La Mafia vuole mettere le mani sui Droni lanciamine: l’allarme del procuratore di Palermo

La criminalità organizzata guarda con interesse anche alle tecnologie più avanzate. È l’allarme lanciato dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, dove ha parlato di segnali che indicherebbero un interesse della mafia verso l’acquisto di droni lanciamine provenienti dal mercato nero alimentato dalla guerra tra Russia e Ucraina.

L’allarme sui droni lanciamine

Nel corso dell’audizione, in un estratto riportato sul sito Ansa.it, de Lucia ha spiegato che le indagini hanno già consentito di individuare armi provenienti dal Salento ma con origine riconducibile all’area balcanica, in particolare all’ex Jugoslavia.

Secondo il procuratore, però, l’attenzione delle organizzazioni mafiose si starebbe spostando verso armamenti ancora più sofisticati.

“Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori”.

Le comunicazioni dal carcere restano una criticità

Nel suo intervento, il procuratore ha affrontato anche il tema della gestione dei detenuti mafiosi negli istituti di pena.

Secondo de Lucia, il regime del 41 bis continua a rappresentare uno strumento efficace, mentre le maggiori criticità riguardano i detenuti in alta e media sicurezza che, pur non essendo riconosciuti come capi dell’organizzazione, riuscirebbero comunque a mantenere i contatti con l’esterno. Ne abbiamo parlato spesso anche noi, in relazione ai sempre più numerosi tentativi – per fortuna a volte infuttuosi – di introdurre droga e cellulari negli istituti di pena attraverso i droni.

Il magistrato ha affermato che poche ore dopo l’ingresso in carcere molti detenuti vengono dotati di telefoni cellulari, consentendo così a Cosa nostra di continuare a impartire ordini dall’interno delle strutture penitenziarie.

De Lucia ha sottolineato che questa situazione riduce l’efficacia della custodia cautelare e rischia di compromettere la fiducia nello Stato da parte di chi decide di denunciare le attività mafiose.

Quasi 300 cellulari sequestrati in due carceri di Palermo

Il procuratore ha fornito anche alcuni dati relativi ai sequestri di telefoni cellulari.

Tra il 2025 e il primo semestre del 2026, nelle carceri palermitane del Pagliarelli e dell’Ucciardone sono stati recuperati 297 cellulari nella disponibilità dei detenuti. A questi si aggiungono centinaia di altri dispositivi rinvenuti negli istituti penitenziari di tutta la Sicilia.

Secondo de Lucia, questi rappresentano soltanto i telefoni intercettati prima del loro utilizzo, lasciando aperto il dubbio su quanti altri siano riusciti a entrare senza essere individuati.

Per affrontare il problema, il procuratore ha auspicato un rafforzamento dell’organico della Polizia Penitenziaria e un miglioramento del regime di alta sicurezza, osservando inoltre che l’impiego di sistemi jammer per bloccare le comunicazioni non rappresenta una soluzione praticabile nelle aree urbane.

Le indagini sul patrimonio di Matteo Messina Denaro

L’audizione si è aperta con un riferimento alle recenti indagini che hanno portato all’arresto di 18 favoreggiatori dell’ex latitante Matteo Messina Denaro e di altri soggetti che ne avevano sostenuto la latitanza.

De Lucia ha ricordato anche le investigazioni sul patrimonio riconducibile al capomafia, parlando di “quantità di denaro enormi” ancora oggetto di accertamenti. Ha inoltre richiamato il recente sequestro di beni per un valore di 200 milioni di euro, eseguito con la collaborazione di sette Stati esteri. Nel corso dell’audizione il procuratore ha chiesto che la parte relativa agli approfondimenti sulle indagini economiche venisse secretata.

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