Droni e cinema: Le riprese che hanno sconvolto la settima arte

Le riprese con i droni hanno rivoluzionato il cinema, permettendo di catturare immagini aeree mozzafiato che sarebbero state difficili o impossibili da ottenere con i metodi tradizionali. Ecco come se la sono cavata i pionieri, una carrellata di scene memorabili di film di qualche annetto fa, quando il drone era ancora una novità.

Non è un fenomeno nuovo, è ormai una decina di anni che i droni hanno di fatto espulso gli elicotteri dal mercato delle riprese cinematografiche, anche nelle produzioni ad altissimo budget. E non è una questione solo di costi: se il Los Angeles Times riporta che una giornata di lavoro con un drone costa solo 5 mila dollari, mentre un elicottero ne richiede almeno 25 mila, il pilota Richard Steele, che ha partecipato alle riprese di “007: No Time to Die” fa notare che “Non puoi far volare un elicottero attraverso due edifici, ma puoi farlo con un drone. Ci sono così tante situazioni in cui hai bisogno di una ripresa aerea. In alcuni casi, quando vogliamo una singola ripresa non tagliata, qualcuno afferra il drone mentre sta atterrando, lo trasporta dentro una casa, ad esempio, continuando a riprendere. O magari lo pilota seguendo il soggetto. Ecco quando i droni diventano creativi”. E indispensabili.

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Il drone  (un elicottero a scoppio radiocomandato) che più di 40 anni fa Flying Cam usava per le riprese hollywoodiane

I droni sul set delle riprese hollywoodiane hanno cominciato a farsi strada negli anni ’80 del secolo scorso; il primo di cui abbiamo notizia era un elicottero radiocomandato con motore a scoppio modificato ad opera dell’azienda americana Flying-Cam (foto a sinistra) che ha persino vinto un Academy Award per l’innovazione tecnica nella cinematografia con i droni nel lontano 1995 e un altro più di recente nel 2014. I droni di Flying-Cam hanno catturato filmati per una sorprendente gamma di film, da Captain America, Transformers: Age of Extinction e diversi episodi dei franchise di Harry Potter e Mission Impossible , compresi alcuni ormai vecchi blockbuster come A Beautiful Mind e The Beach. Vediamo quindi alcune delle scene cinematografiche più famose, e che più hanno fatto parlare di sé, naturalmente tutte riprese con un drone al momento in cui il drone stesso era ancora una novità per il cinema, oggi è talmente comune da non fare più notizia, ma all’poca faceva scalpore. Queste scene memorabili, sconvolgenti per l’epoca, hanno aperto la strada all’uso massiccio dei droni sul set che viviamo oggi.

“Skyfall” (2012)

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Nela sequenza d’inseguimento sul tetto del treno, il drone ha permesso di ottenere riprese dinamiche e fluide, dando una prospettiva unica all’azione. I drone torna protagonista durante un inseguimento in moto sui tetti del Gran Bazar di Istanbul, parte in cui il film si muove tra inquadrature brevi e frenetiche e quelle riprese da un drone che sorvola James Bond e l’uomo che sta inseguendo. All’epoca dell’uscita del film alcuni critici, a cominciare dal canadese Jake Howell, che scrive per Maclean’s, il Globe and Mail e il Toronto Star, si sono chiesti: ma se hai budget che si avvicina ai 200 milioni di dollari, cosa può fare un drone che un elicottero non potrebbe fare meglio? La risposta, caro Jake, è sotto gli occhi di tutti: chi sarebbe così incosciente da far volare un elicottero a un metro dagli attori, sopra il tetto di un treno o in una città densamente popolata come Istanbul? Ovvio che il drone non è la scelta migliore: è l’unica scelta possibile. Il guaio è che i critici evidentemente non sanno assolutamente nulla né di elicotteri né tantomeno di droni. A proposito del memorabile inseguimento, ci sono diversi aneddoti che meritano di essere raccontati: furono realizzate 85 copie dell’abito di 007, la cravatta fu appesantita per evitare svolazzi e le strade interessate dalle riprese furono innaffiate di Coca-Cola, per evitare che le moto slittassero. La produzione ricevette critiche riguardo a presunti danni arrecati agli edifici dalle riprese dell’inseguimento in moto sui tetti della città. Il produttore, Michael G. Wilson  respinse queste affermazioni, sottolineando che la troupe aveva rimosso le sezioni dei tetti interessate prima dell’inizio delle riprese e le aveva sostituite con repliche e che, al termine della produzione, le sezioni originali erano state ripristinate.

