I droni mettono d’accordo una volta tanto Boeing e Airbus. E non è detto che sia una buona notizia

Linkloss – di Sergio Barlocchetti

Airbus e Boeing hanno scritto insieme un rapporto nel quale avverte i normatori, e in generale i lettori del corposo documento, che la tecnologia di gestione del traffico aereo dovrà essere notevolmente modernizzata per gestire innumerevoli nuovi piccoli aeromobili che occuperanno lo spazio aereo. Ce l’ha con i droni, ovviamente.

Il 15 giugno scorso, senza troppa pubblicità, i due giganti dell’aria hanno presentato lo studio allo ANC ICAO Meeting, presentando anche un sistema di gestione dello spazio aereo basato su tecnologie digitali che coinvolgerà gli utenti che volano da zero all’orbita terrestre. I due colossi hanno scritto delle previsioni per illustrarle, ma dovremmo dire orientare, l’azione delle autorità aeronautiche più influenti come la FAA, l’EASA e la CAAC cinese.

Che nei prossimi anni la gestione dello spazio aereo sarà sempre più complessa è ormai evidente a tutti e stante ai numeri dati dalla Faa, che registra un numero di droni pari a 1,7 milioni contro 1 milione del 2018, posiamo essere certi che l’attenzione non sarà rivolta verso alcuna semplificazione per i piccoli operatori, semmai nello stabilire regole e standard di utilizzo che favoriranno l’applicazione di tecnologia provenienti proprio da Tolosa e Seattle. Chissà che cosa ne pensano a Shenzen, ma considerando che anche loro devono vendere, siano certi che l’accordo alla fine lo troveranno, scaricando la gabella sull’utenza finale.

La preoccupazione maggiore tuttavia pare non essere l’integrazione dei mezzi unmanned, bensì quella dei cosiddetti taxi eVtol che trasporteranno gente da una parte all’altra delle metropoli, settore per il quale i governi stanno elargendo grandi finanziamenti sulla ricerca e scrivendo regole che purtroppo si annunciano diverse tra Usa ed Europa. Gli americani vorrebbero una semplice estensione della normativa dedicata agli elicotteri leggeri, mentre l’Europa sta discutendo una norma dedicata. Guardacaso la società A-cubed di Airbus ha lavorato su una tecnologia avanzata di gestione del traffico aereo tramite il progetto AUTM (la A sta per Airbus), sviluppando strumenti di simulazione del traffico aereo e, tramite una società chiamata Drone Deploy, offre la sua capacità di autorizzazione al volo e di notifica della presenza del Uav a bassa quota.

La sussidiaria di Airbus Metron Aviation ha anche partecipato alla campagna nazionale per la mobilità aerea avanzata della Nasa per sviluppare una “visione” di Utm, e qui vien da pensare che a furia di visioni qualcuno cominci ad avere le traveggole, stante che gli operatori, per il 99,95% vanno ancora a vista.

Per esser chiari su quanto Boeing e Airbus influiscano sui governi e quindi sulle linee guida dei normatori è necessario ricordare che a fronte del paventato licenziamento di 152.000 persone negli Usa causa pandemia, l’amministrazione Trump ha varato un piano da 250 miliardi di dollari soltanto per il comparto dell’aviazione, mentre Macron davanti a 15.000 tagli di Airbus ha ordinato ad Air France-Klm di rinnovare la flotta con velivoli più moderni e “green” prodotti a Tolosa, oppure niente 3 miliardi di Euro. Quindi anche se la Faa ha elaborato da tempo il NextGen ATM/UTM potrebbe darsi che la futura gestione dello spazio aereo sarà significativamente diversa dai sistemi odierni e da quelli in gestazione presso aziende più piccole e indipendenti.

La buona notizia è che sta prendendo piede l’idea di creare un sistema indipendente nel quale siano i mezzi volanti di ogni tipo e dimensione a vedersi reciprocamente, e quindi a farsi vedere dal controllore di volo, e non il contrario.

Politica, chiacchiere e pensieri alti su massimi sistemi ma poca concretezza? Esattamente, ma non c’era da aspettarsi molto di più in una anno praticamente perso per tutti.

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