Fino ancora ad oggi, uno dei modi in cui DJI declinava il suo tanto decantato impegno a favore della sicurezza aerea è stato quello di integrare, all’interno delle app di volo dei suoi droni, un sistema di mappe che mirava ad informare i piloti sull’eventuale presenza di aree in cui di base non era possibile volare.
Per fare questo, il sistema GEO di DJI si affidava a una serie di dati che includevano sulla mappa la presenza di aeroporti, eliporti ed altre strutture che di norma potevano prevedere una no fly zone in loro prossimità. La funzione non imponeva un blocco assoluto al pilota, perché l’utente poteva pur sempre scegliere di assumersi la responsabilità del volo e superare l’alert dichiarando di aver letto l’avviso e inserendo i propri dati.
I limiti del GEO System DJI
La possibilità di aggirare il blocco DJI risulta utile in quanto in effetti esiste una differenza cartografica tra le mappe con limitazioni per i velivoli con pilota a bordo e quelli pilotati remotamente. Nel primo caso, ad esempio, le ATZ sono disegnate circolarmente, mentre le Zone Geografiche UAS italiane, sempre a protezione di aeroporti, eliporti e aviosuperfici civili hanno forme che assomigliano a piramidi azteche.
Questa differenza, oltre che mettere in confusione piloti ed operatori poco esperti, alle volte creava conflitti di competenza nel richiedere i permessi ad ENAC sul fronte regolamentare e a DJI per lo sblocco del drone che non altrimenti non vuole sapere di decollare.
Per fare un esempio concreto riferito all’Italia, l’app di DJI può lasciar libero di volare l’utente senza riferimenti alla quota massima che il portale d-flight stabilisce per quell’area di volo. Viceversa, potrebbe invece segnalare come no fly zone un’altra area dove invece il portale d-flight consente di volare a determinate condizioni.

Insomma, le discrepanze tra ciò che afferma l’app DJI e ciò che affermava la normativa sui droni nella specifica nazione sono tutt’altro che poche, creando un contesto di dubbi ed equivoci. Anche sul nostro gruppo Facebook “Comunità Italiana Droni”, negli anni abbiamo ricevuto diverse richieste di chiarimento da parte di piloti meno esperti che, non conoscendo il portale di riferimento ufficiale, tendevano a prendere per buoni gli avvisi dell’app DJI, scambiandoli in buona fede come frutti delle regole di base dettate dalla normativa in vigore.
Insomma, la pur apprezzabile iniziativa di DJI a supporto dei tanti piloti che volano coi suoi droni ha nei fatti contribuito a generare uno scenario complicato e confuso, caratterizzato da dubbi ed equivoci per molti utenti.

Il futuro delle mappe DJI
Tutto questo, però, a breve cambierà. Sul sito ufficiale, infatti, DJI ha annunciato l’intenzione di procedere alla graduale integrazione, nella propria app, delle Zone Geografiche UAS dei vari Paesi EASA.
Ricordiamo che il regolamento EU 947/2019 all Articolo 15 prevede che:
| Condizioni operative per le zone geografiche UAS [..] gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sulle zone geografiche UAS, incluso il loro periodo di validità, siano rese pubbliche in un formato digitale unico e comune. |
In sostanza sussiste l’obbligo per le singole Authority nazionali, di fornire gratuitamente e pubblicamente il database delle Zone Geografiche UAS con le limitazioni e i divieti che riguardano il sorvolo di determinate zone da parte dei droni. In un prossimo futuro, l’accesso a tali aeree, potrà essere inibito o favorito ad una certa categoria o classe di droni.
Al contrario di molte authority europee che hanno assolto al loro compito nel fornire questi dati in un formato aperto e comprensibile, l’Italia purtroppo non ha ancora messo a disposizione questo database. E infatti nel suo annuncio DJI specifica che “l’implementazione delle Zone Geografiche UAS inizierà da Paesi che hanno implementato mappe geografiche che sono conformi agli standard tecnici esistenti” (ED-269), ossia Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Germania. Irlanda, Francia, Lituania, Svizzera e UK.
Probabile che il compito di uniformare le mappe ai medesimi standard tecnici spetti a D-flight, in quanto designato dall’ENAC a fornire tale cartografia. Speriamo che la cosa avvenga nel più breve tempo possibile.
Dal canto suo, DJI renderà disponibile una funzione per poter importare nei propri droni tali Zone Geografiche ed essere quindi allineata con divieti e limitazioni dei singoli stati membri di EASA. La cosa tra l’altro risulterà molto comoda, perché permetterà ai cittadini europei di volare in altre Nazioni, sapendo che la cartografia mostrata sulla applicazione di controllo sarà reale, aggiornata ed allineata con le prescrizioni dello Stato nel quale ci si trova.