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“The Wolf of Wall Street” (2013)
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Interessante sul piano artistico l’uso del drone per realizzare La scena in cui Jordan Belfort (interpretato da Leonardo Di Caprio) arriva alla sua villa in elicottero. Le riprese con il drone mostrano la sontuosità della proprietà da angolazioni spettacolari. Il direttore della fotografia Rodrigo Prieto e il team degli effetti speciali hanno lavorato insieme per assicurare che la scena sembrasse realistica e spettacolare, in linea con il tono del film. La combinazione di riprese dal vivo e tecnologia avanzata ha permesso di creare una scena memorabile che contribuisce all’atmosfera lussuosa e decadente del film.
Anche la scena della festa in piscina, che si svolge in una casa sulla spiaggia degli Hamptons a Long Island (New York) è stata ripresa con un drone. Il lavoro è stato effettuato dalla società di videoriprese via drone  Freefly. In particolare, la ripresa a volo d’uccello inizia al largo della costa e si sposta per catturare una vista aerea della festa utilizzando una telecamera Canon C500 montata su un ottocottero.

 

“The Revenant” (2015)

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Diverse scene nella natura selvaggia, compresa la famosa sequenza dell’attacco dell’orso, sono state realizzate con l’aiuto di droni, che hanno contribuito a catturare la vastità e la brutalità del paesaggio. Nel film, il protagonista viene aggredito da un feroce grizzly femmina che difende i suoi cuccioli. E l’intera sequenza (come la maggior parte delle scene del film) è realizzata in una sola ripresa, che mescola computergrafica (l’orso è digitale), stuntman, figuranti con un costume da orso  e ovviamente il drone. In una intervista a Variety, il direttore della fotografia  Emanuel Lubezki ha detto: “Ovviamente non esiste un libro o un manuale di istruzioni che ti dica come eseguire un attacco di orso. La maggior parte degli attacchi di animali che hai visto in altri film hanno tagli multipli e questo perché usano pupazzi o pezzi di un animale o cose del genere e sembrano molto stilizzati”. I set è stato riempito di alberi di gomma in modo che DiCaprio non si facesse male quando ci si è schiantato contro. Al corpo dell’attore erano collegati cavi così la squadra degli stunt lo faceva girare simulando le zampate del plantigrade. Sebbene abbiano rispettato le necessarie precauzioni di sicurezza, girare questa scena non è stato privo di rischi. Lubezki conferma: “È assolutamente incredibile quello che Leo deve affrontare per girare questa scena. Non abbiamo potuto fare molte riprese. Penso che siano state probabilmente due perché non puoi far passare troppo tempo una persona in quelle condizioni. È come mettere qualcuno in una lavatrice con la centrifuga al massimo”.

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Gli stuntman muovono il corpo di Di Caprio con delle funi per simulare gli strattoni dell’animale

 

“Mad Max: Fury Road” (2015)

