Appena ieri avevamo pubblicato una notizia relativamente alle dichiarazioni del noto produttore cinese DJI, leader di mercato nella quale affermava che i recenti droni di peso inferiore ai 250 grammi, MINI 3, MINI 3 PRO e MINI 2 SE sarebbero stati retro-marcati con l’etichetta di identificazione C0.
Sempre ieri sera sul tardi sulla pagina Facebook ufficiale DJI presente del noto social network di Meta, con oltre 4,5 milioni di utenti iscritti, compaiono 4 immagini, molto accattivanti ed estremamente esplicative, nella quale si comprende che moltissimi dei droni prodotti dalla stessa casa con sede a Shenzen in Cina, saranno resi compatibili con il regolamento europeo ottenendo una certificazione di classe, rendendo di fatto possibile il loro utilizzo anche in presenza dell’ormai arci noto articolo 20 del regolamento EU 947/2019 che vuole che il produttore espliciti il valore di MTOM (Massa Massima al Decollo) per ogni UAS (drone).
Sempre nelle immagini pubblicate sulla pagina Facebook, con grande gioia di molti appassionati e professionisti, sono elencati anche alcuni droni quali il DJI AIR 2S, anche se pare che la sua compatibilità sarà possibile solo da fine gennaio 2024.
Credo che molti potranno aspettare di fronte a questa bella notizia.
Questo il testo tradotto automaticamente:
“DJI Droni nei cieli europei 2024. Ecco una rapida panoramica dei droni volanti nella CATEGORIA APERTA A1, A2 e A3 in Europa da gennaio 2024.
Scopri di più qui: EASA. eu”
Ora al di là dell’inevitabile entusiasmo iniziale, dobbiamo attendere che questo processo inizi e i droni marcati, vengano resi anche sulla pagina di EASA per maggiore sicurezza, ma non è un requisiti fondamentale.
Un paio di note a margine: ottima notizia sembra ombra di dubbio, ma forse DJI avrebbe potuto muoversi prima, ma ovviamente non conosciamo le dinamiche commerciali e tecniche dietro a questa operazione.
Sicuramente non è una mossa che non abbia un costo per il produttore. Immaginiamo dover riscrivere centinaia di righe di codice per far emettere il Remote ID Broadcast, ovvero l’identificazione remota resa accessibile e visionabile da tutti coloro che abbiamo una certa applicazione, uno smartphone e siano nei paraggi del drone in volo.
Limitare la velocità massima di crociera del drone, limitata ad alcune decine di metri al secondo, in linea di massima non superiore a 68 km/h.
In alcuni casi limitare il rumore prodotto dalla rotazione delle eliche, probabilmente abbassando i giri dei motori.
Inoltre se l’operazione di retro marcatura avverrà come per il Mavic 3 venduti prima della immissione con bollino C1 o C2 a seconda del modello, presupponiamo che debba avvenire la spedizione delle etichette autoadesive da applicare sui droni.
Insomma un vero e proprio “lavorone” che però ne siamo certi, farà guadagnare ancora di più la fiducia dei consumatori nei confronti della casa madre.
E gli altri produttori? Per ora nessuna notizia.
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