Pechino vieta i Droni dal 15 novembre: fino a 3.000 yuan come incentivo di vendita, ma si può anche rottamare o trasferire fuori città

Farà discutere la notizia che arriva dalla Cina, riportata dal China Daily. Pechino ha deciso di introdurre una nuova e decisamente più severa stretta sui droni. Dal 15 novembre 2026, infatti, all’interno dell’intera area amministrativa della capitale cinese sarà vietato possedere e conservare aeromobili senza pilota e i loro componenti principali.

La novità è contenuta nella revisione del regolamento municipale sulla gestione degli aeromobili senza pilota, approvata dalla 26ª sessione del Comitato permanente della 16ª Assemblea popolare municipale di Pechino. La nuova disciplina e le modalità previste per consentire ai cittadini di adeguarsi sono illustrate sul sito ufficiale del Beijing Municipal Government in una comunicazione del 13 settembre 2026.

Pechino: non è una città per Droni

Il nuovo regolamento stabilisce che l’intera area amministrativa di Pechino è uno spazio aereo sottoposto a controllo per gli aeromobili senza pilota. Non saranno vietate soltanto le attività di volo, ma la normativa proibisce anche il possesso e la conservazione di droni e dei loro componenti principali all’interno dell’area amministrativa della città, oltre al loro trasporto e alla loro introduzione a Pechino.

Per le attività di volo legate a particolari esigenze sono previste specifiche disposizioni, che dovranno rispettare le relative norme nazionali.

Finisce anche il precedente sistema di verifica

Il nuovo regolamento modifica sensibilmente la situazione creata dalle disposizioni entrate in vigore il primo maggio 2026, quando era stato introdotto un sistema per la verifica delle informazioni relative ai droni. Secondo la comunicazione ufficiale, questa attività si è conclusa il 31 luglio.

Il risultato è chiaro: salvo le eccezioni previste dalla normativa, dopo il 15 novembre persone e organizzazioni non potranno mantenere a Pechino magazzini, depositi temporanei o altre strutture destinate alla conservazione dei droni.

Tre modalità per liberarsi del drone prima della scadenza

Per consentire ai proprietari di adeguarsi alla nuova normativa, Pechino ha predisposto tre modalità specifiche:

  • vendita attraverso punti di riacquisto
  • consegna per la rottamazione
  • spedizione del drone fuori dalla città.

A queste possibilità si aggiunge quella di portare personalmente il dispositivo fuori da Pechino entro il 15 novembre, utilizzando trasporto aereo, ferroviario o stradale.

Esistono degli incentivi previsti dalle autorità, ma non riguardano indistintamente tutti i droni, bensì si applicano solo ai dispositivi verificati secondo la procedura disponibile presso gli organi di pubblica sicurezza.

Vendere subito conviene di più: contributo fino a 3.000 yuan

La prima possibilità consiste nel vendere il drone a una delle aziende di riacquisto individuate dai governi dei diversi distretti. Il proprietario deve portare personalmente il drone presso uno dei punti indicati, dove vengono effettuati verifica, valutazione e compravendita.

Per le operazioni completate tra il 12 settembre e il 31 ottobre 2026, il contributo corrisponde al 30% del prezzo della transazione, fino a un massimo di 3.000 yuan per drone.

In seguito la procedura offrirà un incentivo inferiore, che scende al 15% del prezzo di vendita, con un massimo di 1.500 yuan per drone, per le operazioni successive al 14 novembre.

Rottamazione con contributo fino a 200 yuan

Una seconda possibilità è consegnare il drone presso uno dei punti di raccolta per la rottamazione istituiti dal governo.

Anche in questo caso l’importo dipende dalla data scelta dal proprietario: per i droni consegnati tra il 12 settembre e il 31 ottobre è previsto un contributo di 200 yuan per apparecchio, ma dopo il 14 novembre l’importo viene dimezzato a 100 yuan.

Spedizione gratuita fuori da Pechino

La terza soluzione prevista dalle autorità permette di mantenere il proprio drone, a condizione di trasferirlo fuori dalla capitale. Dal 12 settembre al 14 novembre 2026 i privati possono spedire il drone tramite il servizio postale EMS verso un indirizzo situato fuori da Pechino. Dopo le verifiche previste, il costo della spedizione viene azzerato. Chi preferisce occuparsi personalmente del trasferimento può invece portare il dispositivo fuori città entro il 15 novembre utilizzando i normali mezzi di trasporto.

Il precedente limite lascia spazio al divieto

La revisione rappresenta un cambiamento sostanziale rispetto alla disciplina precedente. Le regole introdotte a maggio consentivano infatti a determinati proprietari che avevano completato la registrazione con la polizia entro il 30 aprile di conservare fino a tre droni. Con la nuova normativa questo margine viene meno: il principio introdotto è quello del divieto di conservazione nell’intera area amministrativa di Pechino.

Una misura che coinvolge inevitabilmente anche DJI

Il divieto riguarda il mercato dei droni consumer nel suo complesso e coinvolge quindi anche DJI, leader mondiale indiscusso di questo settore. Un altro colpo, quindi, per il colosso dei droni, mentre l’azienda sta già affrontando le conseguenze della sua designazione nella Covered List della FCC negli Stati Uniti.

Secondo un documento depositato ad aprile citato dalla fonte originale, l’impatto economico sarebbe di circa 1,56 miliardi di dollari sulle vendite del 2026 relative a 39 prodotti.

Scenario sempre meno favorevole ai Droni

Abituati come siamo a puntare il dito contro i nuovi regolamenti e le restrizioni Europee (o comunque occidentali) e non solo, questa notizia che arriva dalla Cina potrebbe lasciare di stucco molti appassionati, eppure non è una sorpresa assoluta, visto che come abbiamo detto prima – la direzione di maggiori limitazioni era già stata presa da Pechino. Nel clima di tensioni internazionali crescenti in cui siamo immersi ormai da anni, infatti, il volo dei tanti droni in mano ai privati subisce una stretta continua, in tutte le parti del mondo.

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