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Si è conclusa con soddisfazione per un confronto utile, ma senza che la questione sul tavolo trovasse l’accordo delle parti intervenute, la seduta della Commissione Trasparenza della Regione Lazio della settimana scorsa. Al centro del dibattito, la possibilità di realizzare un vertiporto in una zona centrale di Roma, un’idea che, come riportato dal sito ufficiale della Regione Lazio, non ha incontrato il favore dei comitati dei cittadini.
La questione, come spiega questo articolo su RomaToday, ha avuto origine lo scorso maggio, quando la Fondazione Piccolomini, azienda pubblica di servizi alla persona, ha pubblicato un bando per la locazione di circa 8 ettari all’interno dell’omonimo parco. La gara se l’è aggiudicata la società UrbanV, azienda che sulle nostre pagine abbiamo già menzionato a proposito di progetti legati allo sviluppo dei servizi di Advanced Air Mobility nel nostro Paese. UrbanV sarebbe intenzionata a sfruttare la superficie ricompresa nel parco e localizzata in una invidiabile zona centrale della capitale, vicino a San Pietro, per realizzare un vertiporto da mettere in collegamento con quello che dovrebbe vedere i primi voli dimostrativi già nel prossimo anno presso l’aeroporto di Fiumicino.
Vincoli e altre considerazioni tecniche
Diverse le criticità venute a galla durante l’audizione, perché oltre alla posizione estremamente delicata dell’area in questione, che si trova in pieno centro a Roma, c’è da tenere in considerazione che il parco ospita un ecosistema faunistico e floreale di grande pregio, ma al suo interno c’è anche una villa storica. Insomma, costruire qualcosa in quel luogo sarebbe difficile, visti gli inevitabili vincoli, anche se i progetti parlano di un vertiporto temporaneo, realizzato senza l’utilizzo di cemento.
Nel corso del confronto, tenuto dalla presidente della commissione trasparenza e pubblicità Marta Bonafoni, sono intervenuti anche Carmela Tripaldi e Davide Drago di Enac, che hanno illustrato la strategia europea sulla mobilità sostenibile avanzata affermando che “Stiamo lavorando per regolamentare la materia, in maniera da avere standard di sicurezza elevati, coordinandoci con gli enti locali e le Regioni in maniera da avere una rete corridoi aerei che si coordini con la mobilità a terra”.
Il progetto del vertiporto in zona San Pietro a Roma rappresenterebbe senza dubbio una grande opportunità per l’innovazione e per il futuro della capitale, ed è in questo concetto di fondo che confluiscono molte delle dichiarazioni degli assessori e degli addetti ai lavori presenti all’audizione.
Le idee a favore del vertiporto dentro Roma
Massimiliano Maselli, assessore ai servizi sociali della Regione Lazio, ha definito il progetto “avveniristico”. Secondo lui “È chiaro che dovrà rispettare tutte le regole, saranno le strutture competenti e non il mio assessorato a verificare il progetto. L’Asp Piccolomini sta facendo il suo lavoro, cercando forme di autosostentamento”.
E infatti Edoardo Siravo e Valeria Carovana, rispettivamente intervenuti in qualità di presidente e direttrice dell’Asp Piccolomini, hanno spiegato che l’area è “un terreno chiuso, non fruibile attualmente dai cittadini, che vogliamo mettere a reddito per finanziare i progetti della Fondazione. Un’area che verrà valorizzata e messa in sicurezza. Il progetto sposa tecnologia e rispetto dell’ambiente”.
Presente all’incontro anche Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, che ha cercato di rassicurare i cittadini spiegando come i vertiporti servano per far atterrare i taxi droni, velivoli elettrici con batteria, molto differenti dai classici elicotteri, che si muovono in quasi totale assenza di rumore. “Una forma di mobilità che abbiamo cominciato a inserire nel Piano urbano per la mobilità sostenibile”.
Le motivazioni del “NO” dei comitati cittadini
Tante rassicurazioni e ottimismo non hanno però trovato terreno fertile presso i comitati dei cittadini presenti, che si sono schierati contro il progetto, sebbene alcuni rappresentanti abbiano tenuto a precisare come la loro contrarietà non fosse specifica nei confronti dei vertiporti e dell’innovazione.
Ad esempio Annamaria Bianchi (Carte in regola) ha spiegato che “non siamo contrari a forme di mobilità come i vertiporti, ma siamo per innovazioni e nuove forme di mobilità che rispondano innanzitutto all’interesse pubblico”.
Barbara Manara (comitato parco Piccolomini) ha invece ripercorso la storia di quell’area, che il comitato vorrebbe diventasse parco pubblico, e ha ribadito i numerosi vincoli che impediscono la realizzazione di nuovi edifici. Sulla stessa linea Luigi Tamborrino (Territorio Roma) che ha dichiarato “la location è sbagliata. Perché si tratta di una villa storica”, mentre Francesca Danese (Forum Terzo settore) ha spiegato “Non siamo contrari all’innovazione, ma il punto rimane a monte: si fanno scelte di innovazione tecnologica senza coinvolgere cittadini”.
In generale, dunque, la realizzazione del progetto è complessa a livello tecnico, e il parere tutt’altro che unanime tra le varie parti interessate.
Forse, la sintesi della situazione e un approccio che tenga conto degli interessi di tutti possono essere trovati prendendo in causa le parole dell’intervento di Carlo Tursi, amministratore delegato di Urban V, che ha spiegato come “l’iter approvativo non sia ancora neanche iniziato. Vogliamo realizzare un “Parco dimostrativo sulla mobilità sostenibile”, che occuperà soltanto il 10 per cento dell’area, mentre il resto sarà a verde, aperto alla cittadinanza. Realizzeremo piccole strutture temporanee integrate con il paesaggio che saranno rimosse alla fine del progetto, mentre l’area a parco resterà a disposizione del territorio. Rispetteremo tutti i vincoli presenti in questa zona”.




