazione con DeAgostini, vediamo come va e com’è fatto lo Skyrider Drone, quadricottero in fascicoli della casa editrice novarese.
Costruire un multicottero a partire da dispense da comperare in edicola è un’esperienza molto formativa, ci consente di conoscere tutti i dettagli costruttivi della nostra macchina volante, e grazie ai contenuti dei libretti che accompagnano i pezzi da montare si imparano molte cose sui segreti dei multicotteri e sulle tecniche di pilotaggio.

La macchina

Lo Skyrider è un quadricottero di medie dimensioni, adatto a sollevare una action cam della classe della GoPro, se non ci facciamo bastare la videocamera integrata: body di 45 cm e interasse tra i motori di 39 per un peso appena superiore a un chilo e mezzo ne fanno una macchina volante compatta ma non certo piccola. I motori sono brushless (e sarebbe sato strano il contrario), l’elettronica comprende il GPS con funzione di “ritorno a casa” e sono già compresi tutti i sensori necessari: accelerometri, giroscopi, magnetometro, altimetro (barometrico). Manca solo la trasmittente, ma DeAgostini offre ai suoi lettori una radio Tactil a 2,4 GHz a 8 canali, ma naturalmente si potrà pilotare il drone con qualsiasi radio con almeno 6 canali per sfruttare tutte le funzioni, ritorno a casa e modalità di volo, che sono due: stabilizzato e acro. Il design, curato da Pininfarina, è molto particolare, elegante e slanciato: non è il solito quad quadrato, ma una macchina affusolata caratterizzata da linee morbide, arrotondate e con uno schema di colorazione rosso e nero che oltre ad essere molto piacevole alla vista aiuta tantissimo a tenere l’orientamento in volo.

I fascicoli

Ogni pacchetto acquistato in edicola comprende un fascicolo di 16 pagine, a colori, diviso un quattro sezioni: Scuola di volo, con i consigli e le tecniche di pilotaggio; Droni in primo piano, storia e notizie sul mondo degli aerei robot; Immagini dal cielo, una raccolta di belle foto dall’alto e naturalmente le istruzioni di montaggio. Il piano dell’opera comprende 55 fascicoli, la prima uscita a 7,99 euro e le successive a 15,99 salvo quelle che contengono il GPS, i sensori di volo e la videocamera, che costeranno 25,99 euro. Nel primo fascicolo c’è anche la videocassetta  che contiene anche le video istruzioni per mettere tutto insieme e pilotare. DeAgostini ha anche previsto un numero verde per chi ha bisogno di aiuto durante questa lunga avventura. Durante la costruzione riceveremo dei regalini che ci incoraggeranno a proseguire: un orologio, un cappellino e chi arriverà alla fine avrà anche la borsa per portarlo in giro senza paura di romperlo.

La nostra opinione

In tanti ci chiedono se vale la pena affrontare la costruzione dello Sky Rider Drone, un mezzo esteticamente piacevole, tecnicamente ben progettato e ben fatto ma nulla di particolare né sul piano aeronautico né su quello elettronico, soprattutto considerando che il conto finale è abbastanza salato, e con questo budget si trova facilmente di meglio, bell’e pronto e a un prezzo ben più conveniente.

Secondo noi, il senso di un prodotto come questo non è avere un quadricottero, ma costruirlo attraverso un percorso di apprendimento: grazie alle dispense, che sono culturalmente valide, mentre lo assembliamo impariamo tecniche di pilotaggio, abbiamo informazioni sulla storia e tecnologia dei droni, costruendolo capiamo com’è fatto e perché. Alla fine conosceremo la posizione e il significato di ogni singola vite, di ogni elemento strutturale e di ogni connessione.
Quello che acquistiamo non è una scatola di montaggio a rate, piuttosto è un corso a distanza che ci porta a un certo grado di consapevolezza: un po’ come la scuola radio elettra degli anni ’60, che insegnando a costruire un televisore (perfettamente funzionante ma costoso e non particolarmente avanzato, proprio come lo Sky Rider Drone)  dava le basi culturali per comprendere l’elettronica di allora.
Se questo percorso ci interessa e ci arricchisce, allora ha senso affrontare il lungo percorso di montare un drone a dispense: saremo dronisti più consapevoli e con una completa conoscenza della nostra macchina volante. Se invece lo scopo è solo quello di possedere un quadricottero allora non ha davvero senso e sarebbe meglio investire il budget su ben altri prodotti.

