Lussemburgo: nuove Norme e Tasse sui Droni. Patentino ancora GRATIS, ma per quanto?

Il Lussemburgo, nazione piccola ma che è entrata nel cuore di moltissimi dronisti italiani per via della possibilità di superare l’esame online e ottenere gratis il patentino sul sito della authority di questo Paese, ha dato a sorpresa una bella sterzata al suo approccio “easy” rispetto al costo della burocrazia e alle condizioni normative sui droni.

Con due nuovi testi normativi, pubblicati il 19 e il 22 dicembre 2025, infatti, sono state aggiornate in modo significativo le condizioni per l’utilizzo dei droni, recependo la normativa europea ma introducendo anche prerogative nazionali che incidono direttamente e profondamente su piloti e operatori UAS. Al momento, per fortuna, ottenere l’Attestato A1-A3 seguendo il corso e superando l’esame online resta 100% gratis, ma per quanto ancora?

Età minima e registrazione: cosa cambia

Una delle prime novità riguarda l’età minima per pilotare un drone, che scende a 14 anni. Una soglia in linea con la Francia, ma più bassa rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei, Italia inclusa, dove il limite resta fissato a 16 anni.

Diventa invece a pagamento la registrazione come operatore UAS, che a partire dal 14 gennaio 2026 richiede il pagamento di una quota annuale di 10 euro tramite il portale MyGuichet.lu. Un cambio di passo netto rispetto a sistemi come quello francese, dove la registrazione è gratuita. Per i tanti italiani che scelgono di fare il patentino sul sito dell’authority lussemburghese, questa informazioni è del tutto ininfluente, perché ottenuto l’attestato ci si registra come operatore nello Stato di residenza o in quello dove si svolge l’attività.

Assicurazione obbligatoria e sanzioni

Il nuovo quadro normativo inoltre introduce un obbligo stringente di assicurazione di responsabilità civile verso terzi per tutti gli operatori di droni con peso inferiore a 20 kg, inclusi gli operatori stranieri. La mancata stipula dell’assicurazione non è una semplice irregolarità amministrativa: le sanzioni previste vanno dalla reclusione, da 8 giorni a 1 anno, fino a multe comprese tra 251 e 5.000 euro.

Una differenza sostanziale rispetto alla Francia, dove l’assicurazione non è legalmente obbligatoria per l’uso ricreativo, pur essendo fortemente raccomandata.

Zone di volo e ulteriori prerogative

Le aree interdette al volo sono consultabili tramite il servizio Luxembourg Geoportail (equivalente al nostro d-flight.it), che diventa lo strumento di riferimento per verificare dove è consentito operare.

I testi normativi introducono inoltre altre novità, tra cui:

  • le tariffe per l’iscrizione agli esami teorici Open A2
  • le dichiarazioni di operatività negli scenari STS
  • e un quadro sanzionatorio più strutturato in caso di inadempienze.

Formazione: A2 a pagamento, A1/A3 ancora gratis

Per quanto riguarda la formazione, l’esame teorico in presenza per la sottocategoria Open A2 diventa a pagamento, con una tariffa di 45 euro per sessione. Resta invece gratuito l’esame online A1/A3.

Il certificato ottenuto tramite il portale lussemburghese mantiene piena validità in Italia e in tutti i Paesi EASA. Tuttavia, il trend normativo è chiaro: il Lussemburgo sta monetizzando progressivamente ogni atto amministrativo, dalla registrazione operatore all’analisi dei rischi per la categoria Specific, tariffata a 130 euro l’ora. La gratuità dell’A1/A3 potrebbe quindi non essere definitiva.

Controlli sul campo: accesso diretto ai dati

La legge modificata semplifica anche le procedure di controllo. Gli agenti di polizia, sia giudiziaria sia amministrativa, avranno da ora in avanti accesso diretto al registro degli operatori UAS tramite terminali informatici. Durante un controllo potranno verificare in tempo reale registrazione, assicurazione e abilitazioni del pilota.

L’accesso ai dati è tracciato per motivi di privacy, ma il livello di trasparenza per le forze dell’ordine diventa totale.

“Atterra immediatamente”: l’ordine non si discute

L’articolo 38bis introduce infine un obbligo chiaro e senza margini di interpretazione: su richiesta degli agenti, il pilota remoto deve far atterrare immediatamente il drone, anche in assenza di infrazioni evidenti.

L’ordine può essere motivato da semplici controlli di routine o da valutazioni discrezionali di pericolo, e ignorarlo comporta sanzioni penali specifiche. Volare in Lussemburgo nel 2026 richiederà quindi non solo documenti perfettamente in regola, ma anche una piena prontezza operativa nel rispondere alle richieste delle autorità.

Insomma, una bella ventata di novità, che vanno verso maggiori spese, maggiore controllo e maggiore potere e reattività per le forze dell’ordine, ossia una direzione identica (sebbene con dettagli diversi) a quella in cui ha dimostrato di voler andare anche il Regno Unito, altro Stato che ha approfittato del nuovo anno per introdurre novità in tema normativo e burocratico sui droni.

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