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I doni sono stati usati per numerose scene d’inseguimento nel deserto. I loro voli hanno permesso di seguire da vicino i veicoli in movimento, offrendo angolazioni drammatiche e avvincenti. In realtà Il regista, George Miller, avrebbe voluto fare un uso molto più esteso dei droni, ma all’epoca è stato scoraggiato da ragioni legali e assicurative: “Volevo usare i droni, ma a quel punto non erano ancora del tutto legali, in termini di assicurazione”, ha spiegato. Tuttavia, è riuscito a utilizzarli per le riprese nel deserto, catturando immagini altamente spettacolari, e si è anche inventato un modo molto creativo per sfruttarli quando non c’erano attori in scerna:  “Abbiamo usato i droni per mappare il paesaggio. Tutti i canyon in Namibia sono stati mappati in volo dai droni, e a terra con degli smartphone iPhone. Questa combinazione drone+iPhone ha definito esattamente dove ci trovavamo nel tempo e nello spazio.” E questo ha permesso di mappare esattamente il paesaggio per poi ricostruirlo in computergrafica: “Il drone era un piccolo aereo con apertura alare di un metro, equipaggiato con una macchina fotografica compatta”, ha rivelato il direttore degli effetti speciali Andrew Jackson. “Volava completamente da solo. Dovevamo solo mappare l’area a terra, lo lanciavamo in aria e lui volava in alto seguendo una rotta predefinita, scattando foto ogni due metri. E poi tornava indietro e atterrava dove era stato lanciato. Il software che avevamo a disposizione era Photoscan“. Una vera meraviglia, da restare a bocca aperta…. nel 2015. Oggi questo lavoro si farebbe molto più facilmente e senza grossi problemi legali o assicurativi. Il risultato lo vediamo in queste due immagini: sopra la ripresa originale, sotto la stessa scena con il paesaggio ricostruito in 3D grazie alla mappatura dei droni in aria e degli iPhone a terra:

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Prima: La ripresa originale…
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…Dopo: la scena definitiva dopo la ricostruzione in computergrafica del paesaggio, ottenuta grazie alla mappatura fatta con droni in volo e iPhone a terra

 

“Captain America: Civil War” (2016)

 

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Memorabile la ripresa con i droni nella scena della battaglia all’aeroporto. Le riprese aeree con il drone hanno aggiunto un senso di scala e movimento all’azione. Ma nella pellicola di Anthony e Joe Russo i droni non sono solo un fondamentale strumento di lavoro per i direttori della fotografia e degli effetti speciali, ma entrano anche prepotentemente nella trama: Nei primi dieci minuti, vediamo un esempio dell’uso della guerra con i droni in un incidente internazionale. Sam Wilson, alias The Falcon, presenta ai suoi colleghi Redwing, un drone robotico a forma di uccello che ha programmato per combattere al suo fianco. E non era certo la prima volta che il concetto di droni militari è stato introdotto nell’universo di Marvel Cinematic: Tony Stark, e cioè Iron Man,  a suo tempo aveva creato una linea di androidi peacekeeper che hanno servito come alleati della sua squadra di supereroi. La scena all’aeroporto, racconta Il direttore della fotografia Trent Opaloch, è stata un incubo logistico che ha coinvolto tantissimi elementi, a cominciare dai droni ma anche dalla necessità di chiudere il terminal aeroportuale, esplosioni reali, effetti digitali, controllo della sicurezza aeroportuale, condizioni meteorologiche imprevedibili e tecnologia di ripresa all’avanguardia. Tutto ciò si è sommato a una vertiginosa serie di complessità alla scena girata all’aeroporto tedesco di Lipsia/Halle. Alla fine, Opaloch ha detto che nonostante la fatica è stata una grande esperienza, soprattutto perché girata in un aeroporto funzionante. “Abbiamo chiuso un terminal e avevamo solo un piccolo francobollo di asfalto su cui potevamo girare”, ha detto. “Dovevamo passare i controlli di sicurezza dopo colazione e all’ora di pranzo. Tutta l’attrezzatura doveva essere trasportata in anticipo e veniva esaminata con cani e ispettori, quindi dovevamo assicurarci di avere tutto il necessario perché una volta iniziate le riprese, se ti mancava qualcosa non potevi semplicemente andartela a prendere nel camion. Avevamo anche un programma serrato con il cast”, ha aggiunto. “Abbiamo girato molte delle riprese ampie con controfigure e stuntman”.

