Sono passati oltre 5 anni da Mine Kafon, il progetto di Massoud Hassani basato sull’idea di usare un esacottero per mappare le aree minate ed individuare le mine con un metal detector, salvo poi posizionare sul terreno sopra di esse degli esplosivi per farle detonare in condizioni di sicurezza.
In questi giorni, invece, il laboratorio di sistemi autonomi dell’ETH di Zurigo ha presentato un altro drone innovativo che mira a svolgere compiti molto simili. Il design è profondamente diverso rispetto al drone scova mine che risale al 2016: mentre quello mirava ad essere un drone con dei sensori speciali, questo assomiglia più a un metal detector volante.
È chiaro che in teoria i MAV (Micro Veicoli Aerei), se adeguatamente combinati con la tecnologia del metal detector, possono essere gli strumenti ideali per eseguire rilievi terrestri autonomi e senza contatto per scovare mine terrestri e residui bellici esplosivi (ERW), ma la necessità di volare tenendo costantemente il sensore del metal detector vicino e parallelo al terreno richiede capacità di volo avanzate.
Per questo i ricercatori dell’istituto svizzero hanno montato un metal detector su un drone con 5 gradi di libertà (DOF), che sfrutta un pianificatore di orizzonte sfuggente in grado di coprire in modo efficiente l’area da ispezionare, riuscendo inoltre a tenere allineato il rilevatore alla superficie in base ai vincoli cinematici e di visibilità della piattaforma. Se un tradizionale drone stabilizzato, per sua stessa natura, quando si muove in una qualunque direzione modifica il suo allineamento rispetto al terreno, il velivolo studiato da Patrick Pfreundschuh, Rik Bähnemann, Tim Kazik, Thomas Mantel, Roland Siegwart e Olov Andersson supera questo limite, mantenendo il sensore parallelo al suolo da indagare anche in caso di terreni ondulati e complessi.
Poiché il sondaggio richiede una localizzazione resiliente e accurata in terreni diversi, il drone può sfruttare una combinazione di tecnologie, utilizzando misurazioni GNSS, IMU e LiDAR. E se all’interno dell’area è presente un ostacolo o un punto del terreno nettamente rialzato rispetto al resto, il sistema evita di urtarlo, proponendo delle manovre utili ad aggirarlo pur continuando a sondare il terreno circostante.
I test hanno confermato l’efficacia dello strumento, ma per conoscere il dettaglio dei risultati bisognerà aspettare la presentazione ufficiale, prevista il prossimo maggio durante la conferenza ICRA di Londra. Nel frattempo, maggiori informazioni possono essere ricavate sul sito dove è stata pubblicata la ricerca.




