Pericolo droni: serve una rete integrata per proteggere lo spazio aereo

Non passa giorno e forse nemmeno un’ora, nella quale non si parli di droni ostili, di droni porta bombe nei conflitti, di droni trasporta droga o telefoni cellulari nelle carceri.
Certo i droni civili sono usati per un centinaio di altre applicazioni che passano dal semplice volo ludico a quelli professionali, senza tralasciare i droni impiegati nelle missioni di ricerca e soccorso, del trasporto di sangue o medicine in località remote.
Nella sorveglianza per la protezione civile o di controllo del territorio.
Per evitare abusi e davvero molteplici altre applicazioni, nella quali di droni “buoni” stanno dalla nostra parte.

In verità i droni sono delle macchine, in alcuni casi anche autonomi, che comunque sono strumenti e come tali la bontà o meno del loro operato, dipende da chi li programma o li pilota.
In Russia e Ucraina, ma anche a Gaza e negli altri conflitti moderni, oramai i droni hanno cambiato il modo di pensare alla guerra e di cambiare l’idea del fronte nemico.

Quindi nella percezione collettiva dell’uomo di strada, oramai il ronzio di un drone nei pressi della nostra abitazione o vicino a noi, non lo fa pensare ad un missione di soccorso nella ricerca di un disperso. O dell’uso dello stesso per trasportare medicinali urgenti, ma subito pensa, che ci sia un ladro che sta effettuando un sopralluogo o ad una qualsiasi altra operazione illegale.

D’altro canto i giovani militari che sono rientrati dalla guerra che si sta svolgendo sul fronte ucraino/russo, hanno grossissimi problemi psicologici e temono di essere colpiti dall’alto non da un altro militare in carne ed ossa, ma da un ragazzino che sta svolgendo una specie di servizio di leva, molto più simile ad un video game.

Pertanto e qui arriviamo alla conclusione, anzi al comunicato stampa che pubblicheremo integralmente, servono infrastrutture in grado di identificare tempestivamente i “buoni” e una pronta risposta verso i droni non identificati e classificati come potenzialmente ostili.

Buona lettura del Comunicato Stampa.


immagine di Simone Lo Russo“I recenti avvenimenti nei diversi teatri internazionali rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme che non possiamo più permetterci di ignorare. Da anni i droni sono diventati strumenti centrali nelle operazioni militari e nelle minacce tattiche ad alta intensità. Oggi, però, il rischio ha superato i confini dei conflitti tradizionali e riguarda sempre più direttamente anche reti civili, infrastrutture strategiche e snodi logistici europei”, dichiara Simone Lo Russo, CEO di Impianti S.p.A., azienda italiana attiva nell’integrazione di tecnologie avanzate per la sicurezza e nei sistemi C-UAS.

“L’attacco contro la nave cargo tedesca e il recente ritrovamento di droni nei pressi dell’aeroporto di Lipsia – prosegue – dimostrano come la vulnerabilità riguardi ormai direttamente l’Europa, le sue rotte commerciali e le sue infrastrutture strategiche. Non siamo più davanti a scenari teorici o futuribili, ma a fatti concreti che impongono un’accelerazione delle capacità di prevenzione, rilevamento e risposta”.

Secondo Lo Russo è necessario un cambio di passo, politico, tecnologico e industriale, a livello italiano ed europeo.
“L’obiettivo non può essere impedire ai droni di volare. La vera sfida è sapere in ogni momento quali droni siano autorizzati, quali non lo siano e poter intervenire rapidamente quando un velivolo rappresenta una reale minaccia. La crescita della Drone Economy civile rende questa distinzione ancora più importante”.

“U-Space, sistemi di identificazione, sensori radar e RF, tecnologie elettro-ottiche e capacità di mitigazione C-UAS devono progressivamente convergere in un’architettura integrata per la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo a bassa quota. I nostri cieli devono poter essere monitorati in maniera continua e capillare, garantendo al tempo stesso lo sviluppo delle operazioni civili autorizzate e la protezione delle infrastrutture essenziali”.

Per Lo Russo, inoltre, la questione non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche la capacità industriale europea: “l’Europa dispone già di competenze e tecnologie di altissimo livello. Il punto oggi non è più dimostrare che queste soluzioni funzionano, ma accelerarne l’adozione, favorirne l’interoperabilità e costruire una capacità industriale europea in grado di proteggere aeroporti, porti, reti energetiche, infrastrutture critiche, grandi eventi e snodi logistici”.

“Su questo terreno l’Italia può e deve giocare un ruolo da protagonista – conclude Lo Russo – serve una strategia comune che metta insieme istituzioni, industria, ricerca e operatori tecnologici. La protezione dello spazio aereo a bassa quota sarà una delle grandi sfide di sicurezza dei prossimi anni e dobbiamo affrontarla adesso, non quando l’emergenza sarà diventata strutturale”.

 

[fonte CS Consensoeuropa.it]

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