 

“Kong: Skull Island” (2017)

immagine di kong

Numerose riprese dell’isola e delle creature. I droni hanno permesso di ottenere vedute panoramiche mozzafiato e dettagliate. In particolare, i droni hanno consentito di effettuare riprese aeree ampie e fluide, mostrando la giungla, le montagne e i fiumi dell’isola con prospettive impossibili da ottenere con altri metodi. Inoltre,  droni hanno permesso di seguire i personaggi e le creature durante le scene d’azione, mantenendo la camera in movimento e aumentando la tensione e l’impatto visivo delle sequenze, senza dimenticare che le riprese con droni hanno permesso di raggiungere aree inaccessibili o pericolose per una troupe di ripresa tradizionale (molte scene sono state girate nelle foreste di Oahu nelle Hawaii,  in Australia sulla Gold Coast, e in parte in nord Vietnam) , garantendo comunque riprese di alta qualità che sono state integrate con gli effetti visivi per creare sequenze in cui le creature, come Kong, interagiscono con l’ambiente circostante in modo realistico e coinvolgente.

“Blade Runner 2049” (2017)

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La scena iniziale con le vedute aeree della futuristica Los Angeles ripresa con droni  ha contribuito a creare l’atmosfera distopica del film. I droni hanno permesso di sperimentare nuovi movimenti di camera, come lunghe sequenze continue senza interruzioni, movimenti rapidi e fluidi tra diversi piani di altezza e angoli di ripresa unici che hanno contribuito a creare un’atmosfera immersiva e dinamica. Oltre all’uso tecnico per le riprese, nella trama il regista Denis Villeneuve ha una visione piuttosto inquietante dei droni, che diventano simbolo della sorveglianza e il controllo pervasivi tipici della società distopica nel film. L’onnipresenza dei droni e il loro ruolo nel monitoraggio e nell’applicazione dell’ordine sottolineano i temi della privacy, dell’autonomia e degli effetti disumanizzanti della tecnologia. Ma è una visione ambivalente, dal momento che in molte scene il drone del protagonista K risolve la situazione: per esempio, durante la sua indagine sulla fattoria di Sapper Morton, K usa il drone per scansionare l’area alla ricerca di indizi. La capacità del drone di librarsi e navigare in spazi ristretti fornisce a K una visione completa dell’ambiente, aiutando la sua ricerca. Così come la capacità dei droni “veri” di muoversi in ambienti chiusi e ristretti è stata sfruttata dal nutrito cast degli effetti speciali, composto da John NelsonGerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover per riprese estremamente dinamiche in spazi claustrofobici,  ai limiti della tecnologia disponibile a quei tempi. 

“Dunkirk” (2017)

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I droni sono stati massicciamente usati per riprendere diverse sequenze di evacuazione sulla spiaggia. Le camere volanti hanno catturato la scala epica delle operazioni di salvataggio e il caos della ritirata. Oltre ai droni, nel film sono stati usati anche veri aerei  Spitfire della seconda guerra mondiale, ben tre supertstiti ancora in grado non solo di volare ma anche di fare acrobazie. “La maggior parte delle battaglie aeree del film è stata girata con veri Spitfire”, ha detto il regista Christopher Nolan. “Gli aerei superstiti della Battaglia d’Inghilterra sono in condizioni incredibili e possono fare tutti i combattimenti aerei, tutte le acrobazie. Sono macchine straordinarie”. Uno Spitfire è stato “ricreato” camuffando uno Yak 42 biposto dell’era sovietica: “Lo Yak aveva una cabina di pilotaggio aperta per due persone. Così potevamo mettere la telecamera proprio sopra la spalla dell’attore e salire in aria con questi ragazzi”, dice ancora Nolan. 

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Il regista Christopher Nolan prepara una camera IMAX montata su uno Spitfilre prima delle riprese (image courtesy Usa Today).

 

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