COSTRUIAMO LO SKYRIDER

Fascicolo uno

wpid-20141115_223346.jpgQui troviamo, oltre alla videocassetta, un blister con i primi pezzi: un’elica antioraria (molto standard, una 10×4.5, una dimensione molto diffusa nei quadricotteri di questa classe), un braccio motore orario con la sua copertura, viti e dadi assortiti e il logo Pininfarina. Il braccio si fa apprezzare per il fatto di essere snodato, nel senso che si potrà ripiegare per trasportare il drone con facilità: una funzione molto pratica ma occorrerà un poco di attenzione quando lo si estende per il volo, dovrà essere ben stretto e allineato correttamente per non incorrere in spiacevolissimi movimenti non voluti nel braccio in volo.

Possiamo solo ammirarli e metterli nel cassetto, non c’è nulla da montare a questo punto della nostra storia. Il consiglio è di metterlo via senza aprirlo per non perdere le minuterie; se dovesse succedere niente di grave, viti e bulloni sono standard e  si trovano anche in ferramenta, salvo il perno di fissaggio da 20 mm che se venisse perso andrà ricostruito tagliando e arrotondando le estremità di un tondino d’acciaio armonico.

Fascicolo due

20141115_230448Con il secondo fascicolo cominciamo a renderci conto delle dimensioni tutto sommato generose del nostro Skyrider: troviamo infatti la parte destra della fusoliera (chiamata all’inglese Body nella documentazione DeAgostini, l’impianto di luci a Led che monteremo su uno dei bracci motore anteriori (e noi che siamo puristi storciamo il naso, preferiremmo una distribuzione aeronautica delle luci di posizione, verde a sinistra, rosso a destra e bianco dietro, non davanti) e un sacchetto di segher, che sarebbero le rondelle di fissaggio. le rondelle ci serviranno per la prima operazione di montaggio vero e proprio: fissare sulla fusoliera il logo Pininfarina che avevamo trovato nel fasciolo 1.
Operazione da fare con un poco d’attenzione, i segher è vero che si infilano nei perni con la sola pressione delle dita, ma è anche vero che volano per tutta la casa se non ci si mette un poco di attenzione. Dovesse succedere, consigliamo di fissare il logo con un goccio di cianacrilato (attack). La fusoliera si fa apprezzare per 20141115_232843l’estrema leggerezza, dote molto importante per un multicottero: puòrenderci perplessi il fatto che la consistenza sia apparentremente quella di una bottiglia di cocacola, ma in realtà gli ingegneri Pininfarina hanno fatto un buon lavoro, e grazie alll’attenta modellazione la fusoliera una volta terminata sarà robusta e adeguata allo scopo. Dovendo andare a prendere il blister della spedizione uno, apprezziamo una finezza a cui non avevamo fatto caso: tutti i componenti del blister sono isolati tra loro e montati su una basetta di cartoncino pretagliato, così da separare gli elementi e poter aprire solo quelli che servono al momento in cui servono. Una cosa ottima, visto che la difficoltà maggiore nel montare lo Skyrider è quella di non perdersi i pezzi per strada. A proposito di difficoltà, a parte la tendenza dei seger a saltare come rane, in questa fase l’unica accortteza è quella di non mettere il logo capovolto. Guardiamo bele il disegno, il sopra è la parte aperta, il sotto quella chiusa.

Fascicolo tre

20141115_235125 Col terzo fascicolo cominciamo a entrare per davvero nel montaggio delle componenti core del nostro Skyrider. Niente blister stavolta ma un sacchetto di componenti che ci guideranno nel montaggio del braccetto e della sua cerniera. Chi non ha mai avuto per le mani un quadricottero e comincia la sua avventura con lo Skyrider potrebbe essere perplesso nel trovare una specie di “naso da pagliaccio” di plasica rossa: in realtà è una sfera di orientamento, che in volo ci aiuterà a individuare immediatamente qual’è la prua del nostro Skyrider. Il naso insomma non fa ridere per nulla, la cosa più difficile di volare con un multicottero è capire a colpo d’occhio com’è messo nel cielo, e la sfera d’orientamento è importantissima per i principianti. Non perdere l’orientamento è fondamentale, come diceva Tom Cruise in Top Gun: “lassù non hai tempo per pensare. Se pensi, sei morto”. Quando avremo fatto abbastanza pratica potremo anche toglierla, ma all’inizio il consiglio è di non prenderla sottogamba e utilizzarla, eccome. Per il mon20141116_000007taggio dobbiamo recuperare il braccetto e relativo perno del fascicolo 1. Raccomandiamo di guardare bene la foto sul fascicolo per non rischiare di montare lo snodo a rovescio, il perno si monta a pressione, entra con una certa forza (noi ci siamo aiutati con una morsa da banco) e toglierlo è certamente possibile ma parecchio complicato, meglio montarlo giusto al primo colpo.

 

 

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